FNOPI / Formazione e Ricerca / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°1 - 2019 / Health Literacy e promozione della salute, un'indagine conoscitiva attraverso il Newest Vital Sign - Rivista l'Infermiere N°1
ESPERIENZE

Health Literacy e promozione della salute, un'indagine conoscitiva attraverso il Newest Vital Sign

di Elena Cristofori (1), Cinzia Di Martino (2), Alberto Fusani (3)

(1) Tutor didattico 3° anno CdL in Infermieristica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
(2) Tutor didattico 2° anno CdL in Infermieristica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
(3) Infermiere clinico, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Roma

Corrispondenza: elena.cristofori@unicatt.it

Il termine Health Literacy è stato utilizzato per la prima volta negli anni '70 ed è diventato sempre più importante nella sanità pubblica (Zhang et al., 2016). In italiano significa letteralmente “Alfabetizzazione Sanitaria” e rappresenta l’insieme di tutte le capacità di accesso, elaborazione e comprensione delle informazioni, che un individuo possiede ed utilizza per promuovere e salvaguardare la propria salute, elaborare giudizi e prendere decisioni in merito al proprio stile di vita. L’Health Literacy è considerato un determinante di salute con un peso importante sullo stile di vita, sull’accesso ai servizi sanitari e sull’adesione alle terapie. Inoltre è un fattore chiave per migliorare la salute ed il benessere, riducendo le disuguaglianze sanitarie (Sorensen et al., 2017).
Obiettivo dell’esperienza condotta è valutare il grado di alfabetizzazione sanitaria in un campione di popolazione e descrivere eventuali associazioni tra il livello di istruzione, il genere, l’età e il livello di alfabetizzazione come determinante nella cura della propria salute.

Health Literacy e salute
Lo studio sull’evoluzione della mortalità delle prime 25 cause di morte dell’Istat del 2017, mette in luce che in Italia si è verificata un’importante riduzione del tasso di mortalità per molte patologie non trasmissibili, e quindi sensibili alla funzione di promozione dei determinanti di salute, nell’arco temporale che va dal 2003 al 2014 (Istat, 2017).

I risultati dello studio presentano un fenomeno con importanti tassi di riduzione dei decessi nelle prime 4 cause di mortalità (malattie cardiache e cardiovascolari). Allo stesso modo si riduce la mortalità da altre patologie non trasmissibili, come le malattie croniche delle basse vie respiratorie (tabagismo), il diabete mellito (alimentazione) e i tumori del colon, del retto e dell’ano (alimentazione e attività fisica). Il fenomeno descritto è molto probabilmente frutto di un grande sforzo fatto in questi ultimi 9 anni in Italia in tema di promozione e di educazione della salute che sono migliorate notevolmente. Tendono invece ad aumentare i decessi per patologie neurodegenerative come l’Alzheimer, patologie tumorali come il tumore del fegato e dello stomaco. Lo stesso studio mette in luce anche la diversa distribuzione dei decessi nelle varie regioni italiane a conferma delle disuguaglianze di salute per differente offerta di servizi e sostegno alla salute ma anche per differenti capacità della popolazione italiana di gestione del proprio bene salute.

La gestione della salute quindi, si diversifica nelle varie regioni a causa di probabili differenze nell’alfabetizzazione sanitaria ai determinanti di salute delle patologie non trasmissibili e correlate ai fattori di rischio che vengono trattati e non. Inoltre questi dati permettono soprattutto, di capire come le diverse abitudini e stili di vita, culture e tradizioni, possano influenzare positivamente o negativamente la salute di una popolazione. Al lavoro di promozione della salute che il nostro Sistema Sanitario Nazionale nel suo insieme sta svolgendo, si uniscono gli infermieri che nel rispetto delle differenze culturali e di contesto quali parti integranti di ogni popolazione, sono parte attiva nel mantenere e migliorare gli standard di educazione e alfabetizzazione sanitaria.

