FNOPI / Formazione e Ricerca / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°6 - 2018 / I Social Network e gli Infermieri, quale interazione - Rivista l'Infermiere N°6
ESPERIENZE

I Social Network e gli Infermieri, quale interazione

di Cosimo Della Pietà (1), Attilio Gualano (2), Antonietta Palmieri (3)

(1) Dottore magistrale in scienze infermieristiche, Infermiere ADI – DSS N 6, ASL Taranto
(2) Dottore magistrale in scienze infermieristiche, Infermiere di sala gessi, UO Ortopedia e traumatologia, P.O. SS Annunziata, ASL Taranto
(3) Dottore magistrale in psicologia del lavoro e del benessere nelle organizzazioni

Corrispondenza: dellapietaco@yahoo.it

Il mondo del lavoro è un mondo dinamico, pieno di continui cambiamenti. Tra i tanti fattori che hanno portato a ciò, uno dei più recenti è la nuova tecnologia, con particolare riferimento ai Social Network. Nati negli anni ’90, si sono sempre più evoluti e diffusi in tutto il mondo tanto da diventare nuovo strumento di comunicazione e confronto anche nel mondo delle professioni sanitarie e più nello specifico, in quello infermieristico.

Questo elaborato nasce dalla curiosità di capire come i Social Network si siano diffusi tra gli infermieri e si pone l’obiettivo di conoscere cosa pensano questi professionisti di questo strumento, soprattutto in termini di vantaggi e svantaggi.

Per capire quali possono essere i limiti dell’uso dei Social Network nei contesti dell’assistenza sanitaria, bisogna capire l’importanza che i concetti di privacy e riservatezza hanno in questo ambito (National Council of State Boards of Nursing, 2011). Le informazioni che gli infermieri hanno sui pazienti nel corso del trattamento devono essere salvaguardate. Queste possono essere condivise solamente con il consenso informato del paziente, quando è richiesto dalla legge o quando non condividere determinate informazioni potrebbe causare un danno significativo.

Il rapporto tra infermieri e pazienti è basato sulla fiducia: il paziente, per condividere le sue informazioni, si deve sentire sicuro che esse e la sua dignità siano protette.

I modi in cui un infermiere può violare la riservatezza o la privacy del paziente possono essere diversi e anche involontari. Tra questi si segnalano in particolare:

  • la pubblicazione di post sul proprio profilo social;
  • la pubblicazione di commenti in cui il paziente è descritto con informazioni che permettono la sua identificazione;
  • la pubblicazione di commenti che si rivolgono al paziente in maniera inappropriata;
  • la condivisione di foto o di video dei pazienti.


Possiamo quindi comprendere l’esistenza di diversi rischi collegati ad un uso improprio dei social network.

La Federazione Nazionale Collegi Infermieri (IPASVI), (oggi FNOPI) elenca i seguenti rischi (http://www.fnopi.it/attualita/gli-infermieri-sui-social-media-usarli-correttamente-e-un-opportunita-id1109.htm):

  • violazione della privacy di pazienti e colleghi;
  • inappropriata condivisione e diffusione d’informazioni sensibili;
  • violazione dei confini professionali;
  • violazione della riservatezza d’informazioni sanitarie;
  • compromissione dell’immagine professionale dell’infermiere, dell’organizzazione a cui appartiene e del sistema sanitario.


Un altro rischio emerso, considerato tra i maggiori nell’uso dei Social media nella pratica dell’infermiere, è la potenzialità che questi strumenti hanno di distrarre e interrompere l’attività (National Council of State Boards of Nursing, 2011). La distrazione e l’interruzione dell’attività possono portare a errori, come quelli di dare esiti sbagliati o di somministrare farmaci non corretti.Un’infermiere che viene distratto durante la somministrazione di un farmaco da un messaggio dei social media, può inavvertitamente fare un errore che può causare gravi danni o addirittura la morte del paziente. La distrazione può portare anche a non prestare attenzione a informazioni importanti o a non porre le domande necessarie per la continuità delle cure.

