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NORME E CODICI

Che cos'è il Codice per la Commercializzazione dei sostituti del latte materno?

di Luisa Mondo

Epidemiologa, Servizio regionale di epidemiologia, Asl TO 3 - Regione Piemonte, Ibfan Italia

Il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno è una convenzione internazionale approvata nel 1981 dall’Assemblea mondiale della sanità. Inizialmente costituito da 11 articoli, viene aggiornato circa ogni 2 anni, con risoluzioni necessarie a chiarire dei punti, fronteggiare nuove strategie commerciali o aggiornare i relativi dati scientifici.
È internazionale ovvero ha valore universale anche se nato per tutelare l’allattamento nei paesi in via di sviluppo: l’Oms stima che ogni 30 secondi muoia un bambino a causa dell'uso del biberon in condizioni non igieniche, poiché spesso l’acqua utilizzata per diluire il latte artificiale (La) non è potabile e non è possibile sterilizzare biberon e tettarelle. Inoltre, le confezioni di La hanno un costo altissimo e le madri, nel tentativo di far durare di più il barattolo, diluiscono troppo la polvere, cosicché il bebè finisce per non ricevere tutto il nutrimento di cui ha bisogno.
Il Codice si riferisce alla commercializzazione poiché uno dei principali ostacoli all’allattamento al seno è rappresentato dalle sconsiderate politiche di marketing messe in atto dalle ditte produttrici di alimenti per l’infanzia, che effettuano campagne pubblicitarie rivolte alle famiglie e anche agli operatori sanitari (tramite donazioni di materiale e forniture di latte in polvere per i servizi ospedalieri).
Il Codice si applica a tutti i sostituti del latte materno, inclusi i cosiddetti latti speciali, di proseguimento e di crescita, alimenti e bevande complementari se indicati per un’età inferiore ai 6 mesi, biberon e tettarelle. È importante ricordare che il Codice non vieta l’uso né la vendita di tali prodotti, ma pone delle restrizioni alla loro commercializzazione, in modo che nessun sostituto sia reclamizzato o promosso mediante sconti, offerte speciali, campioni omaggio, forniture gratuite agli ospedali, etc. Gli articoli e le risoluzioni del Codice sono frutto di trattative con le aziende produttrici di sostituti del latte materno che hanno partecipato alla stesura del Codice accettandolo come standard minimo universale.

Come è stato recepito il Codice dalla legislazione italiana?
In Italia il Codice non è recepito completamente, ma solo nelle sua parti essenziali, sia per volontà dei legislatori nazionali, sia in relazione alle precedenti direttive europee in merito. La normativa vigente vieta esplicitamente la pubblicità di alimenti per bambini di età compresa tra 0 e 6 mesi, che possono essere reclamizzati, invece, su riviste dedicate agli operatori sanitari solo a patto che abbiano carattere scientifico e riportino notizie basate su informazioni chiaramente documentate. È in ogni caso vietato offrire campioni omaggio. Per i latti di proseguimento è permessa la pubblicità solo se concepita in modo da non causare danno all'allattamento al seno, riportando chiaramente l’indicazione dell’età da cui si possono utilizzare e specificando che questo vale nei casi in cui il bambino non sia più allattato al seno (poiché l’Oms consiglia l’allattamento al seno fino ai due anni e oltre se la mamma e il bambino lo desiderano, tenendo conto dei vantaggi del medesimo anche dopo l’inizio dell’alimentazione complementare). Le ditte devono specificare che il latte di proseguimento non è equivalente al latte materno. La réclame non deve riportare diciture o immagini riferite alla gravidanza e all’alimentazione dei neonati (comprese foto o video di bambini al di sotto dei 6 mesi).
La normativa italiana permette la pubblicità di biberon e tettarelle (che il Codice proibisce essendo strumenti atti alla somministrazione del La) e pappe o bevande per bambini piccoli. Inoltre, le etichette dei latti 1, cioè quelli indicati per i primi 6 mesi di vita, devono essere ben differenziate da quelle dei latti di proseguimento. È vietato riportare affermazioni che pongano il La come uguale o superiore all'allattamento al seno. Infine, devono precisare che i sostituti vanno introdotti dietro indicazione del pediatra, illustrare come preparare il La, spiegare la difficoltosa reversibilità della scelta di passare al La ed i rischi legati all'introduzione di sostituti del latte materno prima del 6° mese.

