FNOPI / Formazione e Ricerca / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°2 - 2018 / L'appropriatezza nell'assistenza di base in un servizio di medicina - Rivista l'Infermiere N°2
ESPERIENZE

L'appropriatezza nell'assistenza di base in un servizio di medicina

di Chiara Guidotti (1), Claudia Cianfrocca (2), Saverio Blancato (3), Daniela Tartaglini (4)

(1) Infermiera, Università Campus Bio-Medico - Roma
(2) Infermiera, Università Campus Bio-Medico - Roma
(3) Infermiere, Università Campus Bio-Medico - Roma
(4) Dirigente Infermieristica, Università Campus Bio-Medico - Roma

Corrispondenza: c.guidotti@unicampus.it

In molti ospedali del nostro Paese è ormai organizzata e gestita l’assistenza di base, intendendo con questo termine l’insieme di attività che facilitano il soddisfacimento dei bisogni fondamentali dell’assistito, essendo finalizzata al recupero, al mantenimento e allo sviluppo del livello di benessere e di autonomia dell’individuo stesso.
Se si analizza però l’affidamento dell’assistenza di base ai componenti del team sanitario, ecco il panorama si frastaglia abbondantemente da Nord a Sud: vogliamo qui soffermarci sulle realtà più positive, in questa sede, in cui infermieri e OSS lavorano fianco a fianco con una gestione organizzata dell’assistenza di base ai degenti, sulla base di procedure e job description che declinano i contenuti del Profilo di questo operatore, contestualizzandoli in base alla tipologia di pazienti e al servizio specifico. A seguito di questo potrà accadere che un Oss operante in un team di Medicina si occupi in prima persona della cura e pulizia del cavo orale di pazienti non autosufficienti, mentre in un servizio di Terapia Intensiva per un paziente politraumatizzato questa stessa prestazione sia affidata a un infermiere.
In questa analisi va considerato anche l’ottimizzazione delle risorse disponibili, che sappiamo essere sempre scarse e che vanno utilizzate con massima appropriatezza, perché tutto quello che può essere risparmiato possa essere reinvestito al fine di migliorare il benessere del paziente e dell’intera struttura organizzativa. Il tempo del professionista infermiere, per esempio, è una risorsa preziosa, che deve essere destinata alla presa in carico e alla gestione del percorso assistenziale, e deve essere investito per pazienti ad alta intensità di cura. Ma l’OSS non è equamente presente nel Paese: mentre nel Nord è da tempo presente nelle strutture ospedaliere e nel Centro si sta consolidando, nel Sud non è ancora riconosciuta come una vera e propria figura assistenziale. La valenza di questa figura, inoltre, risulta assai diversificata da Regione a Regione. Le esperienze che sono in atto nelle varie realtà italiane mostrano difformità, ma complessivamente vi è un riconoscimento positivo del contributo di questo operatore, soprattutto nelle aree mediche.

L’esperienza di una degenza di medicina del Lazio
Per incentivare l’Azienda all’assunzione di un numero sempre maggiore di Oss, nel periodo tra Febbraio e Marzo 2015 è stato condotto uno studio presso il nostro servizio, una degenza di Medicina Interna, dove al momento non era inserita la figura dell’Oss.
Il fine era quello di fornire dati oggettivi circa l’utilizzo della risorsa infermieristica per attività dell’assistenza di base. Per la rilevazione dei dati è stata elaborata una scheda di raccolta (Figura 1), nata dal coinvolgimento diretto di un’équipe infermieristica con competenze specifiche nell’assistenza di pazienti complessi appartenenti alle aree cliniche di Geriatria e di Medicina Interna.

Figura 1 - Scheda per la raccolta dati
Figura 1 - Scheda per la raccolta dati


Nelle 90 giornate di osservazione si sono registrate 287 prestazioni, con il bagno in letto e la terapia farmacologica per os ai primi posti per frequenza di effettuazione da parte del personale infermieristico. Suddividendo i pazienti in relazione al livello di autonomia in dipendenti e semi-dipendenti, il tempo medio per paziente dipendente impiegato dall’infermiere nelle cure igieniche (bagno in letto, igiene del cavo orale, igiene perineale, sostituzione del pannolone, rifacimento del letto vuoto e del letto occupato) risultava 29 minuti contro gli 11 minuti nei pazienti semi-dipendenti (Tabella 1).

Tabella 1 - Tempi per le prestazioni a pazienti dipendenti e parzialmente dipendenti (tempo impiegato in minuti, media + SD)
Tabella 1 - Tempi per le prestazioni a pazienti dipendenti e parzialmente dipendenti (tempo impiegato in minuti, media + SD)


Suddividendo invece i pazienti in base allo stato cognitivo in orientati e disorientati, è stato osservato che il tempo impiegato dal personale infermieristico per le prestazioni relative a “igiene e cura della persona” e “somministrazione della terapia” per paziente risultava decisamente maggiore nei pazienti disorientati (con un valore medio rispettivamente pari a 17±1,2 e 4,2±0,4 minuti).

Discussione
Dai risultati è emerso che il personale infermieristico impiega gran parte del proprio tempo a svolgere prestazioni come la somministrazione della terapia orale e l’igiene e cura del paziente, in particolare nei soggetti dipendenti e disorientati.
Un’attenta analisi delle prestazioni indagate potrebbe invece dare risultati diversi: in primo luogo le prestazioni dell’assistenza di base, sia per soggetti parzialmente che totalmente dipendenti, possono essere affidate agli OSS sulla base di istruzioni di lavoro, definite a misura della casistica del servizio.
Liberato da prestazioni che possono essere proficuamente assegnate ad altra figura, le funzioni specifiche dell’infermiere potrebbero essere svolte con maggiore agio, come la gestione della terapia, la pianificazione e gestione dei percorsi assistenziali, la valutazione congiunta dei pazienti col team medico.

Conclusioni
Dalla nostra esperienza risulta quindi auspicabile l’introduzione nell’area medica della figura dell’OSS, che, collaborando strettamente con l’infermiere, può migliorare la qualità dell’assistenza. Percorsi in ‘gemellaggio’ con altre aziende in cui tutto questo si è già attuato potrebbero aiutare anche quei servizi di altre parti del Paese dove invece il processo di re-ingegnerizzazione dell’assistenza deve ancora avviarsi.
 

BIBLIOGRAFIA

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- Dumont M. The development and benefits of working together in geriatric short stay units. Soins Gerontol (2014). Vol (107), May-Jun, 28-32.
- Vanzetta M., Valicella F., (2014), L'operatore socio sanitario. Manuale per la formazione. Milano, VI Edizione, McGraw-Hill.

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