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XIII Congresso nazionale Ipasvi. Le nuove frontiere della salute (2002)

XIII Congresso nazionale Ipasvi. Le nuove frontiere della salute (2002)

Il Congresso 'traccia la strada'

Rappresentanti del Governo, dei partiti di opposizione, delle regioni e tecnici: tutti concordi nel ribadire la necessità di una sanità equa e uniforme. E nel sottolineare l'indispensabilità del contributo della professione infermieristica che da Roma rilancia: le conquiste fin qui ottenute sono solo il punto di partenza per raggiungere altri e più importanti obiettivi

Un albero, quello della professione infermieristica, il cui sviluppo nel tempo è stato seguito con cura, attenzione, dedizione da parte di tutti gli infermieri italiani. Un albero che oggi è cresciuto e che sta cominciando a dare i suoi frutti. Quanto mai opportuna, quindi, la scelta dello slogan per il tredicesimo Congresso nazionale della Federazione dei Collegi Ipasvi, svoltosi a Roma dal 19 al 20 settembre. Che ha dato ancora una volta chiara testimonianza di quanto gli stessi infermieri siano espressione di una professione ormai matura, salda, unita, pronta a rispondere e a proporsi come anello “forte” del sistema sanitario italiano, sempre dalla parte di chi soffre, di chi combatte con la malattia. 

L'appuntamento di Roma in questo senso ha rappresentato uno snodo importante nell'attuale fase di crescita della professione: a provarlo c'è stata la fortissima partecipazione di infermieri che hanno affollato le sale e i viali della Fiera di Roma. 
Alla fine, infatti, sono state circa 20 mila le presenze contate, così come sono stati quasi 8 mila i partecipanti alla sessione iniziale del Congresso nel corso della quale la presidente Annalisa Silvestro ha presentato la sua relazione introduttiva: “Il progetto degli infermieri per una sanità al servizio dei cittadini” (il testo integrale è stato inserito all'interno del numero monografico dei Quaderni dell'infermiere). 
Un momento nel corso del quale sono state fornite le coordinate sulle quali sono stati imperniati i lavori congressuali che hanno ribadito attraverso interventi, incontri e tavole rotonde, i principi basilari della “strategia professionale” che guida il lavoro degli infermieri: formazione avanzata, partecipazione diretta alla gestione del sistema, rivalutazione e rilancio della loro figura professionale. 

Un messaggio colto dalle molte personalità che hanno preso parte agli appuntamenti congressuali. A cominciare da Sua Eminenza, il Cardinal Pio Laghi, che ha portato alla platea il saluto di Papa Giovanni Paolo II, soffermandosi sull'insopprimibile necessità di dare la massima rilevanza alla dimensione “umana” dell'assistenza. Un concetto riaffermato e ribadito da Francesco D’Agostino, presidente del Comitato nazionale di Bioetica; D'Agostino, nel ricordare la presenza all'interno del rinnovato CnB della rappresentante degli infermieri, ha voluto sottolineare l'“eticità” della professione infermieristica che si manifesta nella “relazione interpersonale tra paziente e infermiere: in nessun’altra professione la dimensione relazionale possiede un carattere così intimo e così personale come, appunto, in quella dell’infermiere”.
Un'eticità che si riflette appieno, come ha aggiunto Vincenzo Saraceni, assessore alla Sanità della Regione Lazio, nel carattere universale e solidaristico del Ssn; un valore che, a detta di Saraceni non lascia spazi “a nessuna logica economicistica”. Riferendosi all'attività delle Regioni, favorita dal processo di devoluzione, Saraceni ha ribadito che l'obiettivo principale da raggiungere, non è quello del “pareggio di bilancio, bensì quello della salute” che va perseguito anche attraverso l'efficienza e la lotta agli sprechi. Per Saraceni il federalismo non mette a repentaglio “l’impianto universalistico del nostro sistema”: lo testimonia l'impegno richiesto alle Regioni di assicurare a tutti i cittadini i Livelli essenziali di assistenza.
Stando all'interesse mostrato dalla classe politica, il “progetto” degli infermieri sembra dunque indicare la giusta strada per puntare a quella sanità equa e solidale che tutti sembrano auspicare. 

Lo ha confermato anche l'intervento del ministro della Salute Girolamo Sirchia che ha appunto manifestato il suo pieno appoggio a una difesa a oltranza dell'attuale sistema, sollecitando l'impegno di tutti per sconfiggere i suoi “nemici interni”. Un sistema che “esclude le persone più deboli” è destinato a fallire, ha ammonito. Basta, quindi, con l'“indifferenza nell’erogazione dei servizi, coi privilegi, le raccomandazioni, le corruzioni”. Ma anche attenzione “alle diversità di trattamento nelle diverse Regioni che si manifestano non solo con le liste di attesa, ma anche nella quantità e qualità delle prestazioni erogate”. Lo sforzo di tutti, per Sirchia deve essere quello di “uniformare il servizio, per garantire il diritto del cittadino alle cure e ai servizi sanitari”. Così come il cittadino ha pieno diritto a un'assistenza “umana”.
In questo quadro la figura dell'infermiere emerge prepotentemente. E Sirchia si è dichiarato preoccupato per la mancanza di personale infermieristico lamentata da molte Regioni: una situazione alla quale, a suo dire, occorre presto porre rimedio. Inutile ricorrere al personale extracomunitario: un palliativo che non risolve ha osservato. Piuttosto occorre rilanciare questa professione tra i giovani attraverso “un percorso” promosso da chi la esercita fatto di cultura, di aggiornamento, di ricerca. Un infermiere proiettato verso il futuro, quindi, per il quale si aprono nuovi spazi sia sul fronte della libera professione che, ha affermato Sirchia “arricchisce non solo in termini economici, ma anche di rapporti con il mondo e di rapporti culturali” e che può estrinsecarsi “all’interno dell’ospedale o delle Asl, così come all’esterno di tali strutture”.

La figura di infermiere che deve essere proposta ai giovani, dunque, dovrà avere, stando alle indicazioni del ministro, una connotazione di professionista “a tutto tondo” con prospettive di carriera “stimolanti”, simili a quella dei medici. Un professionista sempre più specializzato, “responsabile dei sistemi di assicurazione della qualità in ogni reparto, e dell'Ecm”.
Le richieste degli infermieri di una partecipazione attiva e concreta alla costruzione continua del sistema sanità sembrano dunque non cadere nel vuoto. Un'ulteriore conferma di quanto la classe politica sia sensibile alle istanze professionali degli Ip, l'hanno data i diessini Augusto Battaglia e Livia Turco nel ricordare l'impegno e la decisiva partecipazione dei partiti dell'attuale opposizione alle grandi battaglie politiche condotte dagli infermieri. Livia Turco, in particolare, ha sottolineato con forza come le “rivendicazioni” di autonomia da parte degli infermieri non siano “richieste corporative, bensì richieste che fanno bene al sistema sanitario nel suo complesso”. Un sistema che, ha rilevato Turco, è alle prese con una difficile congiuntura economica, che va però superata: “l'impazzimento della politica, per cui sanità è solo deficit, tagli e disastri finanziari è una questione alla quale bisogna metter fine”.

 

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11^ Conferenza Nazionale
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Firenze 31 maggio 2019


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