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Ddl Lorenzin: si dell'Aula del Senato ai primi tre articoli con la trasformazione dei Collegi in Ordini

Ddl Lorenzin: si dell'Aula del Senato ai primi tre articoli con la trasformazione dei Collegi in Ordini

20/05/2016 - Via libera dell’Aula del Senato ai primi tre articoli del Ddl 1324, il Ddl Lorenzin, e proseguirà l’esame martedì 24. L'articolo 3 è quello della riforma organica degli ordini e collegi delle professioni sanitarie  

Via libera dell’Aula del Senato ai primi tre articoli del Ddl 1324, il Ddl Lorenzin, e proseguirà l’esame martedì 24.

Negli articoli approvati nel testo già licenziato dalla Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama si tratta  della delega al Governo per il riassetto e la semplificazione della normativa in materia di sperimentazioni cliniche di medicinali per uso umano, per porre ordine – spiega la relazione illustrativa - in un quadro normativo divenuto assai complesso per effetto delle stratificazioni normative verificatesi dagli anni Novanta a oggi. L'articolo 2 prevede l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, con specifico riguardo all'inserimento del controllo del dolore nella fase travaglio-parto. 
 
L'articolo 3 è quello della riforma organica degli ordini e collegi delle professioni sanitarie. Lo scopo è rendere il sistema più aderente alle esigenze odierne, non solo dal punto di vista dei professionisti, ma anche dei cittadini. Si tratta – recita ancora la relazione illustrativa - di un ammodernamento della disciplina delle professioni sanitarie, che richiedono il mantenimento del ruolo di garanzia della qualità del livello di professionalità, a presidio del diritto costituzionale alla tutela della salute.
 
Secondo Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato, l’approvazione rappresenta «un punto di equilibrio, così come c'è un equilibrio nella sua struttura per quanto riguarda le professioni sanitarie». Questo provvedimento, ha detto la senatrice «è un passo molto più importante di quanto molti di noi possano pensare in favore di una migliore sanità» e ha ricordato che «sono 1.200.000 i professionisti della sanità che stanno attendendo questo provvedimento. Non sono pochi e aspettano da quattordici anni». 
 
“Finalmente ha detto in Aula la senatrice Annalisa Silvestro, membro del Comitato centrale Ipasvi -  dopo un lasso temporale ben più che decennale, sì è giunti, da una parte, al riordino e alla novellazione delle norme che riguardano i modelli e le strutture di valutazione, validazione e rappresentanza delle professioni sanitarie; dall'altra, a dare pari riconoscibilità e dignità anche a numerose professioni sanitarie già regolamentate con specifici profili delineati e formalizzati con appositi decreti dal ministero della Salute e che, da oltre un ventennio, si formano in università attraverso percorsi di laurea triennale, quinquennale e master di primo e secondo livello. Queste ultime professioni sanitarie, peraltro, sono ancora inopinatamente mantenute prive di propri albi professionali, oppure con albi professionali inseriti nella struttura collegio, piuttosto che in quella di ordine. La tanto attesa riforma ordinistica in sanità si lascia alle spalle, finalmente, un percorso tortuoso e accidentato fatto di stop and go, di speranze e acerbe delusioni rese ancora più incomprensibili per l'acclarata evidenza di quanto il previgente e attuale impianto ordinistico avesse bisogno di un'ampia ridefinizione nei contenuti, nelle forme di partecipazione al voto, nei modelli di governance interna (sia a livello locale che regionale e nazionale), nei rapporti con le diverse istituzioni e con i propri professionisti, nei contatti e nella rete di rapporti con la collettività e con i singoli cittadini, che diventano attori protagonisti nella gestione, attraverso la mediazione, dell'eventuale e sperabilmente raro contenzioso”.
 
“Nelle norme in materia sanitaria, troviamo alcune novità positive come la medicina di genere, il riconoscimento e l'istituzione di nuove figure sanitarie, o ancora il riassorbimento del ddl che ho presentato per permettere l’esercizio di altre professioni sanitarie nelle farmacie”. Lo ha detto, intervenendo in Aula, il vicepresidente della commissione Bilancio del Senato, responsabile di Forza Italia per i rapporti con le professioni e presidente della Fofi, Andrea Mandelli, nel corso del dibattito. “Dobbiamo però rilevare l’asimmetria che resta tra Ordini professionali, organizzati su base provinciale, e decisori sanitari. Se la riforme costituzionale dovesse entrare in vigore, infatti, avremmo un organo sussidiario dello Stato ad un livello di organizzazione che non esisterà più, cioè quello provinciale. Se invece la riforma dovesse essere bocciata, resterebbe comunque un’organizzazione della Sanità centrata sulle regioni a fronte di Ordini ancora provinciali, con uno squilibrio evidente. Su questo ci aspettavamo più coraggio", ha concluso Mandelli.
 
