FNOPI / Formazione e Ricerca / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°1 - 2019 / La percezione degli infermieri della Health Literacy - Rivista l'Infermiere N°1
ESPERIENZE

La percezione degli infermieri della Health Literacy

di Elisa Marangione (1), Letteria Consolo (2)

(1) Infermiera - Milano
(2) Tutor del CdL in Infermieristica, Università degli Studi di Milano, sezione Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori - Milano

Corrispondenza: elimarangione@icloud.com

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata nel 2015 dall’ONU, contiene gli UN Sustainable Development Goals (SDGs), un insieme di 17 obiettivi che mirano a superare le maggiori sfide per lo sviluppo dell’umanità e la sua sopravvivenza (United Nations, 2015). Il piano di azione sviluppato nell’agenda mira ad assicurare la salute ed il benessere favorendo un’educazione equa ed inclusiva, che fornisca opportunità di apprendimento permanente per la promozione della salute. Il concetto di health literacy rappresenta una strategia chiave per promuovere la salute, limitando le diseguaglianze, in quanto nata dal connubio della salute come diritto fondamentale dell’uomo e della literacy come insieme complesso di competenze e abilità richieste per comprendere le informazioni scritte od orali al fine di interagire con l’ambiente lavorativo e sociale (UNESCO, 2005). Ogni giorno, infatti, le persone affrontano situazioni che implicano decisioni riguardanti la salute (De Caro et al., 2015) e solo poche di esse vengono prese in presenza di personale sanitario.

La health literacy è un fenomeno comparso in letteratura a partire dagli anni Settanta; concettualmente viene distinto in:

  • Individual Health Literacy che concerne la capacità degli individui di ottenere e comprendere le informazioni sanitarie (Institute of Medicine, 2004);
  • Organizational Health Literacy, relativa alla puntualità dei professionisti sanitari nell’effettuare un opportuno enabling alle persone assistite (Palumbo, 2017).


Il riferimento al singolo individuo è un concetto centrale del tema della health literacy, perché in prima istanza sono le persone che dovrebbero sviluppare le potenzialità necessarie a confrontarsi con il sistema sanitario (Kwan et al., 2006); numerosi studi hanno però evidenziato come a livello europeo circa il 12% della popolazione abbia un livello di comprensione totalmente inadeguata e il 35% un livello problematico (Pelikan et al., 2012). Stessi risultati sono riscontrabili anche in Italia, dove circa il 50% della popolazione possiede delle conoscenze inadeguate (Palumbo et al., 2016).
I professionisti sanitari dovrebbero supportare il cittadino in questo percorso, adottando un’informazione trasparente e un linguaggio chiaro e semplice (WHO, 2016); in quest’ottica, la qualità dell’assistenza è direttamente proporzionale alle competenze socio-comunicative del personale sanitario in quanto punto di incontro tra il sistema sanitario e il cittadino (De Caro et al., 2015).
Questo nella realtà avviene raramente: infatti, è stato dimostrato che i cittadini possiedono una ridotta capacità di comprensione e i professionisti una limitata abilità comunicativa, combinazione di fattori che può portare ad esiti di salute diversi da quelli attesi (De Caro et al., 2015).
Lo studio trasversale condotto da Jukkala et al. in Alabama (2009) rilevava come il 16% dei professionisti sanitari non avesse mai sentito parlare di health literacy e che la categoria con una maggiore disconoscenza di tale argomento fosse proprio quella degli infermieri (Jukkala et al., 2009). Inoltre, lo studio descrittivo cross-sectional svolto da Macabasco-O’Connell (2011) su 76 infermieri, rilevava che solo il 44% ritenesse la health literacy un fenomeno rilevante rispetto ad altre problematiche degli assistiti (Macabasco-O’Connell et al., 2011).
Nel 2016, in uno studio descrittivo condotto da Annarumma e Palumbo in territorio italiano su un campione di 40 professionisti sanitari, è stato rilevato come essi presentassero una sostanziale disconoscenza dell’impatto delle loro azioni sugli outcome di salute (Annarumma, Palumbo, 2016).

A fronte di tali risultati, viene raccomandato di introdurre programmi di formazione nel curriculum universitario (Prince, 2017) e la creazione di linee guida di aiuto nella pratica clinica, affinché tutti i professionisti sanitari siano in grado di colloquiare in maniera semplice e chiara con i propri assistiti.
In particolar modo gli infermieri, adattando la propria comunicazione in base all’assistito e al risultato ottenuto e determinando la natura e l’entità delle informazioni necessarie per il percorso socio-assistenziale del cittadino, hanno la possibilità di migliorare la gestione della malattia, di garantire un’aderenza terapeutica ottimale e di promuovere stili di vita sani.

