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ESPERIENZE

Un volto da infermiere: inferenze tratte dalle caratteristiche percettive del volto del neo-laureato predicono l'incarico lavorativo

di Eleonora Pasi (1), Katia Mattarozzi (2), Valentina Colonnello (3), Paola Celotti (4), Gianandrea Pasquinelli (5), Valeria Cremonini (6)

(1) Infermiera - Faenza
(2) Ricercatrice, Università degli Studi di Bologna - Bologna
(3) Ricercatrice, Università degli Studi di Bologna - Bologna
(4) Infermiere Coordinatore, AUSL Romagna - Ravenna
(5) Professore Associato, Università degli Studi di Bologna - Bologna
(6) Professore a.c. Corso di Laurea in infermieristica, Università degli Studi di Bologna, Campus di Ravenna - Ravenna

Corrispondenza: eleonora.pasi@studio.unibo.it

Diversi studi dimostrano che i volti sono stimoli salienti per l’uomo in virtù del loro valore sociale e comunicativo. Un volto, anche quando non sta esprimendo un’emozione specifica, è in grado comunque di trasmettere all’osservatore informazioni salienti. Todorov et al. (2015) evidenziano infatti che un individuo, esposto anche solo per pochi secondi ad un volto sconosciuto, riesce a trarne una prima impressione, inferendo caratteristiche di personalità, come attendibilità e competenza.
Sebbene queste inferenze non siano necessariamente corrispondenti alla realtà, sono in grado di influenzare diversi outcomes sociali come il successo elettorale (Todorov et al., 2005), decisioni economiche (Tingley, 2014) e giuridiche (Wilson, Rule, 2015), oltre al successo sul lavoro, la carriera e il ruolo raggiunto (Fruhen et al., 2015). In particolare uno studio (Fruhen et al., 2015) evidenzia come affidabilità e dominanza derivanti dalla prima impressione concorrano nel determinare la remunerazione e i premi lavorativi ricevuti soprattutto da chi lavora in posizioni dirigenziali. La percezione di affidabilità influenza anche i processi di reclutamento e selezione del personale, soprattutto nelle prime fasi di negoziazione (Klotz et al., 2013).
Nel loro insieme questi studi sottolineano che anche le decisioni prese durante la selezione di personale per determinati incarichi possano andare oltre fattori prettamente razionali come competenza, esperienza e capacità.
Scopo di questo nostro studio è esplorare il ruolo delle inferenze tratte dalle caratteristiche fisiche di un volto, comunemente definito come la prima impressione, nel reclutamento di personale sanitario ed in particolare nel reclutamento di infermieri neo-laureati. Si è voluto quindi indagare se e in che misura le inferenze tratte dalle caratteristiche fisiche del volto di un neo-laureato infermiere possano predire la probabilità di trovare lavoro come infermiere, nel settore privato, nei sei mesi successivi alla laurea.

Il nostro percorso
Hanno partecipato allo studio 42 neo-laureati in infermieristica, 8 maschi e 34 femmine. Coloro che hanno aderito allo studio hanno concesso per l’utilizzo una propria foto tessera. Ciascun volto è stato presentato a 84 soggetti, reclutati tra gli studenti iscritti al primo anno del CdL in Infermieristica e tra persone comuni. A tutti questi è stato chiesto di effettuare un compito di rating, basandosi sulla prima impressione: nello specifico hanno giudicato quanto un volto appariva loro: affidabile, competente, dominante, piacevole, capace di rassicurare, di prendersi cura di qualcuno e di fare l'infermiere. Per ogni dimensione è stata utilizzata una scala di risposta a 9 punti, dove 1 significa per nulla e 9 estremamente.
Poiché siamo interessati alle inferenze derivanti dall’apparenza del volto non contaminate da una conoscenza a priori, al fine di escludere dalle analisi dei dati gli eventuali partecipanti che potevano conoscere l’infermiere, una prima domanda riguardava proprio la possibilità di aver già incontrato o meno quella persona. Il compito è stato svolto sempre con lo stesso strumento (computer portatile), quindi sono state garantite le stesse condizioni di visibilità a tutti i partecipanti.
I dati derivati dal compito di rating sono stati messi in relazione con informazioni chieste ai neo-laureati in infermieristica tramite intervista telefonica, nel giugno - luglio 2016. Più precisamente al neo-laureato veniva chiesto se stava lavorando o se aveva lavorato in qualità di infermiere nei sei mesi successivi alla laurea.
|I dati sono stati analizzati considerando come variabile dipendente dicotomica (regredendo) il lavorare o non lavorare a 6 mesi dalla laurea, e come possibili predittori il rating medio di piacevolezza, competenza, famigliarità, affidabilità, dominanza, capacità di prendersi cura, di rassicurare, e di ricoprire bene il ruolo da infermiere. In ultimo è stato inserito anche come variabile dipendente il voto di laurea.

