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Violenza sugli operatori, Fnopi: l'infermiere non è un bersaglio. Necessario coinvolgere le Regioni

Violenza sugli operatori, Fnopi: l'infermiere non è un bersaglio. Necessario coinvolgere le Regioni

12/04/2018 -  La Federazione, attraverso l'azione che tanti Ordini provinciali stanno già mettendo in campo da tempo, non ha intenzione di lasciare solo nessun collega. L'infermiere non è un bersaglio, non è un capro espiatorio, non è un contenitore inerme dove riversare rabbia, frustrazione ed inefficienze del sistema. L'infermiere è un professionista alleato del cittadino e tutto il Servizio Sanitario Nazionale deve impegnarsi affinché questa alleanza possa esprimersi al meglio, al fine di aumentare sicurezza e fiducia

Sono sempre più frequenti e sempre più preoccupanti gli episodi di violenza ai danni dei professionisti sanitari. La Federazione esprimere solidarietà a tutti i colleghi che sono stati vittima o che rischiano di esserlo durante l’espletamento delle proprie funzioni presso le strutture sanitarie e giudica gli atti di violenza sui professionisti inaccettabili. È un tema che deve diventare di assoluta priorità di tutte le organizzazioni perché a pagare disservizi e condizioni inadeguate per un'assistenza degna di questo nome non siano i professionisti di prima linea. il Consiglio nazionale della Federazione infatti, già a fine 2017 ha messo a punto un documento ufficiale in cui si sottolinea come la violenza sul posto di lavoro sia un problema che investe i paesi di tutto il mondo.

Nel settore sanitario, sociosanitario e in modo particolare nei servizi di emergenza-urgenza e nelle strutture psichiatriche,  le aggressioni fisiche hanno raggiunto rispettivamente il 48% e il 27% degli operatori; gli insulti sono risultati invece praticamente ubiquitari, avendo coinvolto rispettivamente l'82 e il 64% degli operatori, e percentuali più o meno simili si trovano per le minacce.

La prevenzione degli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari richiede che l’organizzazione identifichi i fattori di rischio per la sicurezza del personale e ponga in essere le strategie organizzative, strutturali e tecnologiche più opportune, diffonda una politica di tolleranza zero verso atti di violenza nei servizi sanitari, incoraggi il personale a segnalare prontamente gli episodi subiti e a suggerire le misure per ridurre o eliminare i rischi e faciliti il coordinamento con le Forze dell’ordine o altri soggetti che possano fornire un valido supporto per identificare le strategie atte a eliminare o ad attenuare la violenza nei servizi sanitari. Ma solo l’impegno comune di tutti (direzioni aziendali, dirigenza infermieristica e medica, coordinatori, professionisti e loro rappresentanti, organizzazioni sindacali, rappresentanti dei cittadini, organi di informazione) può migliorare l’approccio al problema e assicurare un ambiente di lavoro sicuro. Tanto più che gli atti di violenza possono ripercuotersi negativamente anche sulla qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.

Le misure possibili secondo la Fnopi vanno dalla definizione di disposizioni sulla chiusura serale dei reparti e sulla chiusura notturna degli accessi ai presidi ospedalieri a misure di tipo tecnologico,  di videosorveglianza, e alla sperimentazione di forme di potenziamento della guardiania.

Il tema della sicurezza è sicuramente fondamentale, ma non l’unico. E’ necessaria la formazione continua degli operatori sugli aspetti della comunicazione e della relazione di aiuto nei confronti delle persone assistite ed  è importante che sappiano comunicare con fermezza agli utenti, agli accompagnatori e al personale che gli atti di violenza non sono permessi o tollerati. Oggi si stanno affermando messaggi culturali che inducono la popolazione a coltivare una rabbia crescente verso gli operatori delle strutture sanitarie. A questo concorrono le notizie spesso scandalistiche sui servizi sanitari, che creano a priori un’aspettativa negativa nei confronti dei servizi, che a sua volta fomenta la frustrazione e la rabbia e mina il rapporto di fiducia tra cittadini e operatori.

Questo il quadro decisamente difficile che la Fnopi contribuisce ad analizzare al tavolo dell’Osservatorio per la sicurezza e la prevenzione della violenza sugli operatori sanitari, istituito al ministero della Salute e del quale la Federazione fa parte.

Secondo il ministero  “In alcuni casi si registra ancora la totale assenza di segnalazione, mentre alcune realtà sanitarie si caratterizzano per una attenzione mirata solo verso specifici eventi sentinella (es. suicidio, cadute, atti di violenza a danno di operatore). In alcune circostanze, l’analisi delle segnalazioni fa emergere un utilizzo del sistema di monitoraggio per rispondere a indicazioni nazionali e regionali, ma non per guidare opportunità di miglioramento e le potenzialità di conoscenza e di apprendimento che il sistema offre.

È necessario quindi che, tutti coloro che sono coinvolti nella valutazione, considerino tali elementi di criticità e promuovano azioni a sostegno della rilevazione ad ampio spettro degli eventi e del miglioramento dell’accuratezza e completezza della segnalazione”.

La Federazione, attraverso l'azione che tanti Ordini provinciali stanno già mettendo in campo da tempo, non ha intenzione di lasciare solo nessun collega. L'infermiere non è un bersaglio, non è un capro espiatorio, non è un contenitore inerme dove riversare rabbia, frustrazione ed inefficienze del sistema. L'infermiere è un professionista alleato del cittadino e tutto il Servizio Sanitario Nazionale deve impegnarsi affinché questa alleanza possa esprimersi al meglio, al fine di aumentare sicurezza e fiducia.

“Il tavolo di lavoro sulla sicurezza degli operatori sanitari – spiega Lia Pulimeno, vicepresidente Fnopi e componente dell’Osservatorio ministeriale per gli infermieri – sta anche mettendo a punto nuove strategie per arginare il fenomeno della violenza in cui sia previsto un importante coinvolgimento anche delle Regioni che rappresentano la prima linea di intervento in questo delicato settore, essendo i programmatori e gli organizzatori dei servizi oltre che i datori di lavoro degli operatori, purtroppo, coinvolti”.

 

 

 

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