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SCAFFALE

Ho perso la voce

di Marina Vanzetta

Editore: Independently published - 2018
pagine 56, euro 15,13; formato Kindle euro 8,55

Ho perso la voceLa storia di Gianfranco e della sua voce che va via è un delizioso prodigio di comunicazione efficace in sanità.

Marina Vanzetta con una scrittura lineare, semplice, facile da comprendere, ci racconta il percorso di salute e malattia, e poi in qualche modo, di nuova salute nonostante tutto, di una persona adulta affetta da una di quelle patologie tumorali che vanno a toccare una delle principali funzioni che l'essere umano utilizza per entrare in relazione con gli altri: il parlare, il parlare con la propria voce.

Gianfranco, rappresenta a suo modo il prototipo di uomo maturo, solido, sano, ma con la sua storia come persona e come soggetto che ha avuto solo qualche sporadica esperienza di controlli della propria salute. Gianfranco, come tanti di noi preso dal suo vivace vivere quotidiano non ascolta e non fa caso abbastanza ai sintomi che il suo corpo gli manda, nè ascolta abbastanza chi a quei sintomi chiede con forza di dare piú attenzione.

Ed ecco allora che una terapia abbastanza generica, prescritta dopo la descrizione dei sintomi per interposta persona, altro non fa che mascherare il quadro e allungare i tempi per la necessaria presa in carico mirata. E poi ci sono i comportamenti di vita, anche quelli comuni a tanti, il fumo (le Alfa senza filtro) e il vino (il Teroldego) che vengono descritti come terreno fertile all’instaurarsi della malattia.

Il percorso di Gianfranco comincia da lì, dal fastidioso mal di gola, che diventa abbassamento di voce e afonia, fino a quando non decide “da solo” di parlarne questa volta davvero con il proprio medico. Da qui l’autrice, riesce a descrivere dentro con questo racconto breve, tutti i passi di un paziente affetto da tumore alla laringe, dalla diagnosi alla cura, alla riabilitazione.

Lo schema narrativo scelto, le permette di dare in modo leggero, informazioni invece molto precise al lettore su cosa possa significare questo percorso: gli esami diagnostici, l’intervento, il ritorno dalla sala operatoria e i primi giorni con la tracheostomia, la gestione della cannula, la riabilitazione e le nuove prospettive per recuperare la funzione della voce, le possibilità offerte dalla tecnologia e le piccole strategie quotidiane.

Già questo, messo nelle mani di pazienti e familiari, permette loro di capire l’oggi della diagnosi e dell’intervento e intravederne le prospettive in modo concreto e con il gergo della vita vissuta. Eppure in questa cinquantina di pagine, c’è molto di più, c’è la sapiente considerazione della presa in carico della persona nella sua globalità, e non è un caso che la Vanzetta sia un’infermiera. Ecco che allora si comprende perché il libro cominci al bar “il Buncher”, anzi dentro al bar il lettore è proprio condotto per mano, per vederne i tavoli, ascoltarne le voci, apprezzarne gli odori e i sapori, ma soprattutto sentire quanto quel luogo possa mancare a Gianfranco durante la sua malattia e come siano proprio gli amici che lo abitano quotidianamente, un’opportunità fondamentale di ripresa. Ripresa, è un po' poco, la storia di Gianfranco è una preziosa storia di resilienza, in cui non solo riesce a “risalire” sulla barca della propria vita, ma ci risale arricchito dal recupero di esperienze familiari antiche (il vecchio vespino anni 50 lasciato dal padre), dal godere di ciò che temeva di aver perso (le sue belle montagne che sono descritte in modo mirabile), dal condividerle con gli amici e dal rendersi risorsa per coloro che stanno passando per la sua medesima situazione.

Con questo racconto, la Vanzetta propone un interessante modello di fare informazione in sanità. Attraverso infatti la metafora del racconto è possibile che le persone riescano a prendere contatto con realtà anche molto difficili, per cominciare a farle proprie senza forse, spaventarsi troppo.

Queste pagine hanno un altro valore aggiunto, parte del ricavato sarà devoluto all’Associazione Mutilati della Voce di Verona, un motivo in più per farlo proprio ed invitare altri a farlo, dagli studenti, agli operatori, ai pazienti, ai loro familiari e amici.
 

Immacolata Dall’Oglio

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