La distrazione può essere causata dalla vibrazione o dal suono del dispositivo che notifica l’arrivo di un messaggio; si tratta di eventi che possono determinare una distrazione mentale dovuta alla curiosità di leggere il messaggio.

Tutti questi rischi possono compromettere il rapporto tra infermiere e paziente e tra questo e l’intero sistema sanitario.

Proprio per questo, diverse associazioni professionali infermieristiche si sono occupate di questa nuova tematica, soprattutto per i risvolti in ambito di responsabilità.
Al momento non ci sono standard universalmente accettati sull’uso dei social media in ambito clinico. Una soluzione è quella di adottare delle politiche organizzative che limitano l’uso dei propri smartphone; un’altra prevede la limitazione dell’accesso ai mezzi di comunicazione social dalla rete dei computer della struttura. Anche questa soluzione però non è delle migliori in quanto gli infermieri possono utilizzare i propri mezzi di comunicazione, come lo smartphone, oppure utilizzare l’accesso internet rivolto ai pazienti e ai familiari. La soluzione più adottata non consiste quindi nella restrizione a titolo definitivo dei social media sul luogo di lavoro ma nell’educazione del personale ad un uso appropriato di questi strumenti.

Il Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN, 2006) sostiene che l’infermiere ha quattro responsabilità: promuovere la salute, prevenire la malattia, ristabilire la salute e alleviare la sofferenza. Il rispetto dei diritti dell’uomo, compresi i diritti culturali, il diritto alla vita e alla scelta, alla dignità e a essere trattati con rispetto, fanno parte dell’assistenza infermieristica. L’infermiere deve:

  • creare le condizioni affinché siano rispettati i diritti umani, i valori, le consuetudini e la fede religiosa della persona, della famiglia e della comunità;
  • mantenere la riservatezza delle informazioni personali;
  • esprimere una condotta personale che onori la professione e rafforzi la fiducia della comunità sul personale infermieristico;
  • assicurarsi che l’uso della tecnologia e del processo scientifico siano compatibili con la sicurezza, la dignità e i diritti delle persone.


Secondo l’ICN, nonostante i social network siano un valido strumento per diffondere a un vasto pubblico informazioni relative all’assistenza infermieristica e nonostante abbiano contribuito ad aumentare le opportunità di condividere le informazioni all’interno della comunità professionale, promuovendo il cambiamento e la cooperazione internazionale, non sono sempre garanzia di affidabilità e accuratezza delle informazioni.

L’Associazione Americana degli infermieri (ANA, 2011) sostiene che i Social Network rappresentano una grande opportunità per la rapida diffusione di informazioni ma non sono privi di rischi. Gli infermieri e gli studenti in infermieristica devono comprendere la natura, i benefici e soprattutto le conseguenze dell’uso di queste piattaforme. L’ANA ha elencato una serie di principi per l’utilizzo dei Social Network:

  • non pubblicare informazioni personali relative ai pazienti;
  • rispettare il rapporto professionale infermiere-paziente;
  • tenere presente che i pazienti, i colleghi e le istituzioni possono vedere i contenuti pubblicati;
  • utilizzare le impostazioni relative alla privacy;
  • riportare eventuali abusi alla comunità;
  • partecipare allo sviluppo di politiche istituzionali.


In America, inoltre, è stata istituita la legge federale “Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA, 2009) destinata a proteggere la privacy del paziente, stabilendo come le informazioni personali dei pazienti possono essere utilizzate, da chi e in quali circostanze. Per informazioni personali intendiamo tutte quelle informazioni riguardanti il passato, la salute fisica o mentale presente o futura, o comunque tutte quelle informazioni che permetterebbero di identificare un individuo.

