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Contenzione, Ipasvi ribadisce la propria posizione

Contenzione, Ipasvi ribadisce la propria posizione

16/11/2016 - "Ha ripercussioni negative sul piano psicologico del paziente e dei suoi familiari ma anche su quello degli altri assistiti, che la vedono mettere in pratica e degli operatori che la utilizzano".

Per contenzione si intende quell’atto, che attraverso l'uso di mezzi, meccanici, ambientali, psicologici o farmacologici limita i movimenti volontari di tutto, o parte, del corpo della persona assistita e rappresenta l'intenzionale limitazione delle possibilità di movimento spontaneo ed autonomo di un individuo.

Colpisce, generalmente, le persone portatrici di disturbi della salute mentale, ma anche e sempre più spesso, le persone anziane, le portatrici di disturbi cognitivi, disabilità fisiche, le persone più fragili e più vulnerabili.
Ha ripercussioni negative sul piano psicologico del paziente e dei suoi familiari ma anche su quello degli altri assistiti, che la vedono mettere in pratica e degli operatori che la utilizzano, e può determinare una sequela di conseguenze fisiche (danni), dirette ed indirette sull’individuo contenuto, che possono portare perfino alla sua morte.

Codice penale (art. 54) e Codice deontologico (art. 30) dell’Infermiere indicano, di conseguenza, che questa pratica deve essere limitata solo ad eventi veramente straordinari, solo ad eventi urgenti, cogenti, e comunque dopo aver cercato soluzione alternative al problema che in quel momento stiamo obiettivando.
Deve inoltre essere sostenuta da prescrizione medica e da documentate valutazioni assistenziali.
Resta netta la posizione degli infermieri italiani sulla contenzione, a maggior ragione dopo le recenti condanne inflitte dalla Corte d'Appello di Salerno ai danni di personale sanitario imputato nel processo per la morte del maestro Francesco Mastrogiovanni.
In questo specifico caso, sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza a mostrare come l'uomo fu trattato nei quattro giorni di ricovero.

Nel maggio 2015, intanto, anche il Comitato nazionale di bioetica si era espresso contro la pratica della contenzione nei confronti di pazienti psichiatrici e degli anziani, considerandola “un residuo della cultura manicomiale”.
Su questa linea l’intervento della presidente Ipasvi Mangiacavalli, che il 12 luglio scorso ha posto all’attenzione dei senatori degli specifici programmi di riduzione della contenzione elaborati da team infermieristici.
In quel caso, Mangiacavalli fu ricevuta in Commissione diritti umani di Palazzo Madama. La Commissione, presieduta da Luigi Manconi, ha infatti intrapreso un’attività di approfondimento su questo argomento attraverso una indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti in Italia e nella realtà internazionale. In questo ambito, è stato ritenuto opportuno affrontare il tema della contenzione.

In allegato il testo integrale depositato agli atti della Commissione al termine dell’audizione.

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