La nostra esperienza di indagine
In questo studio, è stato scelto come strumento il Newest Vital Sign (NVS) validato nella sua versione per la popolazione italiana (NVS-IT) (Capecchi et al., 2015). Questo strumento è il più utilizzato a livello mondiale per la misurazione dell’alfabetizzazione sanitaria. Lo strumento si propone di misurare l’abilità di lettura (literacy) e la capacità di compiere semplici operazioni di calcolo numerico (numeracy). Tali abilità, risultano essere indispensabili al momento dell’interpretazione delle prescrizioni mediche e quindi nell’assunzione di farmaci. La popolazione coinvolta in questa indagine, è abitante nella regione Lazio, non presenta deficit cognitivi specifici ed è appartenente a qualsiasi condizione sociale ed economica. Il campione propositivo di convenienza studiato è costituito da 52 persone, di cui 35 di genere maschile e 17 femminile, il più giovane ha 18 anni mentre il più anziano 68 anni. Ad ogni soggetto è stato presentato verbalmente il progetto (obiettivo e metodo) garantendo la libertà di adesione su base volontaria e nel rispetto dell’anonimato. Nello svolgimento del test, le persone dovevano leggere e comprendere un’etichetta nutrizionale, la quale rimaneva in loro possesso per tutta la durata dell’intervista. Per ogni soggetto del campione, sempre il medesimo intervistatore ha formulato 6 domande, attraverso le quali è stato possibile valutare il livello di numeracy e di literacy. Per ogni risposta corretta veniva assegnato 1 punto, per ogni risposta sbagliata 0 punti, per un totale da 0 punti (minimo) a 6 punti (massimo). I punteggi ottenuti sono stati suddivisi in 3 intervalli: Il punteggio di 0-1 suggerisce l'alta probabilità di alfabetizzazione limitata. Il punteggio di 2-3 indica la possibilità di un'alfabetizzazione limitata. Il punteggio di 4-6 indica un'alfabetizzazione adeguata. I test erano anonimi, e gli unici dati riguardanti l’intervistato raccolti sono stati: il genere, l’età e l’istruzione.

Health Literacy, i risultati dell’indagine
I dati raccolti sono stati analizzati considerando i punteggi ottenuti nel campione, suddividendoli per età, istruzione e genere.
E’ stato osservato che 2 persone su 52, entrambe di genere maschile, hanno ottenuto un punteggio che rientra nel gruppo punteggio 0-1; 9 persone su 52 di cui 2 donne e 7 uomini, si sono posizionati nel gruppo punteggio 2-3; 41 persone su 52, di cui 26 uomini e 15 donne, si sono posizionati nell’ultimo gruppo, punteggio 4-6 (Figura 1).

Figura 1 - Punteggio ottenuto al Newest Vital Sign versione italiana, diviso per genere
Figura 1 - Punteggio ottenuto al Newest Vital Sign  versione italiana, diviso per genere

Da questi dati si evince che la maggioranza (41/52) dei punteggi ottenuti, si colloca nella fascia di alfabetizzazione adeguata, 15 donne su 17 (88.24%) hanno ottenuto questo punteggio, mentre negli uomini è stato conseguito da 26 persone su 35 (74.29%).
Per quanto riguarda l’età, i 52 partecipanti sono stati suddivisi in 5 classi: 18-27 anni, 28-37 anni, 38-47 anni, 48-57 anni, 58-68 anni. I partecipanti per classe sono: 26 nella prima classe (18-27), 9 nella seconda (28-37), 6 nella terza (38-47), 7 nella quarta (48-57) e 4 nell’ultima (58-68). E’ risultato che nel gruppo punteggi 0-1, si trovava 1 partecipante della prima classe e 1 dell’ultima.
Invece nel gruppo punteggi 2-3, erano collocati 4 partecipanti alla prima classe, 3 alla seconda, nessuno alla terza e 2 alla quarta. Nell’ultimo gruppo con punteggi 4-6, erano in 21 i partecipanti alla prima classe, 6 alla seconda e alla terza, 5 alla quarta e 3 all’ultima.
Considerando questi risutati nel loro insieme, è stato evidenziato come il 3.85% dei partecipanti (n. 2 soggetti) presentava un’alta probabilità di alfabetizzazione limitata, di cui il 100% è di genere maschile, il 50% ha una laurea triennale ed il 50% ha un diploma di maturità; il 50% apparteneva alla classe di età 18-27 e il 50% alla classe di età 58-68. Il 17.30% dei partecipanti (n. 9 soggetti) presentava una possibile alfabetizzazione limitata, di cui la maggioranza era di sesso maschile (77.80%), il 33.33% aveva la laurea triennale ed il 66.67% il diploma di maturità; il 44.44% avevano un’età compresa tra 18 e 27 anni, il 33.33% tra 28 e 37 anni, infine il 22,22% apparteneva alla classe di età 48-57. (Figura 2 e 3).

Figura 2 - Punteggio ottenuto al Newest Vital Sign versione italiana, per titoli di studio
Figura 2 - Punteggio ottenuto al Newest Vital Sign versione italiana, per titoli di studio

Figura 3 - Punteggio ottenuto al Newest Vital Sign versione italiana, risultati in percentuale e distribuzione per le variabili di età, genere, titolo di studio
Figura 3 - Punteggio ottenuto al Newest Vital Sign  versione italiana, risultati in  percentuale e  distribuzione per le variabili di età, genere, titolo di studio

Il 78.85% dei partecipanti (n. 41 soggetti) presentava un’alfabetizzazione adeguata, di cui il 63.41% erano di sesso femminile, il 21.95% aveva un diploma di laurea triennale, il 9.75% di laurea magistrale e il 68.30% il diploma di maturità; il 51.22% appartenevano alla classe di età 18-27, il 14.63% alla classe 28-37, il 14.63% alla classe 38-47, il 12.20% alla classe 48-57 e il 7.32% alla classe 58-68.