Che cosa chiede il Codice agli operatori sanitari e in particolare agli infermieri?
Come detto, la legge italiana prevede che il materiale informativo rivolto gli operatori sanitari debba essere limitato all'ambito scientifico, basato su evidenze documentate e documentabili. Inoltre, la normativa prescrive che le strutture e il personale sanitario promuovano l'allattamento al seno e contrastino ogni forma di pubblicità di La. Le neomamme non possono ricevere in omaggio prodotti in grado di interferire con l'allattamento al seno e alle dimissioni dei neonati non dev’essere indicato alcun La. La legge vieta che nelle cartelle di dimissioni sia previsto uno spazio apposito per la prescrizione, che va fatta invece su base individuale solo se il pediatra lo ritiene necessario.
Per quanto riguarda la sponsorizzazione di congressi ed altri eventi, è parzialmente permessa solo per quelli promossi da società scientifiche nazionali che si siano distinte per la promozione dell'allattamento materno e della corretta alimentazione del lattante e del bambino.

Cosa può fare un infermiere che osserva delle violazioni del Codice?
Innanzitutto tutti dovrebbero leggere il Codice e parlarne con i colleghi. È importante segnalare eventuali violazioni riscontrate nel proprio servizio, violazioni che talvolta possono essere addirittura involontarie tanto è radicata l’abitudine di ricevere doni ritenuti innocenti dalle ditte (poster, calendari, penne). Gli infermieri possono segnalare ai proprio dirigenti eventuali violazioni, cogliendo l’occasione per chiedere che venga svolto un momento di formazione ed informazione sul tema. Le violazioni riscontrate nei luoghi di lavoro, ma anche dove si fa la spesa o su riviste, possono essere segnalate all’Associazione Ibfan Italia [1] direttamente dal sito o tramite mail all’indirizzo violazioni@ibfanitalia.org. Per l’efficacia della segnalazione, è consigliabile inviare un campione del prodotto o una foto o una fotocopia o una scansione digitale della presunta violazione con una breve descrizione (eventuali slogan o titoli del materiale prodotto dalle compagnie), indicazione della data in cui è stata rilevata la violazione e luogo. Se possibile chiediamo di indicare il proprio indirizzo (postale o elettronico, con l’autorizzazione ai sensi delle norme sulla privacy), per essere eventualmente contattati per ulteriori informazioni (mentre la segnalazione resterà anonima per quando riguarda la registrazione del monitoraggio). Tutte le segnalazioni, se confermate e catalogate come violazione del Codice, sono utilizzate per informare chi di dovere (Ministero, direttori sanitari, garante per la pubblicità, garante per la comunicazione, associazioni di commercianti, editori, ditte), per far pressione sulle compagnie affinché allineino le loro strategie di marketing ai dettami del Codice e per la stesura periodica de Il Codice Violato.

Per saperne di più
Sul sito dell’Ibfan Italia [2] si può trovare la versione integrale del Codice, le pubblicazioni de Il Codice Violato (raccolta delle violazioni più significative), le pubblicazioni Occhio al Codice, numeri monografici del Codice Violato che illustrano violazioni importanti intercorse tra la pubblicazione di un Codice Violato e l’altro. Numerosi esempi di quanto sopra sono contenuti nelle edizioni de Il Codice Violato e Occhio al Codice, pubblicate periodicamente da Ibfan Italia. Lo scopo di Ibfan – la Rete internazionale di azioni per l’alimentazione infantile, di cui l‘associazione fa parte - è proprio quello di contrastare queste pratiche scorrette, vigilando sull'attuazione del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno Oms/Unicef.
 


Note

[1] Ibfan Italia è un’associazione senza fini di lucro, indipendente da ogni movimento politico e confessionale, impegnata ad agire nel rispetto del vigente ordinamento giuridico e dei valori sanciti dalla Costituzione italiana attraverso l’utilizzo di metodi non violenti. L’Associazione si propone di promuovere miglioramenti duraturi nelle pratiche alimentari di neonati e bambini.

[2] http://www.ibfanitalia.org/. Altri documenti sul tema sono disponibili sul sito: http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/596, sezione del sito SaperiDoc (centro di documentazione sulla salute perinatale e riproduttiva) dedicata alla protezione dell’allattamento al seno.

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