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European Biosafety Summit: l'intervento e le proposte della vicepresidente FNOPI Pulimeno

European Biosafety Summit: l'intervento e le proposte della vicepresidente FNOPI Pulimeno

01/11/2019 - L’alto grado di pericolosità attribuito ai CA permette di affermare che tra gli infermieri questi agenti costituiscono effettivamente un fattore di preoccupazione.

Riportiamo la sintesi dell'intervento della Vicepesidiente FNOPI Ausila Pulimeno all'European Biosafety Summit

Sulla tossicità dei CA (chemioterapici, antiblastici) negli ultimi decenni sono stati condotti numerosi studi relativi all’esposizione professionale.

In Italia, malgrado la presenza di raccomandazioni specifiche e rigorose per la tutela dei lavoratori resta la difficoltà di diffondere le corrette informazioni per la riduzione dell’esposizione in ambiente lavorativo.

Generalmente i lavoratori sono esposti  a basse dosi delle sostanza per periodi prolungati, ma nella pratica lavorativa l’esposizione può avvenire anche attraverso incidenti occasionali.

E’ ovvio che l’adozione di misure di protezione individuali e ambientali, nonché una buona pratica nell’uso degli antiblastici contribuiscono a ridurre i livelli di esposizione.

L’alto grado di pericolosità attribuito agli CA permette di affermare che tra gli infermieri questi agenti costituiscono effettivamente un fattore di preoccupazione.

L’importanza di sorvegliare le contaminazioni accidentali è sostenuta dall’ipotesi che ripetute esposizioni accidentali possano causare accumulo e indurre, nel lungo periodo di tempo, un effetto cronico nel lavoratore.

Inoltre, gli incidenti che avvengono in ambito lavorativo possono rilevare una sottovalutazione del rischio da parte degli esposti e una pratica lavorativa scorretta e poco sicura.

La scarsa informazione riferita dai lavoratori in merito ai pericoli per la salute derivanti dalla manipolazione non corretta di CA può portare ad ipotizzare sia unop scarso interesse verso il problema sia una sottostima degli eventuali pericoli associati ad antiblastici.

Gli infermieri dichiarano (spesso) di aver ricevuto informazioni non sufficienti da parte delle istituzioni sanitarie, che non sembrano promuovere interventi di formazione specifici sull’argomento.

La comunità scientifica ha dedicato particolare attenzione alle problematiche riproduttive delle lavoratrici e va mantenuta questa attenzione come suggerito dall’OSHA (Occupational Safety and Health Administration).

Una riflessione va fatta considerando che: 
• nuovi farmaci, di cui non è ben nota la tossicità, vengono continuamente introdotti nei protocolli terapeutici,
• gli CA già noti sono adottati anche per patologie non neoplastiche
• l’esposizione lavorativa coinvolge un rilevante numero di infermieri.

L’infermiere da anni viene ormai coinvolto in modo diretto o indiretto, consapevole o inconsapevole nei trial clinici. 

L’infermiere spesso partecipa al trial ma non viene messo a conoscenza nei tempi e nei modi adeguati dell’intero progetto di studio.

L’infermiere viene ancora oggi troppo spesso coinvolto solo parzialmente e per aspetti meramente tecnici o di segreteria, quali: il prelievo del sangue … la convocazione dei pazienti o l’invio degli esami al laboratorio centralizzato.

Decreto del Ministero della Sanità del 15 luglio 1997.
Recepimento delle linee guida dell’Unione Europea di buona pratica clinica per la esecuzione delle sperimentazioni cliniche medicinali” (comma 4.2.4)

Lo sperimentatore deve far sì che tutte le persone coinvolte nello studio siano adeguatamente informate in merito al protocollo, al/i prodotto/i in sperimentazione ed ai loro compiti e funzioni relativi allo studio”.

I suggerimenti pratici per facilitare e migliorare l’informazione e la partecipazione degli infermieri negli studi sono piuttosto rari in letteratura ma, nello stesso tempo, ci si aspetta che gli infermieri siano a conoscenza delle modalità di somministrazione del farmaco sperimentale, dei suoi effetti collaterali, e della sicurezza del paziente.

In conclusione, bisogna attenzionare:
• l’alta preoccupazione dei lavoratori rispetto alla presenza di antiblastici in ambiente ospedaliero
• la carenza di informazioni corrette sulle misure di protezione atte a garantire livelli di sicurezza nella pratica professionale
• l’esigenza a partecipare a corsi di formazione
• il pieno riconoscimento del rischio occupazionale
• sviluppo della ricerca sul rischio

Inoltre è condivisibile: 
• un documento del Ministero della Salute sulla pericolosità dei farmaci per gli operatori sanitari
• una banca dati dei farmaci pericolosi e misure di protezione
• facile identificazione della pericolosità dei farmaci
• formazione/informazione dei pazienti e dei cargiver sui farmaci pericolosi e misure di protezione.

E anche, come è stato proposto, un Osservatorio /Tavolo tecnico di esperti per le pratiche sicure.

Ausilia Pulimeno
Vicepresidente Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche

 

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Firenze 31 maggio 2019


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