FNOPI / Formazione e Ricerca / Rivista L'Infermiere / Rivista L'Infermiere N°2 - 2019 / Il counseling come strumento d'elezione per il benessere: revisione della letteratura - Rivista l'Infermiere N°2
SCIENZE INFERMIERISTICHE

Il counseling come strumento d'elezione per il benessere: revisione della letteratura

di Stefano Masci (1), Valentina Zeffiro (2), Ercole Vellone (3), Mathieu Biot (4), Charlotte Costantini (4), Cristina Gottardo (4), Francesca La Pignola (4), Sabrina Lowd (4), Marilena Mancuso (5), Arianna Orrù (4), Vittoria Pirozzi (4), Cristina Ruggini (4), Antonella Santamaria Ferraro (4), Simona Sinistri (4), Rosaria Alvaro (6), Gennaro Rocco (7)

(1) Direttore Scuola di Counseling CIPA, Università Tor Vergata, Roma;
(2) Dottoranda di ricerca in Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica, Università Tor Vergata, Roma;
(3) Monza Ricercatore in Scienze Infermieristiche, Università Tor vergata, Roma;
(4) Counselor presso Scuola di Counseling CIPA, Università Tor Vergata, Roma;
(5) Infermiera presso Reparto di Cardiologia dell’Ospedale S. Spirito, Roma;
(6) Professore Ordinario in Scienze infermieristiche, Università Tor Vergata, Roma;
(7) Direttore Centro di Eccellenza per la Cultura e la Ricerca Infermieristica, Roma

Corrispondenza: valentina.zeffiro@uniroma2.eu

RIASSUNTO
Introduzione
Il raggiungimento del benessere individuale orienta i comportamenti di tutti gli esseri umani. Il counseling nel corso degli anni ha mostrato di essere uno strumento di elezione a supporto di tale processo.
Tuttavia, data la complessità e la multidimensionalità del benessere, diviene necessaria l’identificazione delle dimensioni che lo compongono prima di una pianificazione degli interventi. L’obiettivo della presente revisione è stato quello di identificare le dimensioni del benessere su cui sia possibile effettuare interventi di counseling.
Materiali e metodi Le banche dati scientifiche consultate sono state PubMed e CINAHL insieme ad altre fonti. A seguito della selezione degli articoli è stata effettuata la valutazione qualitativa degli studi finali individuati.
Risultati Sono stati inclusi nei risultati 21 studi, dai quali è stato possibile identificare tra le più comuni dimensioni del benessere quelle correlate al contesto sociale, all’individualità delle persone, alle emozioni e allo stato di salute. Inoltre alcuni studi hanno mostrato l’efficacia del miglioramento del benessere tramite interventi che mirano allo sviluppo dei punti di forza degli individui, come avviene in un processo di counseling.
Discussione Il counselor, nella relazione d’aiuto, prende in esame le dimensioni individuali del benessere, facilita il cliente nell’assunzione di consapevolezza rispetto alle dimensioni correlate alle emozioni e promuove, quando necessario, cambiamenti comportamentali rispetto alle dimensioni sociali.
Conclusioni Il miglioramento del benessere individuale è un obiettivo fondamentale del counseling, per tale motivo l’individuazione delle dimensioni che lo compongono può essere d’aiuto per definire interventi finalizzati alla modificazione di quei comportamenti individuali correlati alle dimensioni stesse.
Parole chiave: counseling, salute, benessere, felicità, dimensioni, questionario


Counseling as a first choice tool for well-being: a literature review

ABSTRACT
Introduction
Human behavior is usually led by the achievement of personal well-being. Over the years, counseling proved its potentiality as first choice tool for supporting this process. However, given the complexity and multidimensionality of well-being, it becomes imperative to identify its constituent features before planning interventions. The aim of this review was to identify the dimensions of well-being on which counselling interventions can be carried out.
Methods The scientific databases PubMed and CINAHL were reviewed along with others sources. Subsequent to the selection of the articles, a qualitative evaluation of the identified studies was carried out.
Results Twenty-one studies were included in the review. The most common dimensions of well-being were related to social context, people' individuality, emotions and health status. Moreover, a number of studies showed the effectiveness of improving well-being through interventions aimed at developing the strengths of individuals, as in a counseling process.
Discussion In a helping relationship, the counselor analyses the individual dimensions of well-being, facilitates the client in his becoming aware of the emotion-related elements and fosters, when appropriate, behavioral changes with respect to the social dimensions.
Conclusions The improvement of individual well-being is a core objective of counseling. Therefore, the identification of the constituent traits of well-being can be of assistance in defining interventions aimed at changing those individual behaviors related to the traits themselves.
Keywords: counseling, health, well-being, happiness, dimensions, questionnaire


 

