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EDITORIALE

Carenza infermieri: puntare a un sistema che garantisca maggiore occupazione ma soprattutto maggiori competenze

di Barbara Mangiacavalli

Presidente Federazione Nazionale Ordini delle Professioni infermieristiche (FNOPI)

Abbiamo pochi infermieri assunti nel SSN o chiaramente stabilizzati dentro altri istituti privati, è un dato di fatto. E spesso sono anche utilizzati impropriamente in attività e competenze che non sono caratterizzanti la nostra professione.

Assistiamo a un uso inappropriato di professionisti per colmare le carenze con cooperative e lavoro interinale che penalizzano soprattutto i giovani e creano un effetto placebo sugli organici di alcune Regioni non consentendo il loro reale adeguamento ma soprattutto non garantendo lo sviluppo di competenze avanzate spendibili nel sistema.

Il ministro della Salute Giulia Grillo, nell’incontro che abbiamo sollecitato perché non si può parlare solo di carenza di medici - ci ha garantito la costituzione di un gruppo di lavoro a cui, oltre al ministero e alla FNOPI, parteciperanno anche i cittadini, primi destinatari della nostra professionalità.

Ministro che ha spontaneamente sollevato la questione delle retribuzioni contrattuali nel momento in cui abbiamo sottolineato che siamo gli infermieri peggio pagati d’Europa e che rischiamo di vedere anche ridotta nei prossimi anni la nostra busta paga.

Un gruppo di lavoro che dovrà dare soluzioni concrete al problema e riconoscere quanto più sarà possibile le specializzazioni infermieristiche e in molti casi l’infungibilità di queste, proprio per garantire un’assistenza non casuale e di compromesso organizzativo, ma di elevata qualità e che risponda ad obiettivi di salute di medio lungo termine.

Il problema, ovviamente, resta quello delle risorse, nonostante i tentativi in atto di superare il vincolo della riduzione rispetto ai valori di spesa del 2004.

In questo quadro, quello che secondo noi va messo in campo è uno scenario in cui avvenga una trasformazione strutturale nell’organizzazione del lavoro che deve riuscire a produrre un sistema, come indicano anche i parametri e le organizzazioni internazionali, a minore densità medica (con una loro maggiore focalizzazione e specializzazione) per lasciare Possibilità di espressione ad altri professionisti.

Si deve riuscire ad aumentare rapidamente l’assunzione di infermieri per accompagnare l’evoluzione dei bisogni e migliorare appropriatezza e sostenibilità del sistema, soprattutto nelle regioni in cui demografia ed epidemiologia rendono il gap bisogni offerta più ampio.

Per realizzare l’obiettivo Intanto è necessario:

  1. definire target espliciti di rapporto infermieri rispetto agli assistiti e agli abitanti e nello skill mix con le altre professioni da raggiungere entro periodi determinati;
  2. accompagnare i cambiamenti con azioni (sperimentazioni, formazione, trasferimento di esperienze e così via) che aiutino l’evoluzione del sistema verso una Densità diversa tra professionisti come già avviene ad esempio nei modelli anglosassoni.


Questo perché da qui al futuro:

  • la cronicità e la demografia in genere aumentano e aumenteranno i bisogni di assistenza ed in particolare di assistenza infermieristica;
  • la crescita professionale degli infermieri permette di allargare i le nostre competenze e il nosto ambito di azione consentendo per altro ad altre professioni, come quella medica, di focalizzarsi sulle aree di cura in cui fanno realmente la differenza (i medici sono una risorsa più scarsa e costosa e vanno impiegati dopo avere “saturato” le potenzialità infermieristiche) e permettere così a noi di concentrarsi sulla nostra specifica professionale.


Naturalmente il discorso da fare è complessivo e deve coinvolgere tutte le professioni, non solo quella infermieristica.

Ma il parametro di riferimento è e deve restare il paziente.

In questo senso parla chiaro l’Ocse: “Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana è una delle più vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di età e, secondo i dati Istat, nel 2050 circa l'8% degli italiani avrà più di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l'assunzione del personale infermieristico. Si calcola che la carenza di infermieri, già importante soprattutto al Nord, aumenti ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17 mila all'anno) e le nuove assunzioni (8 mila all'anno). L'Italia ha meno infermieri che medici la maggior parte dei quali (70%) lavorano in strutture pubbliche. L'università italiana non forma abbastanza infermieri: dovrebbe incrementare la capacità dei corsi per le professioni infermieristiche, ma le domande di ammissione rimangono più alte dei posti disponibili, soprattutto al Sud. La carenza è dovuta alla mancata copertura dei posti di lavoro di circa il 15 per cento”.

Per farlo secondo l’Oms l’Italia deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza (“una parte della popolazione ha esigenze sanitarie che non ricevono assistenza” secondo l’Oms, specie in alcune Regioni creando diversità e disuguaglianze), deve aumentare ancora una volta il numero di infermieri: Il numero degli operatori del sistema sanitario è cresciuto negli ultimi dieci anni. La percentuale di medici è di 3.8 ogni 1000 abitanti, un valore più elevato rispetto alla media UE (3.6). Invece il numero di infermieri rimane basso: 6.5 ogni 1000 abitanti.

Il cambiamento demografico ed epidemiologico legato all’invecchiamento e all’aumento dei fattori di rischio tra gli adolescenti, richiede un riorientamento dei servizi sanitari verso l’assistenza di base e i servizi di prevenzione, entrambi meno sviluppati in Italia rispetto ad altri Paesi dell’Ocse.

Oggi l’Italia, dove di infermieri ne mancano almeno 53mila, è tra i paesi Ocse al 24° posto (su 35 paesi) nel rapporto infermieri ogni 1000 abitanti (al 15° nell’Ue-28) e dopo di lei, Spagna a parte, ci sono nazioni che non brillano per l’organizzazione dei servizi sanitari, mentre ai primi posti ci sono i Paesi del Nord Europa (Norvegia, Svizzera, Danimarca, Islanda, Finlandia, la stessa Germania e così via), tutti a partire dai 7,9 infermieri per mille abitanti del Regno Unito (che pure chiede infermieri all’Italia) fino ai 17,7 della Norvegia.

In Italia in realtà la situazione va ogni anno peggiorando e si perdono in media tra i 2.500 e 4.500 infermieri l’anno.

La carenza di infermieri è considerata un grave rischio per i sistemi sanitari oltre che per la salute dei cittadini anche a livello internazionale.

La campagna “Nursing Now”, avviata quest’anno da Oms e Icn, l'International Council of Nurses, Consiglio internazionale delle infermiere, sottolinea anzitutto che senza interventi – ritenuti necessari e urgenti – nel 2030 mancheranno nel mondo 9 milioni di infermieri e aggiunge che è necessario migliorare la percezione degli infermieri, migliorare la loro influenza e massimizzare il loro contributo per garantire che tutti abbiano accesso alla salute e all'assistenza sanitaria.

La campagna Oms-ICN prevede entro la fine del 2020 di raggiungere cinque obiettivi, analoghi in gran parte a quelli già evidenziati nella ricerca Oasi 2017 dalla Sda Cergas Bocconi:

  1. maggiori investimenti per migliorare l'istruzione, lo sviluppo professionale, gli standard, la regolamentazione e le condizioni di lavoro per gli infermieri;
  2. maggiore e migliore diffusione di pratiche efficaci e innovative nell'infermieristica;
  3. maggiore influenza per infermieri sulla politica sanitaria globale e nazionale, come parte di un più ampio sforzo per garantire che la forza lavoro della salute sia maggiormente coinvolta nel processo decisionale;
  4. più infermieri in posizioni di comando e maggiori opportunità di sviluppo a tutti i livelli;
  5. fornire ai responsabili politici e decisionali riferimenti per comprendere dove l'infermieristica può avere il maggiore impatto, cosa impedisce agli infermieri di raggiungere il loro pieno potenziale e come affrontare questi ostacoli.


E questi sono anche i nostri obiettivi che ci prepariamo a raggiungere mettendoci al lavoro con il ministro, i cittadini e le altre professioni. Tutti dobbiamo puntare ad un sistema dove non solo si garantisca una maggiore occupazione ma soprattutto maggiori competenze e rispetto nell’assolvere i mandati professionali specifici di ogni professione. Oggi così non è e, non solo noi infermieri, rischiamo di perdere specificità e appropriatezza per rincorrere i deficit economici organizzativi, rinunciando quindi allo sviluppo di assistenza e cura del nostro paese.

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