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ESPERIENZE

Le competenze relazionali nel gruppo di lavoro

di Roberta Oriani

Infermiera, psicologa, docente del Corso di laurea in Infermieristica, Aosta

Corrispondenza: roriani@ausl.vda.it

Il gruppo
Nel linguaggio comune il termine “gruppo” presenta un’ambivalenza di fondo: viene visto come una risorsa ma anche considerato con diffidenza. Secondo Speltrini (2002) il gruppo, la vita e il lavoro con gli altri sono costitutivi dell’esistenza umana ma tutto ciò implicherebbe l’uso di competenze gruppali necessarie per superare complessi di conflittualità favorendo l’appartenenza.
Nei contesti lavorativi sanitari agli individui viene richiesto un mix di capacità distinguibili in tecniche specialistiche, relazionali e organizzative.
I gruppi di lavoro nei contesti di cura sono sicuramente più di altri a rischio di sviluppare quei malesseri che Kaës (1996) definisce “sofferenze istituzionali” in quanto sono poste a confronto con tensioni massicce, generate dal loro compito primario e dall’oscillazione continua tra l’onnipotenza e l’impotenza nella cura delle malattie.
Nell’assistenza alle persone malate e nel contatto con le sofferenze, la morte, le menomazioni, il personale di cura si trova soggetto all’alternanza di sovraeccitazioni e sottoeccitazioni e ciò determina un meccanismo di risonanza con le angosce arcaiche che possono deformare lo spazio gruppale istituzionale soprattutto là dove non vi è un contenimento: se non vi è una trasformazione della sofferenza, questa ricade sul processo gruppale determinando “un’intossicazione”.
Ciò causa una caduta dei sistemi di alleanza che determinano una rottura del “contratto di appoggio” tra i membri del gruppo: questo contratto è indispensabile alla funzionalità di ogni istituzione in quanto presume il riconoscimento dei colleghi, l’accoglienza, il contenimento, la trasformazione di vissuti dolorosi. Inoltre, suppone l’esistenza di mutui legami che permettono la presa in carico della sofferenza gruppale. 

Le competenze relazionali nel gruppo di lavoro
Le capacità relazionali assumono una rilevanza nel team ove il raggiungimento degli obiettivi è legato alla coesione tra i membri. Lo scopo del lavoro effettuato è stato quello di indagare le competenze gruppali del personale infermieristico di 9 strutture complesse dell’Ospedale “Umberto Parini” di Aosta e di verificare se tali competenze possano essere influenzate da alcune variabili (anagrafiche, esperienza, contesto e fiducia nel gruppo di lavoro).
L’indagine è stata condotta su nove reparti ospedalieri in cui svolgono il tirocinio gli studenti del corso di laurea in infermieristica: in queste sedi i temi della relazione, del gruppo e delle competenze vengono affrontati in corsi di formazione e quindi il personale infermieristico ha sviluppato una sensibilità verso tali argomenti. Gli infermieri coinvolti sono stati 120. Lo strumento utilizzato è stato un questionario costruito ad hoc, estrapolando alcuni items, maggiormente rappresentativi di situazioni relazionali gruppali, da test validati e adattati come la Sib – Scala di valutazione del comportamento interpersonale ed assertivo - di Willem Arrindell e il Big five test, di C. V. Caprara, C. Barabaranelli, L. Borgogni. Lo strumento finale contava 50 items che rappresentano situazioni sociali e lavorative con cui l’infermiere si confronta quotidianamente.
L’analisi delle variabili del questionario ha permesso di individuare 6 fattori che sembrano essere rappresentativi delle competenze relazionali gruppali che gli infermieri coinvolti nell’indagine hanno indicato come maggiormente significativi:

  1. gestione dei limiti personali;
  2. coerenza nelle proprie opinioni;
  3. cooperazione;
  4. apertura;
  5. cordialità;
  6. supporto.


Questi sei fattori emersi trovano in letteratura i seguenti punti di accordo:

  • la gestione dei limiti personali e supporto consentono di creare delle alleanze tra i colleghi, contribuendo a costruire quei legami istituzionali (Kaës, 1998) che permettono la presa in carico della sofferenza gruppale. L’ammettere con i colleghi i propri limiti, il saper chiedere aiuto portano ad un avvicinamento all’altro in quanto simile a sé. La consapevolezza del proprio o altrui disagio determina un aumento del sostegno tra i colleghi, dell’apertura e della flessibilità nell’affrontare le difficoltà. (Bertani e Mazzoleni, 2003). Come sostiene E. Diet (1998): “… Ci appoggiamo tutti ai nostri gruppi di appartenenza e l’istituzione e l’organizzazione non sono cose esterne, ma oggetti e sistemi di relazioni introiettate e investite…”;
  • la “cooperazione” è legata all’integrazione (Quaglino, 1992) che sviluppa la collaborazione tra i membri, ove la relazione è fondamentale in quanto permette ai membri stessi di condividere un obiettivo. Per raggiungere l’obiettivo, oltre alla chiarezza, ci deve essere accordo reciproco sui risultati da raggiungere (Kets De Vries, 2001). Molte ricerche effettuate tra il personale sanitario dimostrano come la collaborazione è strettamente legata ad una comunicazione chiara, alla condivisione dei ruoli e dei valori ed al rispetto del punto di vista dell’altro;
  • la coerenza con le proprie opinioni sottolinea la capacità dell’operatore nell’esprimere e mantenere le proprie opinioni e viene analizzata anche nell’Interaction process analysis (Bales 1950, 1970);
  • l’apertura viene descritta dagli items del Big five test come “l’andare in cerca di una soluzione nuova a quei problemi per i quali ne è già disponibile una efficace, l’essere affascinato da ogni novità, credere che un problema possa essere risolto in modi molto diversi”. Secondo Quaglino (1998): “… È anche la percezione di esprimere le proprie idee, i dubbi, i sentimenti. L’apertura permette di accettare anche il disaccordo e il dissenso, indispensabili per il risultato finale; preserva il gruppo dal conformismo, aumentando la creatività e riducendo i rischi degli errori…” Tale abilità risulta fondamentale quindi in un lavoro di squadra, in un contesto sanitario dinamico che richiede ai suoi operatori di essere elastici ma anche creativi e innovativi per affrontare nuove sfide.


Alcune considerazioni
Dall’analisi effettuata sui fattori indicati è emerso che l’apertura è probabilmente influenzata dal contesto, quindi si può ipotizzare, come sostiene anche Ekavall G. (1997) che “… un ambiente sereno basato sulla fiducia permette una maggiore sicurezza nelle relazioni; quando c’è un alto livello di fiducia le persone osano di più, si sentono libere di uscire dagli schemi e di avere altri punti di vista e possono essere prese iniziative senza timore…”. Sembrano invece non avere alcuna influenza le variabili riferite all’età anagrafica e all’anzianità di lavoro.
Si evidenzia inoltre, come la fiducia influenzi i sei fattori estratti e quindi è possibile pensare che le competenze relazionali gruppali degli infermieri siano favorite dall’atmosfera di fiducia presente tra i membri del team. Scrima e Di Maria (2009) sostengono che “… La fiducia è uno degli elementi predittivi dell’efficienza dei gruppi di lavoro, che determina il sentirsi sicuro delle proprie capacità, il confidare nelle proprie esperienze e conoscenze ed in quelle degli altri…”.
Anche Kets de Vries afferma che là dove regna la fiducia, qualunque sia il luogo - la foresta pluviale, la società pigmea o l’ufficio di New-York - tutto si risolve.
La capacità di relazionarsi nel gruppo di lavoro è fondamentale in un contesto sanitario ove l’incontro con la malattia e la sofferenza portano gli infermieri a vivere momenti di smarrimento: il gruppo diviene la rete per contenere e trasformare le angosce arcaiche.
La formazione infermieristica dovrebbe quindi prevedere l’acquisizione di tali competenze in quanto la relazione è un processo chiave che permette il funzionamento operativo del gruppo di lavoro grazie non solo allo scambio di informazioni ed al raggiungimento degli obiettivi, ma favorendo la collaborazione, la fiducia e la coesione. È essenziale indurre nei membri del gruppo una consapevolezza sulla necessità di possedere delle competenze relazionali che favoriscano l’integrazione e la reciprocità: tutto ciò risulta fondamentale soprattutto in un contesto di cura ove a volte i vissuti sono così densi di sofferenza da bloccare le relazioni, la comunicazione, il supporto tra gli operatori. 
 

BIBLIOGRAFIA

- Arrindell W, Nota L, Sanavio E, Sica C, Soresi S (2004). Sib. Valutazione del comportamento interpersonale e assertivo. Trento, Erickson;
- Ekavall G (1997). Il clima organizzativo per la creatività e l’organizzazione. Psicologia e Lavoro, 105;
- Kaës R, Pinel J P, Kerberger O, Correale A, Diet E, Duez B (2008). Sofferenza e psicopatologia dei legami istituzionali. Borla;
- Kets De Vries M F R (2001). L’organizzazione irrazionale. Milano, Raffaello Cortina Editore;
- Quaglino G P (1990). Appunti sul comportamento organizzativo. Torino, Tirrenia Stampatori;
- Quaglino G P, Casagrande S, Castellano A (1992). Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo. Milano, Raffaello Cortina Editore;
- Scrima F, Di Maria F (2009). Psicodinamiche di convivenza nel gruppo di lavoro: un'indagine esplorativa. Risorsa uomo, fascicolo 4;
- Speltrini G (2002). Stare in gruppo. Bologna, Il Mulino.

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