Obiettivo di questo studio è stato quello di esplorare la percezione della Health Literacy tra gli infermieri della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta.

Il nostro percorso
L’indagine ha coinvolto infermieri afferenti a 6 Dipartimenti della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Inizialmente è stata svolta una ricerca bibliografica centrata sulla consultazione delle banche dati biomediche Pubmed, Cinahl e Scopus: dalla letteratura è stato individuato lo strumento Health Literate Healthcare Organization 10-item Questionnaire (HLHO-10), un questionario validato in italiano e composto da 10 item su scala Likert a 7 punti (Kowalski et al., 2015). Successivamente è stata creata una survey online per la somministrazione del questionario agli infermieri coinvolti.

Dei 403 infermieri identificati, 243 hanno compilato il questionario, con una percentuale di ritorno del 60.3%: 162 esercitavano presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e 81 presso la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta. Il 63% dei rispondenti era di sesso femminile, l’88% era di nazionalità italiana e il 53% era laureato con percentuali simili per entrambi gli Istituti. L’età mediana è risultata pari a 39 anni (range 31 - 50 anni).

Il 55% dei rispondenti, in modo variabile da lievemente a completamente, ha dichiarato che le direzioni non prendono in considerazione esplicitamente il tema della health literacy. Il Dipartimento di appartenenza e il titolo di studio sono risultati associati a differenze significative nei giudizi espressi in riferimento a questa domanda.

Per quanto riguarda i Dipartimenti dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, i giudizi più frequenti sono risultati essere il “parzialmente in disaccordo” per il 69,7% e il “lievemente in disaccordo” per il 67,8%; per quanto riguarda l’IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, i giudizi maggiormente rappresentati sono stati il “completamente in disaccordo” per il 61,2% e “indeciso” per il 60,3% (Figura 1).

Figura 1 – Valutazioni espresse dagli infermieri in relazione al dipartimento di appartenenza
Figura 1 - Valutazioni espresse dagli infermieri in relazione al dipartimento di appartenenza

Per quanto riguarda il titolo di studio, il 20% dei diplomati si è dichiarato in lieve disaccordo o parzialmente in disaccordo; i laureati si sono dichiarati “indecisi” per il 23% dei casi e gli infermieri con un master di primo livello hanno sostenuto di essere “completamente in disaccordo” per il 22% dei casi.

Il 56% dei soggetti, con grado variabile da lievemente a completamente, ha ritenuto che la health literacy non sia considerata tra gli indicatori di qualità nella gestione della struttura in cui lavora; le risposte a questa domanda sono risultate significativamente differenti in base all’età del campione: gli infermieri con un’età più bassa (mediana= 36 anni) hanno espresso giudizi meno estremi, a differenza di coloro che si sono detti “completamente in disaccordo” che mostrano un’età mediana di 46 anni.

L’istituto di appartenenza è risultato significativo in riferimento all’item che indagava quanto le comunicazioni sanitarie venissero realizzate ad personam in caso di necessità: infatti, il 32% degli infermieri che lavorano presso l’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori si sono dichiarati “parzialmente in accordo”, a differenza dell’IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, dove la medesima opinione è comparsa solo nel 28% dei casi.

Il 75% dei soggetti, in misura variabile da lievemente a completamente, ha dichiarato che le informazioni vengono rese disponibili agli assistiti anche attraverso mezzi diversi.
Il Paese di origine è risultato associato a differenze statisticamente significative in riferimento a tale affermazione: il 33% degli infermieri italiani ha risposto di essere “parzialmente in accordo”, il 50% degli infermieri europei ha dichiarato di essere “lievemente d’accordo”, il 40% degli infermieri sudamericani era “lievemente d’accordo” e il 50% degli infermieri africani e asiatici si è dichiarato “parzialmente in disaccordo” (Figura 2).

Figura 2 - Valutazioni espresse dagli infermieri in relazione alla loro nazionalità
Figura 2 - Valutazioni espresse dagli infermieri in relazione alla loro nazionalità

Più della metà degli intervistati ha infine ritenuto che il personale della struttura in cui lavora non sia formato a proposito di health literacy: in particolare, il 60% ha espresso giudizi compresi nei tre gradi di disaccordo, senza mostrare una differenza significativamente differente nelle risposte fornite.