Anche il “Royal College of Nursing Australia” (RCNA, 2011) ha sviluppato una linea guida in cui sostiene che i Social Network rappresentano un innovativo strumento di comunicazione se utilizzato in modo corretto, positivo e professionale, consentendo agli infermieri di mantenere una posizione di rilievo e di promuovere la salute della comunità. Secondo l’RCNA il problema non è se la professione infermieristica può o meno utilizzare i social network che sono ormai divenuti parte integrante del mondo in cui viviamo e lavoriamo, il problema è come utilizzare questi strumenti per rafforzare questa professione. Questa linea guida fornisce alcune indicazioni pratiche per un corretto uso di queste piattaforme:

  • mantenere la riservatezza delle informazioni;
  • evitare la diffamazione di pazienti e colleghi;
  • rispettare i limiti etici e deontologici;
  • pensare a come vogliamo presentarci agli altri;
  • mantenere la privacy.


Un problema da rilevare è che spesso non ci si rende conto che pubblicare dei contenuti sui Social Network corrisponde a parlarne in pubblico, senza però poter controllare i destinatari dell’informazione.

La nostra ricerca
Come in tutte le professioni, anche in quella infermieristica, il confronto tra colleghi è di fondamentale importanza per il suo svolgimento. I modi e gli strumenti per farlo sono diversi e sicuramente tra i più recenti ci sono i social network. La ricerca effettuata parte quindi dalla volontà di comprendere il legame che intercorre tra il mondo dei social network e quello degli infermieri.

Gli obiettivi
L’obiettivo fondamentale del nostro lavoro è stato capire se questi nuovi strumenti si sono inserito nel mondo infermieristico e se vengono effettivamente utilizzato dagli infermieri per la loro professione. Un altro obiettivo è stato conoscere quali sono i social maggiormente utilizzati dai professionisti con particolare riguardo a quelli più diffusi ad oggi (Facebook, Instagram, Twitter e LinkedIn) e con quale frequenza. Si è voluto anche comprendere quanto reputino attendibili le informazioni che trovano sui social network e quali sono per loro gli svantaggi e i vantaggi di questi strumenti. Infine si è voluto capire se l’uso dei social ha apportato dei cambiamenti qualitativi nella pratica della loro professione.

Il metodo
Per poter iniziare questo lavoro di ricerca è stato fondamentale trovare un piccolo campione della popolazione degli infermieri. Dopo aver identificato un campione di comodo e avere intervistato i soggetti partecipanti, si è chiesto loro di poterci fornire altri contatti appartenenti alla loro rete sociale, rientranti nella popolazione di riferimento. Questo processo è avvenuto di volta in volta con ogni partecipante; si è proceduto quindi con un campionamento a valanga. Le interviste sono state condotte tramite email e, una volta arrivati ad un campione numericamente adeguato, si è passati all’analisi dei dati raccolti.

Successivamente, partendo dai risultati ottenuti, si è deciso di fare due interviste telefoniche in cui si sono voluti approfondire alcuni aspetti emersi precedentemente in modo da avere complessivamente dei risultati più certi e completi.

I partecipanti
Dei 42 professionisti che hanno aderito alla ricerca, 14 sono uomini e 28 sono donne e che il soggetto più giovane ha 23 anni mentre quello più anziano ne ha 58 con un’età media del campione di circa 39 anni. Dal punto di vista degli anni di esperienza lavorativa, il campione presenta un arco che va da un solo soggetto senza esperienza ad una serie di altri soggetti che hanno ben 36 anni di esperienza, con una media complessiva di circa 15 anni. Infine, per quanto riguarda il titolo di studio, 13 partecipanti hanno il diploma di infermiere professionale, 27 partecipanti hanno la laurea triennale in infermieristica e 2 hanno la laurea magistrale. Inoltre 3 partecipanti hanno conseguito anche un master di I livello.

Tutti i partecipanti sono stati informati preventivamente di ciò che avrebbe comportato il loro coinvolgimento nella ricerca, prima dai colleghi da cui sono stati contattati e poi attraverso l’email a loro inviata, contenente l’intervista. Attraverso l’email sono stati informati anche sul rispetto della privacy e sulla garanzia di anonimato.

I partecipanti alle interviste telefoniche sono stati due soggetti presi dal campione precedentemente ottenuto sulla base del loro ruolo attuale. Infatti il primo intervistato è un funzionario amministrativo della direzione sanitaria di un ospedale pugliese mentre il secondo è un consigliere del direttivo dell’OPI e professore universitario.

