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SCAFFALE

La valutazione del paziente con ulcere croniche

di Claudia Caola, Alberto Apostoli, Angela Libardi, Emilia Lo Palo

Editore: Maggioli – collana "infermiere e la sua professione"
pagine 282, euro 32,00

La valutazione del paziente con ulcere cronicheDedicato a tutti gli infermieri
pieni di se
e non di sé.”

La dedica e il sotto titolo del libro sono d’impatto e molto eloquenti sul taglio e l’impostazione che gli autori hanno voluto dare al testo.
Si percepisce immediatamente un’intensa volontà di guidare il lettore al ragionamento e ad una presa in carico globale della persona assistita ponendo molta attenzione ad un approccio scientifico, molto curato nelle citazioni ed i lavori scelti per dare supporto alla teoria di fondo di guardare oltre la ferita.

Il passaggio dal Wound Care Versus Wound Management è assolutamente centrale e punto cardine sull’approccio centrato sulla persona, “non esistono ferite difficili, ma pazienti difficili, ossia complessi, fragili, affetti da pluripatologie croniche, spesso con problematiche socioeconomiche” (pag. 14). La citazione pone l’attenzione dell’operatore, che approccia alla persona con lesioni, su tutti gli ambiti in cui il paziente è incastonato. Non si può iniziare alcun trattamento senza una accurata valutazione e successiva progettualità da parte dell’operatore su come gestire l’intero sistema persona assistita comprensivo della rete familiare, sociale ed economica.

L’attenzione a sviluppare un pensiero critico dell’operatore, efficace, vitale e prezioso per gli assistiti emerge in tutto il testo. È molto apprezzabile anche il valore che viene dato al professionista infermiere in grado di mettersi in discussione e di interrogarsi sulla propria pratica clinica tarando l’agire in funzione della letteratura scientifica di riferimento accuratamente ricercata e utilizzata nel percorso di cambiamento culturale al quale tutti dovremmo auspicare.

La struttura del testo permette un inquadramento immediato dell’argomento. A supporto di tale struttura sono molto utili le tabelle e le figure riassuntive che orientano e sintetizzano concetti più specifici e complessi. Molto funzionale il “Glossario” posto al termine dei capitoli, permette di focalizzare i termini più importanti rispetto all’argomento trattato.

Ogni “Parte” del testo ha uno specchietto riassuntivo sugli argomenti che i capitoli si propongono di affrontare e sui riferimenti che verranno messi in evidenza.
Si da grande valore, inoltre, agli aspetti demografici, epidemiologici ed economici con particolari confronti internazionali che mettono in relazione i vari approcci utilizzati a livello mondiale nell’affrontare il “problema” lesioni croniche ed acute.

Per ogni tipologia di lesione, in base all’etiopatogenesi, gli autori danno informazioni su: “dimensioni del problema (nazionale de internazionale), come si formano (meccanismo eziopatogenico), quali sono le caratteristiche del paziente ed in fine quali sono le caratteristiche della lesione”.

Il linguaggio tecnico utilizzato è supportato da elementi pratici e di immediata comprensione, la letteratura supporta percorsi snelli come le tecniche applicate in sanità dalla metodologia del Lean Thinking (pensiero snello). Es. percorso a tappe descritto nel capitolo 7 (pag. 129).

L’impatto delle lesioni sulle attività di vita del paziente e della sua rete familiare e/o sociale è descritto ed approfondito nel capitolo 12. Notevole l’attenzione che viene posta a tutte le dimensioni del malato: fisica, psicologica, sociale ed economica.
Non da meno è affrontato il problema della gestione del dolore e di tutti gli stati d’animo correlati ad una persona che prova del dolore, soprattutto se per un tempo assai prolungato.

Le scale scelte (cap. 13) per la valutazione delle lesioni permettono, anche all’infermiere che approccia per la prima volta alla valutazione del paziente con lesioni, di strutturare un ragionamento clinico e critico oggettivo configurante lo stato della lesione. Gli score inseriti permettono un linguaggio univoco ed inconfutabile che guida e consente un’informazione assolutamente il più verosimile e aderente alla realtà della ferita stessa.

Sicuramente in modo intensionale gli autori ci lasciano con suspense su la fatidica domanda: “E quindi cosa ci metto sopra?”. Per chi si occupa di lesioni sappiamo benissimo come i nostri smartphone siano infarciti di lesioni di tutti i tipi e di svariate commistioni tra il tragico, il personale e il professionale. Sono certa che tutti, insieme alle foto dei nostri figli, paesaggi e piatti luculliani, abbiamo interessanti immagni di “decubiti” che qualcuno ci ha inviato per decidere come trattarli.

Resta la mia curiosità su come verrà impostato il testo n° 2 con i piani di trattamento e i prodotti esistenti in commercio. Attendo fiduciosa ed auspico agli autori di intraprendere tale iniziativa.


Antonella Ferracci
Wound Specialist
Policlinico Tor Vergata – Roma
Coordinatore Clinico
Dipartimento di Chirurgia

 

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