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Anticorruzione e trasparenza: la FNOPI mette a punto le prime linee guida per gli Ordini

Anticorruzione e trasparenza: la FNOPI mette a punto le prime linee guida per gli Ordini

20/10/2018 - Il documento è stato realizzato  da un task team coordinato dalla Federazione e composto da un gruppo di lavoro del Dipartimento di management e diritto dell’Università di Tor Vergata e anche da referenti degli Ordini provinciali

La corruzione si previene. E per farlo la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), prima tra tutte le Federazioni e gli Enti pubblici, ha messo a punto un documento di linee guida finalizzato a supportare gli OPI nella redazione del proprio Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e Trasparenza.

"Gli Ordini hanno peculiarità diverse da altri enti e i loro presidenti sono titolari diretti delle regole sulla  prevenzione e della trasparenza e i responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) ne coordinano e verificano l'applicazione", ha spiegato Beatrice Mazzoleni, segretaria nazionale della FNOPI aprendo l'ultima giornata di lavori sull'analisi finale del testo che nella sua versione definitiva sarà pronto a essere emanato entro fine novembre.

"Si tratta di linee guida molto concrete - ha aggiunto Lorio Izzo, dirigente delle Federazione e responsabile per la FNOPi dell'anticorruzione e trasparenza - basate su processi tipici rispetto alla mission ordinistica, che mettono gli Ordini in grado di analizzare i veri rischi, le lacune organizzative e di prevedere misure vere e proprie per evitare il rischio corruttivo".

"La Fnopi e gli Ordini degli infermieri sono gli unici in Italia, almeno per ora, a prevedere linee guida specifiche - ha commentato  Alessandro Hinna, docente di management e diritto e di organizzazione aziendale all'Università di Tor Vergata -, linee guida non autoreferenziali e per questo hanno richiesto un lungo lavoro di verifica e confronto. Quello italiano, per la natura stessa delle esigenze del territorio, deve essere un modello di anticorruzione decentrato, ma con linee guida centrali perché tutti abbiano lo stesso obiettivo e seguano uguale percorso. Poi è chiaro che lo stesso atto organizzativo è diverso a seconda del territorio dove si applica, della sua struttura economico-sociale e dei fenomeni di gestione. Sono i micro-eventi a dover essere analizzati e prevenuti: il fenomeno è capillare e diffuso e deve essere capillare e diffusa la prevenzione". 

Il documento è stato realizzato - sulla base della normativa di riferimento L.190/2012 e successive modifiche, i diversi PNA emanati dall’ANAC con le relative linee guida e raccomandazioni -  da un task team coordinato dalla Federazione e composto da un gruppo di lavoro del Dipartimento di management e diritto dell’Università di Tor Vergata e anche da referenti degli Ordini provinciali scelti in base a numero di iscritti e ubicazione geografica al fine di identificare al meglio i principali aspetti organizzativi,  processi operativi e relativi rischi corruttivi presenti  nelle attività tipiche di ciascun Ordine, rendendo così le linee guida aderenti alle caratteristiche e necessità dei 102 OPI.

Il documento, giunto ormai alle sua stesura finale dopo mesi di lavoro, dopo l’ultima revisione da parte dei gruppi di lavoro formato dagli Rpct e dai presidenti degli Ordini costituirà la base per una rete attiva degli Rptc e degli Ordini in generale. 

La corruzione è un fenomeno ancora troppo diffuso: secondo una rilevazione Anac erano coinvolti nel decennio precedente circa il 13% degli Enti pubblici, ma il 50% della Sanità pre-aziendalizzazione (nessun dato specifico si riferisce agli Ordini professionali), fenomeno che negli ultimi anni (post aziendalizzazione) è nettamente calato fino a raggiungere il 10-15%, ma è ancora il settore il cui di più si tiene alta l’attenzione. A livello di Pubblica amministrazione, ricerche internazionali pongono l’Italia come la nazione con il più alto indice di corruzione in senso generale dopo la Bulgaria. E per quanto riguarda le contropartite, l’ultima analisi Istat relativa al 2017 sottolinea che quella più frequente è il denaro (60,3%), seguono il commercio di favori, nomine, trattamenti privilegiati (16,1%), i regali (9,2%) e, in misura minore, altri favori (7,6%) o una prestazione sessuale (4,6%).