Lo strumento
Il primo strumento utilizzato è stato quello dell’intervista strutturata svolta per email, caratterizzata da un alto grado di strutturazione. Si definisce tale in quanto le aree da indagare sono state scelte a priori sulla base di quelli che erano gli obiettivi della ricerca. Questo strumento, costruito ad hoc, presenta una prima parte di carattere socio-anagrafica (descritta nel paragrafo “I partecipanti”) ed una seconda costituita da sei domande a risposta multipla e da due domande aperte costituenti la parte centrale della ricerca.

Il secondo strumento utilizzato è stato quello dell’intervista semi-strutturata svolta telefonicamente. Sono state individuate quattro domande, formulate ad hoc sulla base di quelli che erano i risultati precedentemente ottenuti che volevamo approfondire. L’ordine delle stesse non è stato rigido ma si è seguito il flusso della discussione, adattandole in base alla situazione e all’andamento dell’intervista stessa.

I risultati
La prima domanda, alla quale il nostro campione è stato sottoposto, voleva indagare se i soggetti utilizzano i social network per la loro professione. Dall’analisi dei dati è emerso che 25 soggetti, ovvero il 59,5%, ne fanno uso mentre i restanti 17 soggetti (40,5%) no.

A coloro che avevano risposto positivamente alla domanda precedente è stato poi chiesto di specificare quale social network utilizzano tra quelli elencati (Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn). La risposta possibile poteva essere anche più di una. È emerso che 20 soggetti (60,6%) usano Facebook, 8 soggetti (24,2%) usano Twitter, 4 soggetti (12,1%) usano Instagram e solo un soggetto (3%) dichiara di utilizzare LinkedIn (Figura 1).

Figura 1 - Percentuale d'uso dei Social Network
Figura 1 - Percentuale d'uso dei Social Network

Successivamente è stato chiesto se questi social network vengono utilizzati per confrontarsi con i colleghi su qualche tecnica o caso. È emerso che 24 soggetti ovvero, il 57,1% li utilizza con questo scopo a differenza del restante 42,9% cioè 18 soggetti che dichiarano il contrario.

Ai 24 soggetti che utilizzano i social per confrontarsi con i colleghi è stato inoltre chiesto di specificare con quale frequenza avvengono questi confronti. Un solo soggetto (4,16%) ha dichiarato di utilizzarlo più volte al giorno, 6 soggetti (24,96%) una volta al giorno, 5 soggetti (20,8%) più volte a settimana, 4 soggetti (16,64%) una volta a settimana, 6 soggetti (24,96%) più volte al mese ed infine 2 (8,32%) una volta al mese (Figura 2).

Figura 2 - Frequenza uso dei Social per il confronto
Figura 2 - Frequenza uso dei Social per il confronto

Con la domanda posta successivamente si è voluto indagare quanto i soggetti ritengano attendibili le informazioni riguardanti la loro professione trovate sui social. Dei 40 soggetti che hanno dato una risposta a questa domanda, un solo soggetto (2,5%) ha dichiarato di ritenerle per niente attendibili, 18 soggetti (45%) le ritengono poco attendibili, altri 18 le reputano abbastanza attendibili, 3 (7,5%) hanno dichiarato di ritenerle molto attendibili e nessuno ha dichiarato di ritenerle attendibili moltissimo (Figura 3).

Figura 3 - Attendibilità percepita delle informazioni sui social
Figura 3 - Attendibilità percepita delle informazioni sui social

Un altro aspetto che si è voluto indagare è stato il cambiamento qualitativo che questi strumenti hanno apportato. In prima battuta, si è chiesto se i social network avessero effettivamente apportato dei cambiamenti qualitativi nel lavoro. Dall’analisi dei dati è emerso che 32 soggetti (76,2%) non hanno rilevato nessun cambiamento mentre i restanti 10 (23,8%) lo hanno rilevato.

