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Prima Giornata nazionale sulla libera professione infermieristica

«Ben vengano tutte le soluzioni che stiano in una logica di sussidiarietà per ciò che il sistema sanitario pubblico non può più dare». In questa frase c'è una delle chiavi di lettura delle ragioni che hanno portato alla Prima giornata nazionale sulla professione infermieristica, che si è svolta a Modena il 17 novembre scorso per iniziativa della Federazione Ipasvi in collaborazione con l'Enpapi.

A pronunciarla è stato Federico Spandonaro, docente di Economia sanitaria alla Facoltà di Economia dell'università di Roma Tor Vergata, nell'intervento con il quale ha delineato il contesto all'interno del quale si inserisce la libera professione degli infermieri.
Ad avviare la serie degli interventi della Giornata, dopo il saluto della presidente del Collegio locale, Carmela Giudice, e l'introduzione della presidente della Federazione, Annalisa Silvestro, proprio la relazione di Spandonaro, che ha offerto la sua interpretazione della situazione italiana, caratterizzata da una oggettiva, forzata tendenza a selezionare gli interventi del sistema pubblico di assistenza. In questo contesto «la sfida per i professionisti – ha sostenuto l'economista – è assumere il ruolo di mediatori sociali, tra l'iniziativa delle persone e l'universalismo selettivo dei sistemi di welfare».
Ecco quindi che, tra evoluzione del ruolo professionale e necessità imposte dall'andamento della congiuntura economica, il fenomeno della libera professione tende ad accentuarsi anche tra gli infermieri, soprattutto tra quelli delle generazioni più giovani.
 
In un Paese nel quale “infermiere” e “dipendente” sono tuttora due termini strettamente connessi, le leggi, le normative e le “culture” si siano formati seguendo quella logica. Modificarle richiede tempo e applicazione nell'individuare i problemi e le soluzioni.
A Modena ci hanno provato Beatrice Mazzoleni, presidente del Collegio di Bergamo e componente del Comitato centrale della Federazione, che ha affrontato gli elementi di sistema per l'esercizio libero-professionale dell'infermiere e, in particolare, la realizzazione di una “rete” che sia in grado di proporsi come supporto professionale e organizzativo per garantire la continuità assistenziale. Dal canto loro, Angelo Pandolfo, professore di Diritto del lavoro alla Sapienza di Roma, e Paolo D'Agostino, docente di Diritto penale all'università di Torino, hanno affrontato gli aspetti della libera professione infermieristica con un focus derivante dalle loro discipline accademiche.

Mario Schiavon, presidente dell'Enpapi, ha fornito un quadro dettagliato dell'attivitá e dell'evoluzione dell'ente di previdenza, ricordando, tra l'altro, che l'Enpapi si avvicina ai 45 mila iscritti, di cui quasi tre quarti (il 70%) esercita con partita Iva.
Le ipotesi di evoluzione dell'esercizio libero professionale attraverso la possibilitá di "intra moenia" per gli infermieri pubblici dipendenti e della possibile attivazione di forme di "convenzionamento" sono stati gli aspetti trattati, rispettivamente, da Marinella Girotti, esperta di gestione dei rapporti di lavoro, e da Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale.
 
A rappresentare le aspettative dei cittadini è intervenuto poi Tonino Aceti, coordinatore delle associazioni dei malati cronici di Cittadinanzattiva, il quale ha ribadito che «l'infermiere è una figura strategica a cui va riconosciuta una funzione importante» e ha sottolineato che la libera professione infermieristica «deve essere intesa come complementare alle tutele pubbliche della salute e non come sostitutiva».
Agli strumenti di salvaguardia di assistiti e infermieri ha dedicato il proprio intervento Maria Adele Schirru, presidente del Collegio di Torino, del Coordinamento dei Collegi Ipasvi del Piemonte e componente del Comitato centrale della Federazione.
 
Sul principio di salvaguardia delle tutele per i cittadini ha convenuto la presidente Ipasvi, Annalisa Silvestro richiamandosi anche agli orientamenti in merito dell'Unione europea. «L'espansione dell'esercizio libero professionale infermieristico - ha detto Silvestro - non è solo conseguente all'interesse dimostrato dal mercato del lavoro e non è nemmeno una conseguenza della ottenuta possibilità di inserimento nella sanità pubblica; è anche una scelta coerente con la maturazione della professione e con la consapevolezza dei professionisti infermieri della specificità e autonomia del loro pensiero e del loro agire dopo un ricco e peculiare percorso formativo accademico. Siamo convinti - ha concluso la presidente - che l'esercizio libero professionale sarà valore aggiunto per la costante ridefinizione delle modalità e dei contenuti della risposta assistenziale infermieristica e per l'ulteriore crescita e visibilità del gruppo professionale».
 
 
Allegati il programma e la documentazione disponibile
 
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Firenze 31 maggio 2019


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