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EDITORIALE

Un contratto che parla di professionalità

di Barbara Mangiacavalli

Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi

La prima tappa del rapido percorso di ulteriore, costante ascesa della nostra professione, si è presentata in questo inizio d’estate con un duplice obiettivo in un solo colpo: il nuovo contratto e lo sviluppo delle nuove competenze degli infermieri.

Mantenendo infatti la promessa già insita nella loro approvazione della bozza di accordo Stato-Regioni sulle competenze avanzate per la nostra professione, e visto lo stallo che le istituzioni governative, le Regioni hanno preferito scegliere il contratto come risposta alla definizione di questo primo, nuovo e indispensabile tassello per il cambio di rotta che necessariamente dovrà effettuare l’assistenza del Servizio sanitario nazionale. Dribblando di fatto l’ormai noto comma 566 della legge di stabilità 2014 e rendendo omogenee le previsioni già attuate spontaneamente in molte realtà locali per ottimizzare i servizi contenute nell’accordo Stato-Regioni.

Il Comitato di settore Sanità ha inserito l’infermiere specialista nell’atto di indirizzo all’Aran per il nuovo contratto.

Questo significa che ora, al tavolo delle trattative ormai ai nastri di partenza, non si dovrà solo recuperare la dignità degli infermieri e degli altri professionisti sanitari, costretti da oltre sei anni a veder ridotto il loro stipendio in termini assoluti, ma soprattutto dal punto di vista di un potere di acquisto che ha perso almeno il 25% del suo valore. Si dovranno infatti gettare le basi, sia di inquadramento e di carriera, sia economiche, per l’ulteriore balzo in avanti possibile con le competenze avanzate.

Gli infermieri con questo passo ottengono un’importante affermazione professionale. E’ delle professioni intellettuali infatti avere nel loro Dna diversi livelli di responsabilità che arrivano fino alla dirigenza, quella vera. E sia la legge Madia sulla riforma della Pubblica amministrazione, sia ora le basi del nuovo contratto ci riconoscono questo status inserendo la nostra professione a pieno titolo nel contratto della dirigenza sanitaria e anche prevedendo nei fatti una crescita professionale che rappresenta una ulteriore testimonianza e un altro trampolino di lancio per lo sviluppo dell’infermieristica italiana.

E’ chiaro: l’atto di indirizzo non è il contratto e comunque le Regioni fanno riferimento alla bozza di accordo che norma le aree delle competenze avanzate. Ma l’atout è ormai sul tavolo dei giochi che i sindacati dovranno condurre per ottenere questa volta ci auguriamo in un vero gioco di squadra, i migliori risultati di sempre.

Gli infermieri sanno bene cosa hanno dovuto affrontare in questi lunghi anni in cui, al di là della pur importantissima questione economica, sono stati messi nelle condizioni di svolgere il loro lavoro, quella professione che hanno scelto e sentono dentro di sé, tra mille difficoltà, con mille ostacoli, dai turni di lavoro impossibili agli organici sempre più ridotti, dalla crescita dell’età media che per la nostra professione spesso determina situazioni di disagio all’assenza di quel supporto che, sul territorio, sappiamo tutti benissimo essere necessario per preservare davvero la salute dei cittadini, dei nostri assistiti.

Le Regioni e il ministero della Salute hanno mantenuto ora la promessa e la coerenza. La promessa di dare un nuovo impulso alla valorizzazione delle professioni sanitarie seguendo le linee indicate, come anche lo stesso atto di indirizzo ricorda nelle sue premesse, nel Patto per la salute e nel recepimento di tutte le ultime direttive europee in materia. La coerenza perché sono state le Regioni le prime a sottoscrivere e approvare con la bozza di accordo sulle nuove competenze degli infermieri.  

Certo, il lavoro non finisce qui e spetterà poi all’Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie, ricostituito presso il ministero dell’Università a marzo di quest’anno, prevedere i vari percorsi formativi, compreso, per la laurea magistrale i nuovi indirizzi clinici, implicito nella nuova figura di professionista specialista.

Ma la scelta del Comitato di settore conferma l’efficacia della politica portata avanti dall’Ipasvi. Da ora in poi, quando il tavolo contrattuale sarà aperto, toccherà ai sindacati, che dovranno davvero mettercela tutta, far applicare, difendere e tutelare il lavoro dei nostri professionisti e di tutti gli operatori chiamati in causa nel nuovo modello di assistenza disegnato dalle Regioni. Concertazione e collaborazione reale sono le parole chiave per continuare a lavorare fianco a fianco in un nuovo modello di sanità sicura, efficace, appropriata e sostenibile.

Così, nel nuovo contratto ci sarà il “professionista specialista”, laureato e con un master di primo livello nelle professioni sanitarie. E ci sarà un “professionista esperto”, quello che ha acquisito competenze avanzate grazie a percorsi formativi complementari regionali e le attività professionali svolte anche in base a protocolli concordati tra le rappresentanze delle professioni, di quelle mediche e dell’area sanitaria in generale.

Ma nel nuovo contratto e nella nostra professione, non dobbiamo mai dimenticarlo, c’è soprattutto la realizzazione e la materializzazione di quello spirito, di quella volontà che ci fa essere sempre accanto ai nostri assistiti, che ci fa essere sempre pronti ad affrontare qualunque avversità purché possano vedere realizzati i loro bisogni di salute, che ci fa essere pronti, preparati e aggiornati anche al di là di quello che ci viene riconosciuto se questo serve per poter scrivere la nostra assistenza con la “A” maiuscola. Che ci fa essere, semplicemente e orgogliosamente, infermieri.

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