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Cgil, Cisl, Uil, professioni sanitarie: competenze uguale qualità

Cgil, Cisl, Uil, professioni sanitarie: competenze uguale qualità

28/06/2016 - Evento a Roma di presentazione  del documenti di richieste Cgil, Cisl, Uil al quale hanno partecipato anche Ipasvi, Fnco. Tsrm e Conaps. Gli interventi del ministro Lorenzin e del presidente del Comitato di settore Garavaglia

Subito le competenze specialistiche per le professioni sanitarie che rappresentano uno dei cardini su cui gira il nuovo modello di assistenza basato sui bisogni del paziente. E subito la realizzazione della nuova area sociosanitaria perché tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie siano individuate e riconosciute in ambito nazionale, oltreché uniformate ai criteri fissati dalla Comunità Europea, in modo da aumentare il loro valore e le stesse possibilità occupazionali, in un’ottica di largo ampio respiro nazionale ed europeo.

Questi due tra i più importanti argomenti su cui si sono articolate le richieste di Cgil, Cisl, Uil che hanno organizzato a Roma, nell’Aula magna dell’Università La Sapienza con l’adesione delle Federazioni degli infermieri, delle ostetriche, dei tecnici di radiologia e del Conaps, l’incontro “La crescita delle competenze per la qualità del lavoro in sanità”.
 
E su questi argomenti sono stati d’accordo anche il Comitato di settore delle Regioni, il cui presidente, l’assessore lombardo al Bilancio Massimo Garavaglia, ha formalizzato in un messaggio l’intenzione che rappresentino una parte essenziale dell’atto di indirizzo per il prossimo contratto e lo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che intervenendo all’incontro ha garantito che nella prossima legge di stabilità, le priorità per la sanità saranno il personale e lo sblocco del turn over per dare spazio ai giovani e garantire la stabilizzazione dei precari.
 
Massimo Garavaglia, nel suo messaggio inviato all’evento a cui non ha potuto partecipare per ragioni istituzionali, ha sottolineato che “ il nuovo quadro epidemiologico e demografico del nostra Paese ci rende quanto mai più convinti che non saremo mai in grado di dare le corrette ed adeguate risposte alle nuove domande di salute se non attraverso l’attuazione in tutto il territorio nazionale dello sviluppo dell’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione unificando nella sede naturale che è quella contrattuale, quanto già  indicato nelle proposte di Accordo Stato- Regioni, riguardante le competenze avanzate e specialistiche degli infermieri e di tutte le professioni sanitarie ma soprattutto nell’anticipazione diffusa in alcune Regioni ed in tante Aziende Sanitarie”. 
Per questo Garavaglia ha confermato la volontà delle Regioni di prevedere l’istituzione della  posizione di “professionista specialista”, con aree di formazione complementare post diploma in attuazione alle scelte indicate in materia dal Consiglio d’Europa. Ma ha anche sottolineato che “il contratto dovrà  ribadire che queste nuove attribuzioni, come quelle attuali, vadano esercitate nel rispetto dei profili, delle declaratorie, dei codici deontologici e della formazione acquisita, sino ad escludere, quando improprie e soprattutto quelle domestico-alberghiere, il totale ricorso a mansioni e/o funzioni di pertinenza di altre categorie professionali, assicurando, invece, che tali incombenze vengano svolte dal competente personale per quanto previsto dai relativi profili e regolamenti”.
 
Per questo l’assessore ha spiegato che “la creazione di una specifica area delle professioni socio-sanitarie farebbe venir meno la desueta  suddivisione del personale nei quattro ruoli (sanitario, professionale, tecnico ed amministrativo) non corrispondente  più all’evoluzione scientifica, tecnologica, normativa e formativa di un sistema nel quale ora prevale la mission di salute più che di sanità in senso stretto; per questo considerando i ruoli ormai superati dovrà prevalere nella collocazione normativa e retributiva i contenuti propri di ciascun profilo professionale”.
 
Dal canto suo il ministro Lorenzin, ribadendo agli oltre 500 partecipanti che “i vostri no – riferiti alle richieste del documento sindacale – sono i miei no e i vostri si sono i miei si”, ha sottolineato che nei prossimi cinque anni il lavoro in sanità è destinato a cambiare pelle e che bisogna condividere questi cambiamenti con iun rapporto costruttivo tra politica e sindacato.
 
Basta coi tagli lineari - ha detto il ministro -, basta anche con commissariamenti che vanno a braccetto con questi e priorità al binomio organizzazione e qualità,  al territorio e all’aumento del Fondo sanitario che possa essere dedicato alla messa in sicurezza dei processi organizzativi. “Il sistema ha retto finora solo grazie alla altissima professionalità dei professionisti del settore”, nonostante i blocchi dei contratti e del turn over. Ma “il sistema salute è il cardine del welfare e per questo le risorse che ci saranno dovranno essere dedicate in parte da subito al fondo per il personale”.
 
