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Commissione d'inchiesta del Senato sul Ssn: il bilancio di una legislatura

Commissione d'inchiesta del Senato sul Ssn: il bilancio di una legislatura

11/02/2013 - Il presidente della Commissione, Ignazio Marino, propone anche l’istituzione di una Agenzia nazionale di controllo sul sistema sanitario. 

Nel 2008 il servizio sanitario pubblico ha speso in consulenze qualcosa come 790 milioni di euro, vale a dire lo 0,5 per cento della spesa sanitaria complessiva di quell’anno (148 miliardi): «Uno spreco di fondi imperdonabile, ancor di più in tempi di crisi economica».
Le cifre e il commento sono della Commissione d’inchiesta del Senato sul Servizio sanitario nazionale, il cui presidente, Ignazio Marino, lo scorso 7 febbraio ha presentato ai media il bilancio dell’attività nella legislatura che sta per chiudersi.
Quei 790 milioni spesi in consulenze, per Marino sono «una cifra inaccettabile, se pensiamo che gli ultimi ticket sono stati introdotti in Italia per rastrellare 850 milioni di euro». Le fattispecie più ricorrenti, ha precisato il senatore Pd, sono l’illegittimo conferimento di incarichi libero-professionali; gli altrettanto illegittimi affidamenti di incarichi per attività di consulenza in materia contabile e tributaria; proroghe ingiustificate di contratti di consulenza; mancata attuazione di procedure selettive nella scelta dei consulenti; ricorso a consulenze anche in presenza di professionalità interne all’Azienda sanitaria.
La relazione finale della Commissione ricorda ovviamente l’attività svolta: 191 sedute plenarie, 88 riunioni dell'ufficio di presidenza e 57 sopralluoghi, gran parte dei quali effettuati a sorpresa in strutture ospedaliere e psichiatriche per verificare l'efficacia e l'efficienza delle cure.
Le inchieste aperte nel corso di questi cinque anni sono state nove e in gran parte, secondo la Commissione, hanno evidenziato una disparità di trattamento e di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale e, in alcuni casi, anche differenze sensibili all'interno di una stessa Regione: dalla salute mentale alle persone affette da gravi forme di disabilità; dalle cure oncologiche fino all'assistenza prestata nelle strutture socio-sanitarie per il ricovero e l'assistenza degli anziani oppure l'implementazione della terapia del dolore.La Commissione ha tra l'altro messo in luce le carenze strutturali di alcuni nosocomi nelle aree a rischio sismico: «La mancanza di investimenti adeguati e i controlli avviati con grande ritardo – sottolinea - influiscono profondamente sulla sicurezza di strutture che dovrebbero essere un punto nevralgico proprio nella gestione dell'emergenza dopo un evento sismico». Proprio l’inchiesta avviata dopo il terremoto dell'Aquila ha delineato «un quadro nazionale che evidenzia una diffusa vetustà delle strutture ospedaliere esistenti». Il 75% di quelle verificate (200 su tutto il territorio nazionale) presenta «carenze gravi per terremoti molto forti», tanto che, se si verificasse un sisma di magnitudo superiore a 6,2-6,3, tre edifici su quattro di quelli che sono stati verificati crollerebbe.
Il criterio scientifico di valutazione del Servizio sanitario nazionale adottato dalla Commissione ha permesso inoltre di ottenere «una fotografia rigorosa dell'offerta sanitaria in tutto il Paese – ha aggiunto Marino - per misurare ad esempio l'assistenza ospedaliera per alcuni tipi di intervento, l'accesso alle cure oncologiche e anche ai servizi di salute mentale. Le Regioni sollecitate su questo fronte hanno risposto rapidamente in alcuni casi, come quello toscano, perché già abituate a questo tipo di metodologia; in altri casi, abbiamo avviato un vero e proprio cambiamento culturale che ha portato alcune autorità regionali a riconoscere la valenza di tale metodologia e a farla propria anche per il futuro».
L’attività della Commissione d’inchiesta, ha sottolineato Marino, ha portato anche a risultati concreti. Per esempio, la legge sugli ospedali psichiatrici giudiziari «che – ha ricordato il senatore - ha consentito di fissare una data limite dopo la quale non sarà più possibile inviare nessuno nelle strutture che abbiamo visitato e di cui abbiamo denunciato il degrado». Anche nell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi la Commissione ha ottenuto dal ministero della Giustizia un cambiamento dei protocolli per tutte le strutture ospedaliere protette italiane, «un cambiamento – ha sostenuto Marino - che fa prevalere la logica dell'assistenza su quella del carcere».

Nonostante i positivi risultati ottenuti dalla Commissione d'inchiesta, però, per il senatore Pd il prossimo Governo dovrà istituire una «Agenzia nazionale» di verifica e controllo sul servizio sanitario, che sia slegata dalla politica, «che valuti le pratiche sul territorio e premi le migliori». Secondo Marino «è necessario un lavoro sistematico di verifica e di accreditamento del sistema sanitario nazionale», fatto da una «struttura tecnica, super partes, che svolga questo lavoro di controllo in modo programmatico, che introduca una metodologia scientifica per valutare i risultati, e che effettui anche controlli a sorpresa in modo capillare, non episodico». Un lavoro che, ha precisato, «non può essere affidato solo al lavoro, per quanto encomiabile, dei Nas e di una Commissione d'Inchiesta». 

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