Per approfondire questo aspetto, si è chiesto ai 10 soggetti che hanno dichiarato di aver rilevato dei cambiamenti, quali fossero nello specifico. Di questi, tre soggetti non si sono espressi a riguardo mentre quattro dei restanti sette sostengono che la differenza più rilevante riguarda il confronto con i colleghi, come si evince dalle risposte sotto riportate:

(Intervista n°3, donna): “La possibilità di confrontarsi sempre con i colleghi per poter offrire la miglior assistenza al paziente essendo il suo benessere la cosa più importante”.

(Intervista n°4, donna): “La facilità di confrontarsi”.

(Intervista n°6, uomo): “Contribuiscono al confronto tra operatori”.

(Intervista n°22, donna): “Mi permette di confrontarmi per aumentare le conoscenze”.

I tre soggetti rimanenti hanno invece sottolineato come aspetto di cambiamento, la velocità della comunicazione.

(Intervista n°6, uomo): ”Potenziano enormemente la comunicazione e la trasmissione di notizie utili tra gli operatori stessi”.

(Intervista n°17, uomo): “Le notizie viaggiano più velocemente anche se vanno filtrate e non prese per buone da subito”.

(Intervista n°36, donna): “Le informazioni sono immediate”.

Gli ultimi due aspetti indagati hanno riguardato i vantaggi e gli svantaggi che l’uso di questi strumenti comporta per la loro professione.

Per quanto riguarda i vantaggi, dalla lettura dei dati emerge un accordo tra tutti i soggetti del nostro campione. Infatti, tranne due soggetti, tutti gli altri sostengono che i vantaggi dell’uso dei social network sono la velocità della comunicazione e la possibilità di confrontarsi con i colleghi.

(Intervista n°13, uomo): “Il vantaggio è l’immediatezza della comunicazione con i colleghi su convegni, riunioni, incontri, congressi, comunicazioni di servizio”.

(Intervista n°24, uomo): “C’è la possibilità di scambio di opinioni, di parlare di difficoltà riscontrate sul campo e come risolverle”.

(Intervista n°27, donna): “E’ uno strumento per potersi confrontare in maniera costruttiva con realtà diverse dai contesti in cui lavoriamo”.

(Intervista n°10, donna): “Favoriscono il confronto in merito alla prevenzione, ai test di screening, ai vaccini; tra colleghi permettono il confrontarsi su eventuali dubbi in merito a procedure e/o norme legali”.

(Intervista n°6, uomo): “Nella condivisione professionale che porta ad arricchimento e crescita, sempre contemplando l'uso razionale e nel pieno rispetto della deontologia. Questo dipende tuttavia dall'atteggiamento assunto dai professionisti nei confronti dei social e da come li si utilizza”.

(Intervista n°4, donna): “Potersi confrontare su determinati argomenti, avere dei consigli su trattamenti particolari, scoprire rare patologie e come affrontarle, avere un’apertura mentale maggiore su situazioni approcciate in altri contesti”.

(Intervista n°3, donna): “Sicuramente la possibilità di tenersi sempre aggiornati e al passo con gli aggiornamenti e i cambi dei protocolli. Inoltre tenersi aggiornati sui bandi dei concorsi che vengono pubblicati sulla gazzetta ufficiale”.

(Intervista n°20, uomo): “Velocità e immediatezza di trasmissione dei dati, possibilità dell’uso di supporti (video, filmati, immagini) che facilitano la trasmissione dell’informazione, benchmarking di saperi anche con realtà diverse e distanti dalle nostre nazionali”.

I due soggetti che non hanno mostrato completo accordo con il resto del campione mettono invece in discussione l’utilità effettiva di questi strumenti anche se, come nel caso dell’intervistato n°10, si trovano ugualmente vantaggi e svantaggi.

(Intervista n°5, uomo): “Non trovo che l’utilizzo dei social network possa apportare vantaggi allo svolgimento della mia professione, poiché spesso le informazioni lette da un occhio più esperto si rivelano frammentarie, di poca utilità e a volte inesatte. Certamente esistono fonti online che forniscono materiale molto più valido di quello che può offrire un social”.