Il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, ha sottolineato alcuni pregi in particolare del Ddl. il primo è quello relativo all'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2001, per le procedure di controllo del dolore nella fase del travaglio e del parto. “Finalmente – ha detto - quel provvedimento è alle battute finali. Da qui a qualche giorno, dopo un lungo e faticoso lavoro delle Regioni, del Ministero dell'economia e dello stesso Ministero della salute, arriverà a definizione nella Conferenza Stato-Regioni l'aggiornamento atteso da tantissimi anni, da più di 15 anni, con una sua definitiva approvazione.
È palese che una parte sostanziale del provvedimento è costituita proprio dalle innovazioni introdotte nel complesso settore degli ordini delle professioni sanitarie dall'articolo 3 del disegno di legge in esame, che interviene con una riforma organica degli ordini e dei collegi delle professioni sanitarie al fine di rendere il nostro sistema più aderente alle esigenze odierne e assicurarne una funzionalità nell'interesse prioritario dei cittadini. Molti di questi elementi, oltre a quelli citati del 1946, per la lunghezza storica di alcune impostazioni, soprattutto con riferimento ad alcuni ordini, sono di ben più vecchia data e addirittura superano il secolo. Quindi, abbiamo dovuto costruire un'attività molto delicata di valutazione e anche di confronto con il lavoro della Commissione.
In alcuni interventi è stato indicato qualche elemento di non corretta precisione che vorrei segnalare. La riforma è caratterizzata da un duplice intervento sostanziale. La prima novità è rappresentata dalla definizione della natura giuridica degli ordini quali enti pubblici non economici e organi sussidiari dello Stato che hanno lo scopo di tutelare interessi pubblici connessi all'attività e all'esercizio dell'attività professionale. Essi saranno enti dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare, sottoposti alla vigilanza del Ministero della salute. Inoltre, viene chiarito in maniera netta che si tratta di enti finanziati esclusivamente con i contributi degli iscritti, senza pertanto gravare sulla finanza pubblica. Ne viene esaltato il ruolo di enti preposti alla promozione e assicurazione dell'indipendenza e dell'autonomia delle professioni nel loro esercizio.
Segnalo - qualche Gruppo l'ha indicato come problema - che nell'individuare i compiti degli ordini medesimi, la pubblicità degli atti e degli albi delle rispettive professioni e la verifica del possesso dei titoli abilitanti, il disegno di legge in esame dispone che essi devono operare garantendo il rispetto di principi fondamentali quali l'accessibilità e la trasparenza, richiamandosi specificamente il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, sulla trasparenza nella pubblica amministrazione.
Mi sento di segnalare un secondo e ultimo elemento, riguardante il procedimento disciplinare, innovato profondamente. È materia di tutti i giorni, e credo faccia parte del sistema sanitario, anche il tema della conflittualità e della responsabilità degli esercenti nelle professioni sanitarie. Al fine di garantire l'autonomia e la terzietà del giudizio disciplinare, il disegno di legge in esame prevede una separazione netta tra funzioni istruttorie e funzione giudicante.
A tal fine, in ogni Regione saranno costituiti appositi uffici istruttori di albo cui partecipa, oltre agli iscritti all'uopo sorteggiati tra i componenti delle commissioni disciplinari di albo della corrispettiva professione, anche un rappresentante estraneo alle professioni medesime nominato dal Ministero della salute. Questi uffici istruttori, sulla base di esposti e su richiesta del Presidente della commissione disciplinare o d'ufficio, compiono gli atti preordinati all'instaurazione del procedimento disciplinare, sottoponendo all'organo giudicante la documentazione acquisita e le motivazioni per il proscioglimento e l'apertura di un procedimento disciplinare.
Per effetto del mutato quadro ordinamentale e formativo delle professioni dell'infermiere e del tecnico sanitario di radiologia, è stato segnalato - vado velocemente per sintesi - che sia il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sia altri provvedimenti, come la legge 1° febbraio 2006, n. 43, hanno tentato di inquadrare il tema delle tante professioni sanitarie (sono 17 quelle riconosciute). C'è stata una riorganizzazione molto virtuosa, con la previsione della costituzione degli albi per le professioni sanitarie che ne sono ancora sprovviste all'interno dell'ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle cosiddette professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione. Le procedure per l'individuazione di queste professioni erano abbastanza note e sono convinto che il disegno di legge che stiamo per approvare chiarisca finalmente il quadro di questa organizzazione di ordini, albi e federazioni nazionali”.
 
Non sono però unicamente questi gli elementi positivi inseriti e contenuti nel disegno di legge. 
 