Discussione
I risultati di questo studio, considerata la scarsità di informazioni sull’utilizzo della health literacy nel contesto italiano, si dichiarano in linea con la lacuna di conoscenza in merito a tale argomento e, pertanto, possono fornire utili indicazioni per la formazione e la ricerca futura.

Complessivamente, i risultati mostrano che il fenomeno della health literacy è poco considerato dalle politiche organizzative delle strutture coinvolte, soprattutto in riferimento a tre ambiti differenti: gestione organizzativa, qualità e formazione. In opposizione con le linee guida internazionali [(Coleman et al., 2011), (US Department of Health and Human Services, 2010), (WHO, 2017)] che sostengono la necessità di investire in tema di health literacy, dai risultati sembra emergere una mancanza di investimento nell’insegnamento e nell’impiego di tecniche relative a questo tema di grande rilevanza.
In dettaglio, la health literacy è risultata poco o per nulla considerata nelle politiche organizzative (55% degli intervistati) e non viene considerata un indicatore di qualità (56% degli intervistati). Il dato si dimostra in linea con quanto analizzato in letteratura, in cui si suppone che le organizzazioni siano tendenzialmente poco sensibili a questo fenomeno (Hernandez, 2013).

Altrettanto lacunosa risulta la formazione in tema di health literacy, che è ritenuta insufficiente da più della metà degli intervistati (60%): questo dato è in linea con quanto riporta la letteratura, in quanto numerosi studi hanno sottolineato una sostanziale mancanza di formazione soprattutto per i professionisti che sono a maggiore contatto con il cittadino (Prince, 2017).

Tuttavia, in accordo con quanto espresso in letteratura (DeWalt et al., 2004) e con quanto emerso dai risultati analizzati, è proprio nella pratica clinica costante che gli infermieri adottano e apprendono le migliori tecniche per rendere un servizio sanitario health literate. Questo dimostra che gli infermieri utilizzano le risorse comunicative di loro conoscenza per contrastare la mancanza di strumenti messi a disposizione dalla struttura.

In particolare, la maggior parte degli intervistati ha espresso delle opinioni positive in merito al fatto di saper realizzare comunicazioni ad personam e di rendere disponibili le informazioni agli assistiti anche attraverso mezzi diversi. Dati che, in accordo con la letteratura internazionale, vedono la pratica clinica come un punto di partenza per l’approfondimento e lo sviluppo di particolari abilità comunicative, formalmente delineate nella formazione universitaria (Kennedy Sheldon, Hilaire, 2015).

Dai risultati complessivi, si evidenzia una differenza nel grado di criticità espressa dai rispondenti nell’esprimere dei giudizi che siano rivolti verso l’organizzazione piuttosto che verso sé stessi. Nel momento in cui il professionista è coinvolto in prima persona, con le sue abilità e competenze, riesce ad esprimere opinioni più neutrali o, comunque, maggiormente positive, motivo per il quale è possibile ipotizzare che l’alfabetizzazione è vista dai rispondenti quasi esclusivamente come una risorsa personale, che si sviluppa con il tempo e con l’esperienza, piuttosto che una combinazione tra qualità personali e organizzative.

I risultati si discostano da quanto emerge in letteratura, principalmente per due aspetti: in primo luogo perché sembra dissolversi la distinzione tra individual health literacy e organizational health literacy (Palumbo, 2017), a favore della prima; secondariamente per la consapevolezza e padronanza di tale argomento dimostrata dagli infermieri partecipanti, che solitamente tendevano a sovrastimare il proprio livello di conoscenza della health literacy (Jukkala et al., 2009).

Conclusioni
La health literacy contribuisce a rendere l’assistenza sanitaria umana, personale e internazionale. Essa è applicabile e adattabile a ogni contesto sanitario, trovando ampio utilizzo sia in ambito clinico sia in ambito organizzativo.
Nei contesti considerati si osserva un livello di utilizzo e formazione in media con alcuni Paesi europei o extra-europei; pertanto, sono necessari ulteriori sforzi per l’inserimento della health literacy in ambito universitario, clinico e organizzativo. Di aiuto in tal senso potrebbe essere lo sviluppo e la liberalizzazione di linee guida o materiali informativi per l’utilizzo di tecniche comunicative health literate.