(Intervista n°10, donna): “Per quanto riguarda la professione infermieristica è difficile poter utilizzare i social per trattare temi della nostra professione poiché quasi sempre ci sono delle tematiche particolari di cui raramente si riesce a parlare sui social che spesso trattano di argomenti frivoli”.

Anche per quanto riguarda gli svantaggi è emerso un certo accordo in tutto il campione. La maggior parte dei soggetti infatti sostiene che lo svantaggio principale è la scarsa attendibilità e scientificità delle informazioni che circolano.

(Intervista n°10, donna): “Passaggio di informazioni errate in merito a procedure, patologie, terapia; creare allarmismi sulle patologie e ciò che possono comportare in caso di errata informazione da parte di fonti non sempre attendibili; ambiente critico e spesso poco informato sui temi trattati”.

(Intervista n°2, uomo): “La mancata selettività degli scriventi con conseguente diffusione di disinformazione. L’assenza di un collegamento diretto con la letteratura scientifica”.

(Intervista n°3, donna): “Bisogna stare attenti all’attendibilità delle fonti; essendo infatti un mondo molto competitivo si può incorrere in notizie non veritiere e procedure non corrette”.

(Intervista n°6, uomo): “Sono accessibili a chiunque ed in quanto tali possono consentire la divulgazione di informazioni poco trasparenti e non oggettive da parte di utenti disinformati ed esterni alla figura professionale cui appartengo”.

(Intervista n°9, donna): “Deriva dal fatto che le tecniche che si raccontano sui social non sono mai standardizzate, quasi mai seguono le evidenze scientifiche e le linee guida e spesso derivano da usanze e modalità utilizzate nel reparto di appartenenza”.

(Intervista n°17, uomo): “Si possono utilizzare i social network per indirizzare scelte ed opinioni esattamente come per la stampa e la TV”.

Due soggetti invece sostengono che lo svantaggio che l’uso di questi strumenti può apportare è il distacco dalla realtà.

(Intervista n°4, donna): “A volte si crea dipendenza dai social e si perde il contatto umano”.

(Intervista n°22, donna): “A volte si può rischiare di passare troppo tempo sui social e perdere la condizione del reale”.

Infine, un solo soggetto ha dichiarato che l’uso dei social non comporta nessuno svantaggio.

Nella seconda parte della ricerca, effettuata attraverso due interviste telefoniche, si sono voluti approfondire alcuni aspetti emersi dall’analisi dei dati della prima parte del lavoro.

Un dato emerso è stato la facilità con cui, attraverso questi strumenti, ci si può confrontare con i colleghi. Si è quindi chiesto di riportare qualche situazione, vissuta in prima persona o raccontata da terzi, in cui il confronto con i colleghi tramite i social è stato utile. Entrambi i soggetti non hanno riportato situazioni particolari: un soggetto ha sottolineato come questa sia una pratica più sviluppata nei giovani piuttosto che nei soggetti più anziani.

(Intervistato n°2): “Gli infermieri più giovani si confrontano spesso con questi mezzi, soprattutto con Facebook, come ad esempio chi si è laureato negli ultimi 5 anni”.

Un altro aspetto che è emerso e che si è deciso di approfondire è la scarsa fiducia che i soggetti hanno sulle informazioni che ottengono. Così si è deciso di chiedere perché, secondo loro, c’è questa sfiducia e da cosa è data. Entrambi i soggetti intervistati sostengono che nel web e quindi anche nei social network, circolano molte notizie false e non scientifiche per cui tendenzialmente vengono prese con le pinze.

(Intervistato n°2): “C’è poca scientificità, la fonte non è scientifica. Sono ottimi strumenti per lo scambio di informazioni di servizio ma sulle informazioni prettamente tecniche lasciano un po’ a desiderare”.