Conclusione
Lo studio ha rilevato che il 78.85% dei partecipanti presenta un’adeguata Health Literacy, contro il restante 21.15% che non raggiunge un livello adeguato. Questi risultati, esprimono che, nonostante il limite dovuto alla scarsa numerosità del campione, ad oggi una parte importante della nostra popolazione, non ha ancora acquisito quelle abilità (numeracy e literacy) indispensabili per l’interpretazione delle prescrizioni mediche e quindi nell’assunzione di farmaci.

Queste sono le abilità che altresì riducono la probabilità di ospedalizzazione, proprio al fine della corretta assunzione di farmaci e la conseguente riduzione dell’aggravarsi del quadro clinico. E’ interessante osservare il diverso andamento nei due generi, entrambi tendono ad adeguati livelli di alfabetizzazione, seppur il genere femminile non è presente nel punteggio più basso della scala di Health Literacy. Osservando i dati inerenti all’istruzione e all’età dei partecipanti, si può facilmente notare che nel gruppo con adeguata Health Literacy, troviamo il 100% di coloro che hanno conseguito la laurea magistrale, il 69.23% (9/13) di coloro che hanno conseguito una laurea triennale e l’80% (28/35) di coloro che hanno conseguito solo il diploma di maturità. Sembrerebbe pertanto che l’istruzione possa non essere un fattore associato al livello di Health Literacy, in quanto la maggioranza di ogni livello di istruzione si è posizionata nel gruppo con il punteggio migliore. Per quanto riguarda l’età, tutte le classi presentano un andamento pressochè simile, salvo la fascia d’età dei 38-47 anni che mostra di ottenere un punteggio più elevato di Health Literacy. Questo significherebbe che la competenza di Health Literacy è associata alle fasi della vita delle persone e forse si potrebbe anche ipotizzare che possa essere associata alla motivazione che i soggetti iniziano ad avere ad una certa età verso le problematiche della propria salute.

Sarebbe interessante, per studi futuri, misurare nel tempo e su un medesimo campione numericamente più ampio, se le performance migliorano o rimangono stabili, anche in relazione ad interventi mirati di promozione della Health Literacy (per es. nelle scuole o in ambito lavorativo). Infine sarebbe utile valutare se e come l’ambiente sociale o il luogo di residenza possano incidere sul livello di alfabetizzazzione. In conclusione, possiamo affermare che i dati ottenuti sono indice di una buona Health Literacy, ma ancora con dei margini sensibili di miglioramento. Le classi di età hanno dimostrato il mantenimento relativamente stabile nel tempo della competenza in soggetti differenti, seppur nella fascia di età della piena maturità (38-47 anni), la competenza risulta essere massima per poi in età over 48 essere suscettibile di rinforzi e refresh.

Nonostante sia evidente la necessità che le persone comprendano ed utilizzino le informazioni per prendere decisioni consapevoli e informate, per usarle in azioni di autopromozione e tutela della propria salute, gli studi sulle informazioni sanitarie non rappresentano l'elemento centrale nell’ambito della ricerca sanitaria e sociale (Rudd, 2015).

E’ infine utile per il futuro considerare il modo in cui le informazioni riguardanti la salute vengono proposte. La formazione degli operatori deve essere mirata allo sviluppo di abilità per individuare correttamente il livello di Health Literacy dell'utente, adottare strategie comunicative appropriate (come ad esempio il teach back) e rendere la relazione di assistenza efficace (Who, 2013).
 

BIBLIOGRAFIA

- Capecchi L., Guazzini A., Lorini C., Santomauro F., Bonaccorsi G., (2015), La prima validazione in Italia dello strumento per valutare la Health Literacy più usato al mondo: il NewestVital Sign, Epidemiol Prev 39(4) Suppl 1:1-158.
- Istat, 4 maggio 2017, Report anni 2003-2014: l’evoluzione della mortalità per causa: le prime 25 cause di morte, http://www.istat.it/it/files/2017/05/Report-cause-di-morte-2003-14.pdf (u.a. 27/12/2017).
- Rudd R. E. (2015), The evolving concept of Health literacy: New directions for health literacy studies, Journal of Communication in Healthcare Vol. 8, Iss. 1.
- Sorensen K., Pelikan J.M., Röthlin F., Ganahl K., Slonska Z., Doyle G. Fullam J., Kondilis B., Agrafiotis D., Uiters E., Falcon M., Mensing M., Tchamov K., Van den Broucke S., Marca H. (2015). Health literacy in Europe: comparative results of the European health literacy survey (HLS-EU). Eur J Public Health. 2015 Dec;25(6):1053-8.
- World Health Organization (2013), Transforming and scaling up health professionals’ education and training: World Health Organization guidelines, Geneva.
- Zhang Y., Zhang F., Hu P., Huang W., Lu L., Bai R., Sharma M., Zhao Y. (2016). Exploring Health Literacy in Medical University Students of Chongqing, China: A Cross-Sectional Study. PLoS One, 11(4), 113-122.

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