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Liste d'attesa: scatta il Piano nazionale per le Regioni che non lo hanno

Liste d'attesa: scatta il Piano nazionale per le Regioni che non lo hanno

02/08/2011 - Per le Regioni che non hanno ancora provveduto a dotarsi di propri Piani per la gestione delle liste d'attesa, intervengono modalità e misure previste dal Piano nazionale.

Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta, Veneto, Puglia, Sicilia e Bolzano: sono queste, secondo una recente indagine, le Regioni che hanno provveduto ad adottare un proprio Piano per le liste d'attesa, secondo quanto previsto dall'intesa Stato-Regioni. Per tutte le altre (ma forse ce la faranno anche Marche e Basilicata) che non sono riuscite a farlo entro il 28 giugno, scattano le modalità definite dal Piano nazionale di governo delle liste d'attesa per il triennio 2010-2012.
In breve, quest'ultimo prevede quattro classi di priorità: quella per le prestazioni urgenti per le quali si prevede un tempo massimo di attesa di 72 ore; quella delle prestazioni indifferibili da erogare in tempi brevi, al massimo entro dieci giorni; quelle differibili, da eseguire entro 30 giorni se si tratta di visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; l'ultima, classe, infine per le prestazioni programmabili (per le quali, quindi, non c'è indicazione di tempi limite).

Il Piano nazionale individua anche l'area cardiovascolare e quella oncologica quali aree prioritarie per lo sviluppo di percorsi diagnostico terapeutici (Pdt) e fissa i tempi massimi di attesa a garanzia della tempestività della diagnosi e del trattamento. Inoltre è previsto il monitoraggio dei tempi di attesa per le prestazioni erogate sia in regime ambulatoriale sia in ricovero. 

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