Obiettivo delle linee guida: mettere a disposizione degli OPI uno strumento operativo per consentire ai Consigli direttivi, attraverso il lavoro del Responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza e di tutti gli altri attori coinvolti, di dotarsi di un Piano triennale che renda l’ente compliant con la normativa anticorruzione e le relative disposizioni dell’ANAC e di sfruttare un obbligo di legge creando i presupposti per l’avvio di un percorso di miglioramento organizzativo.

Secondo gli standard internazionali universalmente adottati, la corruzione è l’azione di: “offrire, promettere, dare, accettare o sollecitare un vantaggio non dovuto di qualsiasi natura (finanziario o non finanziario), direttamente o indirettamente, indipendentemente dal luogo, in violazione della legge applicabile come meccanismo per indurre o ricompensare una persona in modo che agisca o eviti di agire con conseguenze sulla attuazione dei propri doveri”.

Il piano per prevenirla, identificarla ed evitarla getta le basi per la gestione del rischio, efficace se:

  • crea e protegge il valore, perché mira a ridurre le inefficienze, cercando di minimizzare le probabilità di accadimento di eventi rischiosi;
  • è parte integrante di tutti i processi dell’organizzazione;
  • è parte del processo decisionale, in quanto consente di formulare le priorità e di effettuare scelte tra soluzioni alternative, a livello di decisioni aziendali, di gruppo e individuali;
  • tratta esplicitamente l’incertezza, dal momento che considera il verificarsi dell’evento rischioso come un’eventualità solo potenziale;
  • è sistematica, strutturata e tempestiva, garantendo l’efficacia e l’efficienza nel governo delle attività;
  • si basa sulle migliori informazioni disponibili, poiché consente di valutare i rischi sulla base di informazioni il più possibili attendibili e complete, anche se è verosimile una differenza tra informazioni disponibili e informazioni necessarie per compiere la scelta di prevenzione ottimale;
  • è su “misura”, in quanto è un approccio che si presta a essere adattato alle esigenze più diversificate e alle specificità di ogni realtà aziendale;
  • tiene conto dei fattori umani e culturali, ovvero considera le diverse percezioni e i diversi livelli di tolleranza al rischio, individuando capacità, attitudini, sensazioni, aspettative e conoscenze delle persone, esterne ed interne all’organizzazione;
  • è trasparente e inclusiva, poiché mette al centro del sistema il rapporto con gli stakeholder, sia interni che esterni, supponendo per ogni fase del processo, un’attività continua di comunicazione, condivisione e consultazione;
  • è dinamica, poiché prevede un monitoraggio continuo del sistema, per recepire i cambiamenti nel contesto interno ed esterno che può impattare sulle attività di analisi e trattamento svolte;
  • favorisce il miglioramento continuo dell’organizzazione, in quanto promuove un’idea di organizzazione che si evolve anche per il tramite della gestione del rischio.

L’obiettivo del miglioramento continuo deve quindi essere posto sullo sfondo di tutta la strategia di prevenzione dei rischi, trasformandosi in criteri di scelta in sede di trattamento del rischio.

Passando attraverso la spiegazione di standard e dettagliate regole tecniche necessarie alla comprensione della fattibilità dei piani anticorruzione, le linee guida approdano alle indicazioni specifiche per gli OPI, fornendo indicazioni sulle aree di rischio tipiche del settore, le indicazioni su come trattare i rischi arrivando fino all’identificazione di alcune possibili misure specifiche da adottare, indicando fasi, tempi, output, responsabile e tipologia di indicatore da utilizzare.

 

 

 

 

 

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