(Intervistati n°1): “Molte volte ci sono state bufale anche su notizie che possono avere un risvolto sanitario. Ad esempio: un uomo che è stato riesumato e ha cominciato a vivere. Bisogna, quindi, andare con i piedi di piombo perché da una parte l’informazione è tanta ed è quantitativamente corposa ma dall’altra parte è venuta meno la qualità perché non tutte le informazioni hanno un fondamento”.

Questo soggetto tiene anche ad evidenziare come, oltre ad informazioni poco attendibili, ci siano anche informazioni delle quali ci si può fidare soprattutto riguardanti i concorsi pubblici.

(Intervistato n°1): “Vieni a sapere che, a Bologna, ad esempio, c’è un concorso in tempo reale cosa che prima avveniva tramite brochure che arrivavano in reparto. Attraverso i social entri in un mondo che ti dice tutto”.

Tra i vantaggi emersi nell’analisi dei dati, sicuramente rilevante è la possibilità che si ha di avere varie informazioni in tempo reale. Si è quindi chiesto quali fossero le informazioni maggiormente ricercate. Su questo aspetto si è evidenziato un disaccordo in quanto l’intervistato n°1 sostiene che questi strumenti non vengano utilizzati per cercare informazioni specifiche ma che a questi scopi vengano preferiti altri strumenti ritenuti più adatti.

(Intervistato n°1): “Secondo me non c’è una ricerca specifica. Questo è il mio pensiero e quello che vedo dai miei colleghi. Ad esempio le informazioni sulle tecniche sono solo una parte, non ci si dedica molto. Una cosa che vedo su un gruppo Facebook dell’Asl è che vengono pubblicate informazioni su nuove tecniche. Queste sono informazioni che vengono inserite nel circuito per informare e lette perché trovate, però, secondo me, l’uso è variegato, soggettivo. Ci sono alcuni che li usano per cercare solo determinate cose ma di base si spazia molto”.

L’intervistato n°2 invece indica diverse informazioni con le quali si può venire a contatto tramite i social network.

(Intervistato n°2): “Soprattutto informazioni di servizio che le varie aziende propongono, esempi di situazioni successe, ad esempio violenza sui pazienti, sulla contenzione sia fisica che chimica su cui ci si confronta, e linee guida su pratiche professionali”.

Infine, l’ultimo aspetto su cui si è voluto indagare è quello della privacy. Si è chiesto infatti se nella loro struttura, ci fossero delle norme precise che regolassero l’uso dei social. Anche su questo aspetto, i due si sono espressi in maniera diversa; infatti il primo intervistato dice di sì mentre il secondo afferma che non ce ne sono. Entrambi però sottolineano come ci siano delle norme nazionali legate alla deontologia e al rispetto della privacy che vanno oltre le norme aziendali. In particolare, l’intervistato n°1 si sofferma molto su questo aspetto.

(Intervistato n°1): “Secondo la deontologia, dovresti quasi difendere la tua azienda perché è come se stessi parlando di te stesso in quanto tu singolo rappresenti l’azienda a cui appartieni e lo dovresti fare a maggior ragione in un circuito cosi grande come può essere un social network”.

Inoltre entrambi hanno parlato di casi verificatosi nelle loro aziende in cui colleghi hanno pubblicato foto con pazienti o espresso su Facebook critiche riguardanti l’azienda per cui lavorano, violando la privacy e le norme deontologiche.

(Intervistato n°1): “Tempo fa si è verificato un episodio in cui un dipendente fece delle critiche pesanti sulla gestione dell’ospedale tramite Facebook ed è stato subito denunciato perché per legge non puoi screditare un ente pubblico soprattutto se ne sei dipendente”.

Un aspetto che si è deciso di non indagare in questa ricerca è stato l’uso che questi professionisti fanno di WhatsApp. È stata una scelta dettata dal fatto che non si può considerare questo strumento un social network a tutti gli effetti. Nonostante ciò, attraverso le interviste, questo aspetto è emerso in maniera forte e spontanea ed è per questo che non può non essere preso in considerazione. L’intervistato n°1 sostiene che è uno strumento utilizzato soprattutto per passarsi informazioni tra colleghi dello stesso reparto.