Risultati
I risultati evidenziano che le inferenze tratte dalle caratteristiche fisiche di un volto sono in grado di predire, nell’83,3% dei casi osservati, l’impiego lavorativo nei sei mesi successivi alla laurea. Non tutti i tratti di personalità inferiti dal volto influenzano la probabilità di essere assunti: sono in particolare l’affidabilità percepita (ovvero la valenza edonica del volto) e il senso di familiarità che il volto evoca ad influenzare significativamente la possibilità che un neo-laureato infermiere trovi lavoro nei sei mesi successivi alla laurea. Più precisamente, tanto più un volto appare affidabile e famigliare tanto più è probabile che il neo-laureato sia stato assunto. Questo risultato è del tutto coerente con diversi studi in letteratura, che mostrano come le inferenze tratte dalle caratteristiche percettive di un volto siano in grado di influenzare significativamente diversi outcome sociali (Todorov et al., 2015), e tra questi anche la selezione del personale o il salario percepito (Klotz et al., 2013).
Tuttavia, queste inferenze risultano spesso inaccurate e non trovano riscontri nel comportamento effettivo dell’individuo (Todorov et al., 2015).
Il fatto che queste attribuzioni di personalità siano spesso poco accurate e scarsamente congruenti con la realtà è chiaro se si pensa agli innumerevoli errori di valutazione che si fanno al primo approccio con un individuo, e che sarebbero evitabili essendo meno avventati e più accurati.
Giudicare un ‘libro dalla copertina’ appare a questo punto un’azione che, per quanto automatica e non controllabile, non garantisce un vantaggio, bensì crei aspettative che possono non rispecchiare la realtà. Nonostante ciò, importanti decisioni sono prese sulla base di queste inferenze.
Le inferenze tratte dai volti derivano da processi automatici, di tipo adattivo, che si possano considerare informativi solo nella situazione immediata, ma che risultano essere indicatori imprecisi di tratti di personalità stabili (Todorov et al., 2014). Il presente studio mostra come anche nell’ambito sanitario, e più precisamente nella selezione dei professionisti della salute, i processi inferenziali basati su come appare il volto del neo-laureato, e quindi con un curriculum privo di esperienza, possano determinarne l’assunzione.
 

BIBLIOGRAFIA

- Fruhen LS, Watkins CD, Jones BC, (2015). Perceptions of facial dominance, trustworthiness and attractiveness predict managerial pay awards in experimental tasks. The leadership Quarterly, 26, 1005-1016.
- Klotz AC, Da Motta Veiga SP, Buckley M., Gavin MB, (2013). The role of trustworthiness in recruitment and selection: A review and guide for future research. Journal of Organizational Behavior , 34,104-119.
- Tingley D, (2014), Face-off: facial features and strategic choice. Political Psychology,35,35-5.
- Todorov A, Mandisodza AN, Goren A, Hall CC, (2005). Inferences of competence from faces predict election outcomes. Science, 308, 1623-1626.
- Todorov A, Olivola CY, Dotsch R, Mende-Siedlecki P, (2015). Social Attributions from Faces: Determinants, Consequences, Accuracy, and Functional Significance. Annual Review of Psychology,66,519-545.
- Wilson JP, Rule NO, (2015). Facial trustworthiness predicts extreme criminal-sentencing outcomes. Psychological Science, 26(8) 1325-1331.

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