Infatti è importante che si comprenda che aumentare il livello di alfabetizzazione del cittadino non solo va a vantaggio del singolo, ma rende anche i servizi più sicuri e attenti ai bisogni dell’assistito.
Studi futuri potranno indagare ed analizzare il fenomeno su larga scala per comprendere in quali aspetti gli infermieri si ritengono maggiormente carenti, al fine di implementare percorsi formativi per professionisti. Tutto questo porterebbe a un miglioramento nell’ottica della qualità delle cure e a un miglioramento degli outcome di salute dei cittadini, soprattutto in un contesto attuale dove la centralità della persona assistita è il fulcro dell’assistenza infermieristica.
 

BIBLIOGRAFIA

- Annarumma, C., Palumbo, R. Contextualizing Health Literacy to Health Care Organizations: exploratory insights. Journal of Health Management, 2016; 18 (4): 611–624.
- Coleman, C., Kurtz-Rossi, S., McKinney, J., Pleasant, A., Rootman, I., Shohet, L. The Calgary Charter on Health Literacy. Montreal: Governement of Canada’s Office of Literacy and Essential Skills; 2011.
- De Caro, W., Caranzetti, M.V., Capriati, I., Alicastro, M.G., Angelini, S., Dionisi, S., Lancia, L., Sansoni, J. Il concetto di Health Literacy e la sua importanza per la professione infermieristica. Professioni infermieristiche, settembre 2015; 68 (3): 133–142.
- DeWalt, D.A., Berkman, N.D., Sheridan, S., Lohr, K.N., Pignone, M.P. Literacy and health outcomes. J Gen Intern Med, 2004; (19): 1228–1239.
- Hernandez, L.M. Improving health, health systems and health policy around the world: workshop summary. Washington D.C.: Institute of Medicine; 2009.
- Institute of Medicine. Health Literacy: a prescription to end confusion. Washington D.C.: National Academies Press; 2004.
- Jukkala, A., Dupree, J.P., Graham, S. Knowledge of limited health literacy at an academic health center. Journal of Contining Education in Nursing, 2009; (40): 298–302.
- Kennedy Sheldon, L., Hilaire, D.M. Development of communication skills in healthcare: Perspectives of new graduates of undergraduate nursing education. Journal of Nursing Education and Practice, 2015; 5 (7): 30–37.
- Kowalski, C., Lee, S.-Y.D., Schmidt, A., Wesselmann, S., Wirtz, M.A., Pfaff, H., Ernstmann, N. The health literate health care organization 10 item questionnaire (HLHO-10): development and validation. BMC Health Services Research, 2015; 15 (47).
- Kwan, B., Francis, J., Rootman, I. The development and validation of measure of health literacy in different populations. Vancouver: Canadian Institute of health promotion research; 2006; 1–189.
- Macabasco-O’Connell, A., Fry-Bowers, E. Knowledge and perceptions of health literacy among nursing professionals. Journal of Health Communication, 2011; 16 (sup 3): 295–307.
- OMS. WHO Strategic Communications Framework for effective communications. Ginevra: Organizzazione Mondiale della Sanità; 2017.
- Palumbo, R. The bright side and the dark side of patients empowerment. Co-creation and co-destruction of value in the healthcare environment. Fisciano: Università degli Studi di Salerno; 2017.
- Palumbo, R., Annarumma, C., Adinolfi, P., Musella, M., Piscopo, G. The Italian Health Literacy Project: insights from the assessment of health literacy skills in Italy. Health Policy, 2016; 120 (issue 9): 1087–1094.
- Pelikan, J.M., Rothlin, F., Ganahl, K. Comparative report on health literacy in eight EU member states. HLS-EU Consortium; 2012.
- Prince, L.Y. Assessing Organizational Health Literacy at an Academic Health Center: a quantitative research study. Theses and Dissertations; 2017.
- UNESCO. Aspects of literacy assessment. Parigi: UIS; 2005.
- United Nations. Transforming our world: the 2030 agenda for sustainable development. New York: UNESCO; 2015.
- US Department of Health and Human Services. National Action Plan to Improve Health Literacy. Washington D.C.: Office of Disease Prevention and Health Promotion; 2010.
- WHO. Shanghai Declaration on promoting health in 2030 Agenda for Sustainable Development. Shanghai: WHO; 2016.

Stampa
Condividi su: