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ESPERIENZE

Ascoltiamo gli infermieri per ritrovare la fiducia

di Laura Barbotto (1), Salvatore Bellinceri (2), Luigi Binelli (3), Domenico Calì (4), Rita Levis (5), Maria Adele Schirru (6), Giulio Zella (7)

(1) Presidente OPI Cuneo
(2) già Presidente IPASVI Alessandria
(3) già Presidente IPASVI Novara e VCO
(4) Presidente OPI Asti
(5) Presidente OPI Biella
(6) già Presidente IPASVI Torino
(7) Presidente OPI Vercelli

La professione infermieristica ha visto negli ultimi decenni una sempre maggiore richiesta di specializzazione. W. Tousijn, sociologo contemporaneo, scrive: “la figura dell’infermiere professionale nasce soltanto con l’affermarsi della medicina scientifica, e in particolare con la trasformazione dell’ospedale in istituzione specializzata nella funzione di cura degli ammalati. Essa è frutto della nuova divisione del lavoro sanitario che si instaura nell’ospedale, e come tale si trova fin dalla nascita in posizione di subordinazione strutturale alla figura del medico” (Tousijn, 1987, p. 19).
Le sollecitazioni in questa affermazione sono due: la trasformazione che ha investito la professione e il ruolo di subordinazione dell’infermiere all'interno dell'organizzazione sanitaria. Queste dinamiche storico-sociali possono essere tra le cause dell'attuale crisi di fiducia che gli infermieri sperimentano su più fronti.
È a partire dalle difficoltà quotidiane dei professionisti che emerge la necessità di comprendere i cambiamenti in atto. Attraverso l’espressione diretta da parte dei protagonisti è possibile risalire agli schemi di relazione all'interno dei quali si costruiscono gli spazi di azione. Un obiettivo ambizioso, ma nondimeno stimolante. L'ascolto ha dunque rappresentato un aspetto imprescindibile per poter avviare un confronto sul tema della fiducia.
Nello studio qui presentato si sono indagate le percezioni degli infermieri, con l'obiettivo di identificare delle linee di intervento per invertire la tendenza e ritrovare la fiducia.

Il nostro percorso
L'indagine risponde all'esigenza di dar voce agli infermieri del territorio piemontese per trarre indicazioni sulla loro percezione dell’attuale situazione della professione. La collaborazione con i componenti del Coordinamento Regionale dell’allora Collegi Ipasvi del Piemonte (oggi Ordini delle Professioni Infermieristiche) è stata fondamentale per la stesura del progetto.
Si è cercato in particolare di indagare le motivazioni del clima interno alla professione, interpellando gli infermieri sui seguenti temi:

  • la sfiducia è dovuta ai fatti di cronaca che hanno contribuito ad un'immagine negativa dell'infermiere?
  • il contesto organizzativo è un fattore che può agevolare o sfavorire la percezione di fiducia degli infermieri?
  • un ambiente lavorativo ad alto rischio produce una percezione di immagine più negativa?


L'indagine ha preso avvio con un questionario auto-somministrato con modalità online, compilabile sia da computer che da smartphone; in una seconda fase i dati raccolti sono stati dibattuti attraverso un focus group con i rappresentanti dei sette Collegi.
Il questionario è stato costruito per indagare tre ambiti specifici:

  • l'immagine pubblica della professione
  • il ruolo dell'infermiere
  • la professione dell'infermiere nella quotidianità.


In tutto sono stati formulati 18 item, con differenti modalità di risposta: multipla, a scala Likert, aperta. La versione definitiva del questionario è il risultato di un costante confronto con i componenti del Coordinamento Regionale che hanno validato ogni item proposto.
Prima della messa online è stato effettuato un pre-test con un campione ragionato di professionisti, comprendendo infermieri operanti in vari contesti, in modo da raccogliere elementi utili a valutare completezza, chiarezza e gestibilità del questionario.
La pubblicizzazione è stata curata direttamente dai singoli Collegi che hanno variamente scelto il canale comunicativo: dalla pubblicazione sul sito internet all'invio tramite e-mail, alla segnalazione durante momenti di formazione.
Per rispettare la distribuzione della popolazione, per genere ed età, è stata effettuata una ponderazione dei dati raccolti, in modo che i risultati fossero rispondenti al peso delle quote.
I dati ottenuti sono stati la base per la gestione di un focus group con i componenti del Coordinamento Regionale piemontese (7 persone). La discussione è stata condotta da un moderatore e da un osservatore.

Risultati
Le risposte raccolte mettono in luce la difficoltà degli infermieri nel vedere riconosciute le proprie competenze. Il riconoscimento del ruolo e le conseguenze che questo produce in termini di benessere organizzativo, e non solo, sono i principali portati dell'indagine.

L'immagine
E’ stato preso in esame il tema dell'immagine pubblica, nella quale si intrecciano il potere dei media e la funzione dello stereotipo nella classificazione di un ruolo professionale, con la sua carica di resistenza al cambiamento.
Un primo stereotipo, facile da riconoscere, è quello di genere, ma uno stereotipo nel quale si ritrova una più marcata resilienza è quello del ruolo che vede l'infermiere come socievole, attento, poco autonomo (Sollami, Caricati, Mancini, 2015).
I dati mettono in luce una professione che sta vivendo un forte cambiamento, come testimoniato dagli interventi durante il focus group, e che si scopre vulnerabile rispetto all'uso distorto della comunicazione pubblica.
Il 40% degli intervistati ha dichiarato che l'immagine fornita dai media ha causato ripercussioni negative sul lavoro degli infermieri, andando a ledere la fiducia per il proprio operato da parte degli assistiti e creando un clima di sospetto.
I dati mostrano come l'aspetto operativo maggiormente colpito dalla diffidenza di assistiti e familiari sia la somministrazione dei farmaci, mentre la capacità di relazione non viene messa in discussione.
L'importanza dell'opinione pubblica torna ad essere confermata nelle risposte sull'utilità delle campagne stampa sul ruolo dell'infermiere. L'82% dei rispondenti ritiene “abbastanza” e “molto utili” (rispettivamente 36% e 46%) le azioni informative sulla professione.

Il ruolo
Nell’indagare il contesto organizzativo si è inteso raccogliere la percezione degli infermieri rispetto alla relazione con le altre figure professionali di ambito sanitario. L'ambiente di lavoro, costituito da molteplici professionalità, rappresenta un significativo ambito di analisi per la comprensione del ruolo coperto dall'infermiere.
I dati raccolti hanno consentito di disegnare tre sottogruppi: la rete ristretta (composta da operatori socio-sanitari e medici, nonché dalla figura del coordinatore), i tecnici (gruppo composto da fisioterapisti/logopedisti e TSRM) e la rete allargata (composta da assistenti sociali, psicologi e dirigenti). Questa elaborazione ha consentito una più significativa disamina dell'opinione degli infermieri. Il gruppo dei professionisti della rete ristretta è quello che va tenuto maggiormente in conto per comprendere quale sia la posizione dell’infermiere all'interno del contesto organizzativo.

La rete ristretta
Gli infermieri riconoscono alla figura del coordinatore un ruolo fondamentale, quella a cui attribuiscono una valutazione più alta rispetto alle altre in termini di soddisfazione della relazione. Due infermieri ogni tre valutano superiore a 7/10 la collaborazione con il proprio coordinatore. Di poco inferiore il giudizio riferito agli operatori socio-sanitari, con i quali la convivenza appare positiva. Per quanto riguarda la relazione con i medici la valutazione è ancora di sufficienza piena, sebbene la percentuale di soddisfatti superi di poco il 50% degli intervistati.

I tecnici
Il gruppo di professionisti composto da fisioterapisti/logopedisti e TSRM mette in evidenza da parte degli infermieri un atteggiamento più distaccato, che si registra con valutazioni contenute. Il voto medio riconosciuto si aggira intorno al 6/10 e le valutazioni di piena soddisfazione della relazione (voti sopra il 7/10) non raggiungono il 50% degli intervistati.

La rete allargata
Il terzo gruppo è costituito da quei ruoli che l'infermiere giudica distanti dal proprio lavoro quotidiano: si tratta di assistente sociale, psicologo e dirigente. In questo caso la valutazione media si attesta intorno a 5/10, mostrando una relazione insoddisfacente o poco significativa.

Figura 1 - Soddisfazione della relazione con altre figure/ruoli
Figura 1 - Soddisfazione della relazione con altre figure/ruoli

Il contesto organizzativo è stato ulteriormente indagato, per approfondire il benessere dell'infermiere in termini di riconoscimento delle proprie competenze.
Il gruppo che viene riconosciuto come l'effettivo team di lavoro, composto da operatori socio-sanitari e medici, registra i livelli più alti di conoscenza delle competenze degli infermieri: più stretto è il contatto di lavoro, maggiori sono dunque le possibilità di veder riconosciuto il proprio ruolo.
Anche in questo gruppo, che è quello relativamente più coeso, si evidenzia però un'area di incertezza, in particolare per quanto riguarda i medici. Aggregando le risposte di chi ritiene che i medici siano poco o per niente consapevoli delle competenze dell'infermiere, si raggiunge il 36%.

Figura 2 – Percezione della competenze dell’infermiere da parte degli altri professionisti
Figura 2 - Percezione della competenze dell’infermiere da parte degli altri professionisti

La suddivisione delle risposte per titolo di studio dell'intervistato mostra alcune lievi differenze: nel caso degli infermieri laureati, appare esserci una maggiore conoscenza da parte dei medici, ma contemporaneamente anche una maggiore insoddisfazione. Per fare luce su questo aspetto dell'indagine, la relazione con i medici ha rappresentato una sollecitazione molto dibattuta all'interno del focus group, confermando di rappresentare un nodo di particolare interesse nell'ascolto delle necessità degli infermieri.
Un maggiore riconoscimento viene riscontrato da parte degli operatori socio-sanitari: quasi un infermiere su tre (31%) ritiene che questi conoscano molto bene il loro ruolo.
Rispetto agli esiti descritti per il primo gruppo, per quanto riguarda i professionisti tecnici si nota un aumento dell'area di non identificazione delle competenze dell'infermiere. Le risposte pienamente soddisfacenti, corrispondenti alla voce “molto”, non raggiungono il 20%. Discriminando per titolo di studio, si nota ancora come per i laureati si radicalizzino le risposte: si riscontra una situazione lievemente migliore per quanto riguarda le risposte più positive, ma al contempo un'area di delusione più marcata, corrispondente alla voce “per niente”, sia per i TSRM e i TSLB che per i fisioterapisti e logopedisti.
Il terzo gruppo, quello definito “rete allargata”, si conferma nel complesso dell'indagine come quello più distante dall'attività specifica dell'infermiere. Si nota infatti la percezione di una minore conoscenza da parte degli psicologi, per i quali le risposte “per niente” rappresentano il 18%. Tale sensazione di incomprensione del ruolo degli infermieri risulta ancora più accentuata tra gli intervistati con una laurea.
Come già emerso, il ruolo dell'infermiere è sottoposto ad una duplice tensione: quella dei media e quella del riconoscimento delle competenze, sia da parte dei colleghi delle professioni socio sanitarie, sia da parte degli utenti.
In una successiva parte dell'indagine l'attenzione è posta sull'ambito organizzativo, con l'intento di apprezzare se vi siano delle connessioni tra il contesto lavorativo nel quale l'infermiere si trova inserito e la percezione di quanto il proprio ruolo sia riconosciuto dai colleghi con altre specializzazioni in ambito sanitario. L'analisi dei dati suggerisce una conferma di questa ipotesi, mostrando che una significativa parte di medici non sia ritenuta consapevole delle competenze dell'infermiere. Un risultato che sollecita ancora una volta la necessità di una maggiore attenzione alla ridefinizione del ruolo, soprattutto tenendo conto che si tratta dell'esito di anni di trasformazione della professione.
I commenti raccolti durante il focus group fanno emergere una difficile convivenza tra professionisti, fatta di conflittualità, sovrapposizione di ruoli e tentativi di declassamento e svalutazione. Una situazione di “non conoscenza”, ritenuta più formale che sostanziale, che è però in grado di pregiudicare la relazione con gli assistiti.

La quotidianità
Si è inteso qui verificare quali siano i rischi concreti collegati al contesto organizzativo, ben sapendo che la definizione dei ruoli, delle competenze e delle identità professionali in ambito sanitario non è data una volta per tutte, ma dipende da diverse variabili che rendono i confini inter-professionali mobili e relativi a un qui e ora, geografico e temporale (Tousijn, Dimonte, 2016).
Appare evidente come il lavoro dell'infermiere, rientrando nella categoria delle professioni di aiuto, presenti delle caratteristiche peculiari che includono situazioni di stress e disagio. In particolare, si sono indagati quegli eventi che, nei 12 mesi precedenti l'intervista, hanno rappresentato dei momenti critici per la vita professionale del singolo intervistato.
Quello che emerge è che viene considerata 'normale' la presenza di un numero di sostituzioni fino a 5 nell'arco di un anno. Soffermandoci su quella che potremmo considerare un'area di rischio dal punto di vista dell'organizzazione, considerando di particolare stress la presenza di oltre 10 sostituzioni di colleghi nei 12 mesi, vediamo che tale situazione è stata dichiarata in oltre 1 caso su 10, pari all'11% degli intervistati.
Un secondo aspetto è rappresentato dagli incidenti o mancati incidenti – near miss – avvenuti durante lo svolgimento del lavoro. Se nel caso dei veri e propri incidenti si trova una quota preponderante di coloro che rispondono di non averne mai avuti (negli ultimi 12 mesi), nel caso dei near miss questa quota si riduce drasticamente. La frequenza degli incidenti mancati delinea lo scenario di una quotidianità che convive con il rischio dell'errore.

Conclusioni
L'obiettivo dell'indagine era quello di individuare le cause che generano il clima di sfiducia che pare gli infermieri stiano vivendo.
L'analisi dei dati raccolti, sia di carattere quantitativo che qualitativo, ha da un lato confermato la fragilità ipotizzata e dall'altro portato a delineare una via di intervento.
La professione infermieristica è reduce da anni di cambiamenti, sia sotto il profilo formativo che operativo. Il cambiamento ha prodotto tra le sue conseguenze anche una più complessa gestione delle relazioni professionali all'interno del contesto organizzativo. Un posizionamento difficile vissuto sia in prima persona dal corpo infermieristico, sia in relazione ad altri professionisti del comparto sanitario.
È in questo disordine della dimensione organizzativa che si costruisce lo spazio dell'insicurezza, che può insinuarsi la fragilità della consapevolezza delle proprie competenze. È in queste relazioni non definite che aumenta la percezione di un'immagine sotto scacco, una potenziale confusione di ruoli che autorizza l'assistito a dubitare.
Il livello sul quale lavorare, per fornire un contributo che possa incidere sulla percezione di fiducia, è dunque quello organizzativo. La relazione con i colleghi di ambito sanitario è fondamentale per la costruzione dell'identità sociale della professione. Da qui bisogna ripartire per ritrovare la fiducia.
Il resto lo sanno fare, da sempre, gli infermieri stessi, ovvero porsi con empatia e rispetto nei confronti di assistiti e familiari.

 

BIBLIOGRAFIA

- Bugnoli, S., La responsabilità dell’infermiere e le sue competenze. Maggioli, Rimini, 2014.
- Corbetta P., Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna,1999.
- Hoeve, Y. T., Jansen, G., & Roodbol, P., The nursing profession: public image, self-concept and professional identity. A discussion paper, Journal of Advanced Nursing, 70(2), 295-309, 2014.
- MUNROS - The impact of new health professionals on the efficiency and effectiveness of the health service. European Commission, 2016 (https://www.abdn.ac.uk/munros).
- Sollami A, Caricati L, Mancini T. Ambivalent stereotypes of nurses and physicians: impact on students' attitude toward interprofessional education. Acta Biomed; 13;86 Suppl 1:19-28, 2015.
- Tousijn, W., Le libere professioni in Italia, Il Mulino, Bologna, 1987.
- Tousijn, W., Dimonte, V., I confini mobili delle professioni sanitarie, Assistenza Infermieristica e Ricerca, 35(3), 163-167, 2016.

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