La Lorenzin ha poi detto basta, in sintonia con il documento presentato, la modello ospedalocentrico: “Dov’è che non funziona la sanità? Dove non funziona il territorio? Dove il territorio non fa da filtro all’ospedale, dove non c’è la domiciliarizzazione, dove le risorse si spendono inutilmente per ricoveri evitabili che costano anche sette-otto volte di più dell’assistenza sul territorio”, ha detto il ministro. Che ha concluso: “E’ il momento della qualità, nella salute non si possono fare passi indietro e sta cambiando la medicina e il modo di esercitarla”, affermando quindi: “competenze assolutamente si”.
 
Le richieste del documento Cgil, Cisl, Uil sono chiare: mettere a punto un modello organizzativo che abbia il proprio baricentro nel territorio; prevedere la reale integrazione ospedale-territorio in un modello di continuità assistenziale; implementare le competenze specialistiche per le professioni sanitarie; prevedere standard unici minimi obbligatori, sia professionali che organizzativi, per tutto il territorio nazionale; realizzare indicatori di risultato sia per l’ambito ospedaliero che per quello territoriale; definire le professioni sanitarie e sociosanitarie a livello nazionale, secondo i criteri uniformi fissati dalla comunità europea; ridefinire le competenze e le responsabilità dell’operatore socio-sanitario istituendo realmente un unico percorso di formazione sull’intero territorio nazionale; aprire il confronto con le organizzazioni sindacali, oltre a quello già in essere con le rappresentanze professionali, sulla quantificazione dei fabbisogni di personale per tutte le professioni; progettare corsi universitari di base e post-universitari delle professioni sanitarie con il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale, delle regioni e delle aziende sanitarie e non solo dell’Università; coinvolgere i professionisti sanitari nell’organizzazione dei corsi universitari anche per quanto riguarda la titolarità di docenza, coordinamento e direzione; stabilire diritto all’educazione medica continua (ECM) per tutti i lavoratori e a spese del datore di lavoro, quale che sia il ruolo ricoperto e /o il tipo di contratto di lavoro applicato; prevedere permessi retribuiti per formazione universitaria ed ECM anche ai precari; poter acquisire crediti ECM in ambito universitario, con il rilascio di crediti CFU; sbloccare definitivamente la riforma degli ordini per valorizzare e garantire la professionalità.
Così come sono chiari i “no” con cui si chiede di interrompere l’attacco alle risorse del fondo sanitario nazionale per fermare l’arretramento del welfare sanitario pubblico che va a discapito delle famiglie e dei
cittadini e avviare una reale lotta agli sprechi  e di rompere il blocco delle assunzioni e della contrattazione nazionale.
 
A queste richieste hanno aderito le professioni sanitarie, per le quali sono intervenuti all’evento Maria Vicario, presidente della Federazione nazionale ostetriche, Barbara Mangiacavalli e Maria Adele Schirru, rispettivamente presidente e vicepresdiente della Federazione Ipasvi, Tiziana Rossetto, vicepresidente Conaps e Alessandro Beux, presidente della Federazione tecnici di radiologia.
 
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Ipasvi, ha sottolineato che i percorsi formativi dei professionisti devono essere modellati sui bisogni dei cittadini  e che la modifica dei bisogni e delle fragilità a cui si sta assistendo non è solo legata alle condizioni dei pazienti, ma anche delle loro famiglie, richiedendo quindi un intervento e una professionalità a più largo raggio. “Tutti i professionisti – ha detto - devono indirizzare i modelli organizzativi in funzione dei bisogni di assistenza e non degli operatori e serve il coraggio istituzionale di operare un cambiamento che sviluppi e implementi le competenze necessarie a far uscire i cittadini dall’ospedale e assisterli sul territorio”.  
 
“Non possiamo più pensare – ha aggiunto Maria Adele Schirru, vicepresidente Ipasvi – che il sistema vada avanti per inerzia. Siamo tutti importanti per il sistema, perché tutti dobbiamo dare risposte ai nuovi bisogni di salute e dobbiamo farlo perché questo ci chiede non solo il presente, ma il futuro”-
 
L’incontro, come ha sottolineato il segretario generale della Cisl Fp, Giovanni Faverin, è l’avvio di una coprogettazione dei nuovi modelli per andare incontro ai bisogni di salute dei pazienti, senza competizioni, ma con l’integrazione delle varie famiglie professionali. Un nuovo modello che, ha affermato il segretario generale Uil Fpl Giovanni Torluccio, ha bisogno di un atto di coraggio da parte del ministro al quale si chiede di dare il via subito al nuovo contratto e alle competenze, anche se questo significa scontentare altre categorie professionali come, ad esempio, i medici. Servono risorse, servono organici, servono investimenti mirati, ha affermato il segretario generale Cgil Fp Cgil Serena Sorrentino, ribadendo che “c’è bisogno di competenze”   e chiedendo formalmente al ministro  - che ha risposto affermativamente – di aprire un dialogo per atrovare una visione comune di intenti. 
 
IN ALLEGATO IL DOCUMENTO CGIL, CISL, UIL E LA LETTERA DEL PRESIDENTE DEL COMITATO DI SETTORE SANITA’ DELLE REGIONI MASSIMO GARAVAGLIA
 
            
 
 
 
 
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