“Altrettanto importanti – ha spiegato ancora in Aula Annalisa Silvestro nel suo intervento - sono anche altri ed ulteriori aspetti che con il provvedimento in argomento, approvato all'unanimità dalla 12a Commissione del Senato, avvicinano ancora di più il nostro Paese all'Unione europea, in quanto facilitano la realizzazione dei disposti di due recenti decreti legislativi. Mi riferisco al decreto legislativo 4 marzo 2014 n. 38, recante attuazione della direttiva n. 24 del 2011 dell'Unione europea concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera, nonché della direttiva n. 52 del 2015 dell'Unione europea, comportante misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle etichette mediche emesse in un altro Stato membro; nonché al decreto legislativo 28 gennaio 2016 n. 15, recante attuazione della direttiva n. 55 del 2013 dell'Unione europea, del Parlamento europeo e del Consiglio, recante modifica delle direttive nn. 36 del 2005 e 1024 del 2012, relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno IMI. In entrambe le direttive, integralmente recepite dal nostro Paese con i succitati decreti legislativi, viene dato e riconosciuto un ruolo significativo agli ordini professionali sanitari e alle funzioni che tali enti dovranno svolgere a favore dei cittadini proprio per la loro funzione di enti pubblici non economici che agiscono quali organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dell'ordinamento, connessi all'esercizio professionale.
Il decreto legislativo n. 38 del 2014, all'articolo 5, dispone che i pazienti di un altro Stato membro dell'Unione europea hanno diritto a informazioni su vigilanza e valutazione dei prestatori di assistenza sanitaria e su quali di loro sono soggetti a standard e orientamenti per le opzioni terapeutiche su fatture, prezzi ed onorari, su status di autorizzazione dei professionisti, sulla loro copertura assicurativa, responsabilità professionale o altri mezzi di tutela personale e collettiva. Sempre il decreto legislativo n. 38 del 2014, all'articolo 7, dispone che gli attivandi punti di contatto per l'assistenza sanitaria transfrontaliera forniscano anche informazioni sui prestatori di assistenza sanitaria e sul loro diritto ad esercitare o sulle restrizioni all'esercizio professionale. Nel decreto legislativo di cui trattasi, si afferma infine, all'articolo 11, che l'Italia si impegna affinché le informazioni sul diritto di esercizio professionale dei professionisti sanitari iscritti nei registri nazionali o locali stabiliti nel territorio nazionale siano, su richiesta, messi a deposizione degli altri Stati dell'Unione europea. Su tutte queste partite gli ordini professionali svolgono un ruolo fondamentale proprio a supporto delle norme che lo Stato ha in attuazione.
Ancora, il decreto legislativo n. 15 del 2016 definisce, all'articolo 4, come professione regolamentata l'attività o l'insieme delle attività il cui esercizio è consentito solo a seguito di iscrizione in ordini o collegi o in albi, registri ed elenchi tenuti da amministrazioni o enti locali pubblici, se l'iscrizione è subordinata al possesso di qualifiche professionali o all'accertamento delle specifiche professionalità.
Nello specificare che sono regolamentate le attività attinenti al settore sanitario nei casi in cui il possesso di una qualifica professionale è condizione determinante ai fini della retribuzione delle relative prestazioni o dell'ammissione al rimborso, l'articolo 8-bis definisce che gli ordini o i collegi professionali informano le autorità competenti di tutti gli altri Stati membri, mediante un'allerta attraverso il sistema IMI, dei provvedimenti che limitano o vietano ad un professionista, anche solo a titolo temporaneo, l'esercizio totale o parziale sul territorio nazionale di indicate professioni sanitarie.
A questo punto è ben evidente, dunque, il ruolo fondamentale che gli ordini professionali sanitari dovranno svolgere a favore dei cittadini-pazienti per quanto attiene ai dati, alle informazioni, alle competenze dei loro iscritti e alla garanzia di professionalità di cui questi ultimi devono essere in possesso. È altrettanto ben evidente che l'uniformità applicativa delle norme ordinistiche a tutte le professioni sanitarie fornirà e darà maggiori garanzie ai cittadini tutti, oltre che ai professionisti iscritti.
Credo sia importante sottolineare, a conclusione di questo intervento, che gli ordini professionali sono emanazione della volontà dello Stato e dei professionisti di darsi delle regole chiare, trasparenti e lineari per un esercizio professionale di alta qualità e di garanzia nei confronti dei loro assistiti, e che tali organismi sono e saranno completamente autofinanziati dai professionisti stessi. Un ulteriore contributo dato dagli stessi al buon andamento del sistema salute nella sua globalità, senza ulteriori oneri per i cittadini e per le istituzioni.
Quello degli ordini e dei professionisti iscritti agli albi è, quindi, un impegno a favore dell'intera collettività sociale, che potrà contare su solidi, attenti alleati per combattere l'abusivismo professionale, l'opacità fiscale ed amministrativa, l'autoreferenzialità professionale e anche, di contro, per sostenere e verificare il costante aggiornamento delle competenze professionali, la manutenzione delle conoscenze e delle abilità attraverso il contributo fornito alle istituzioni per la definizione del fabbisogno e dei contenuti formativi.
Un grande obiettivo dunque – ha concluso la senatrice - garantire risposte appropriate e pertinenti anche ai nuovi ed emergenti bisogni di salute dei cittadini e preservare l'enorme e fondamentale patrimonio di valori, conoscenze, scientificità e solidarietà che sottendono e informano il nostro Servizio sanitario nazionale”.
 
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