(Intervistato n°1): “Attraverso questo strumento si creano dei gruppi di lavoro. Nel mio reparto ad esempio, come in tutti, c’è il libro delle consegne, che l’infermiere a fine turno passa ai colleghi del turno successivo facendo un resoconto della situazione. Questo strumento è fondamentale ma il fatto che ci siano questi gruppi di lavoro su WhatsApp permette di aggiornarsi sui pazienti in tempo reale sempre ovviamente rispettando la privacy. Prima, se c’era un problema, la caposala riuniva gli infermieri e si discuteva dei vari problemi invece adesso con questo strumento c’è più facilità di comunicazione anche per i più introversi, che dietro ad un monitor o telefonino si sentono più liberi di esprimersi”.

L’intervistato n°2 sostiene che questo strumento è molto utilizzato non solo tra colleghi dello stesso reparto ma anche con il direttore e con colleghi esterni.

(Intervistato n°2): “Io sono uno specialista in vulnologia e ricevo molte foto di ferite perché vogliono sapere come devono essere trattate, sia dall’ospedale che da colleghi esterni. Ci scambiamo anche le radiografie con il direttore ad esempio per sapere cosa fare, per chiedere consigli”.

Conclusioni
Nonostante il campione raccolto non sia molto grande, possiamo comunque fare delle considerazioni suggestive in quanto, il nostro campione è abbastanza rappresentativo della popolazione di riferimento per due motivi: perché è eterogeneo sotto tutti gli aspetti socio-anagrafici indagati (sesso, età, titolo di studi e anni di esperienza) e perché le risposte emerse sono state per lo più omogenee.

Gli aspetti che abbiamo deciso di indagare attraverso questa ricerca sono aspetti che in letteratura erano già emersi ma, attraverso questa, si è voluto andare a vedere se la situazione fosse in parte cambiata visto il continuo sviluppo e la sempre maggiore diffusione di questi “nuovi” strumenti.

In realtà, quello che emerso dalla nostra ricerca non fa altro che confermare la situazione da cui siamo partiti. Il social network maggiormente utilizzato rimane senza dubbio Facebook seguito da Twitter; sono strumenti che favoriscono la condivisione di informazioni di vario tipo aumentando quindi anche l’integrazione e la possibilità di confronto; le informazioni che circolano attraverso questi strumenti non sono ritenute molto attendibili in quanto alla base spesso non c’è scientificità. Quest’ultima informazione ci fa capire come, nonostante la forte diffusione di questi strumenti nella nostra quotidianità, ci sia molta diffidenza sulla reale utilità che questi possono avere nel mondo infermieristico.

Un aspetto importante per la letteratura è quello della privacy. Essendo un aspetto molto critico, si è deciso di approfondirlo nella nostra ricerca. Il fatto che due soggetti su due riportassero situazioni in cui, nelle loro strutture, si è fatto un uso scorretto dei social violando la privacy e la deontologia professionale, ci fa capire come ancora non ci sia la totale consapevolezza di quelli che possono essere i danni che ne possono derivare.

Per la letteratura, i social dovrebbero, tra i vantaggi, fornire al professionista dell’assistenza la possibilità di rappresentare la sua professione e di tutelarla. Dalla nostra ricerca invece è emerso che questo strumento può, se utilizzato in maniera sbagliata, portare anche all’esatto contrario, a mettere cioè in cattiva luce non solo la figura dell’infermiere ma anche della struttura di appartenenza, costituendo così un grosso problema d’immagine, con relative conseguenze.

Possiamo quindi concludere dicendo che i vantaggi e gli svantaggi non dipendono dallo strumento in sé ma dall’uso che se ne fa. Se utilizzato in maniera corretta può apportare vantaggi e cambiamenti qualitativi nel lavoro, se invece utilizzato violando la privacy e la deontologia, può divenire uno strumento “distruttivo”. L’educazione all’uso di questi potenti strumenti, implementata con percorsi formativi ad hoc, potrebbe essere un punto di partenza per limitare gli aspetti negativi e aumentare quelli positivi.

 

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