INTRODUZIONE
Il concetto di benessere è ampiamente ritenuto dalla comunità scientifica come un costrutto multimensionale e complesso, talvolta controverso, riguardante i livelli ottimali di esperienza e di funzionamento personale (Deci & Ryan, 2008; Ryan & Deci, 2001).
Tale complessità si manifesta tutt’oggi sia con la mancanza di una definizione in grado di affermare in modo chiaro e definitivo il significato esatto del termine (Dodge, Daly, Huyton, & Sanders, 2012), sia con la grande numerosità di strumenti utilizzati per la sua misurazione. Quanto affermato è supportato da due recenti revisioni della letteratura nelle quali sono stati identificati 99 (Linton, Dieppe, & Medina-Lara, 2016) e 60 (Lindert, Bain, Kubzansky, & Stein, 2015) diversi strumenti di misurazione del benessere, dai quali è stato possibile estrarre rispettivamente 196 e 25 dimensioni che vanno ad identificare il benessere stesso.
Il raggiungimento prima e il mantenimento poi del benessere individuale sono obiettivi a cui tutti gli esseri umani tendono. Uno degli strumenti di elezione per il miglioramento del benessere individuale è il counseling. È stato dimostrato come un intervento di counseling sia importante per affrontare problematiche correlate allo stato di salute (es. mancanza di attività fisica, cattiva alimentazione, comportamenti sessuali a rischio, uso di tabacco, alcol e droghe ecc.) (Whitlock, Orleans, Pender, & Allan, 2002), alla vita professionale (Ray, 2007), alla vita familiare (Johnston & Goldman, 2010; Silverman, 1978) e alla vita sociale (Smart & Smart, 1995).
Dati i diversi contesti in cui l’individuo opera e data la complessità di definizione del concetto di benessere, risulta importante l’identificazione delle diverse dimensioni che lo compongono ai fini di un suo miglioramento. Secondo Chambers (1999) le dimensioni del benessere si sovrappongono in misura significativa con le informazioni, fornite dal cliente, che modellano gli obiettivi di trattamento e motivano la scelta degli interventi di counseling. Nonostante i numerosi progressi effettuati nella ricerca del benessere sia psicologico che soggettivo, fino ad ora vi è stato un impatto minimo dei risultati ottenuti sulla pratica di counseling (Lent, 2004).
Non sono stati trovati in letteratura studi focalizzati esclusivamente sulle dimensioni del benessere analizzate da un punto di vista del counseling, ovvero il cui intento fosse quello di individuare le dimensioni del benessere su cui il counseling può intervenire o che correlasse tali dimensioni a dei possibili interventi. Ciò nonostante molti studi hanno evidenziato come il miglioramento del benessere possa essere legato ad un intervento di counseling (Cocodia, 2013; Fordyce, 1983; Fulmer, 2015).

Riferimenti teorici di benessere per il counseling
Diversi sono i modelli teorici di benessere sviluppati nel corso degli anni dai padri fondatori del counseling, Carl Rogers (Rogers, 1978, 2007) e Rollo May (May, 1991), fino ad arrivare alle varie applicazioni delle competenze di counseling in di versi ambiti, come ad esempio in quello sanitario (Masterson Creber et al., 2016; Vellone et al., 2017).
Uno dei primi studiosi della psicologia positiva è stato lo psicologo americano Michael Fordyce (1944-2011). Fordyce ha dimostrato che la felicità e il benessere possono essere statisticamente misurati e incrementati attraverso la modificazione dei comportamenti e degli schemi di pensiero causa o effetto di questi. La sua ricerca è basata sull’ipotesi che modificando alcune azioni, alcuni pensieri o variando lo stile di vita quotidiano, si possa migliorare la risposta emotiva dei singoli individui e quindi la felicità percepita. L’autore ha elaborato un programma, denominato i 14 fondamentali della felicità, in grado di incidere sulla felicità stessa.
Quest’ultima è determinata non solo da fattori oggettivi (es. benessere economico, livello istituzionale, livello di istruzione, efficienza dei servizi sanitari) ma soprattutto da fattori soggettivi (es. essere orientati sul presente, curare rapporti intimi, essere se stessi). Fordyce inoltre riteneva che il benessere soggettivo percepito fosse dato dall’unione di due fattori: l’aspetto cognitivo-razionale (come giudico la mia vita) e quello emotivo (come mi sento nella mia vita), dimostrando che si può agire su entrambi (Fordyce, 1983).
Un altro sviluppatore della teoria della psicologia positiva è stato Martin Seligman (1942- ), famoso psicologo americano, secondo cui la felicità autentica consiste nel provare emozioni positive riguardo al passato e al futuro, nell’assaporare sensazioni positive derivanti dai tanti piaceri dell’esistenza, nel trarre abbondante gratificazione dalle proprie potenzialità personali e nell’usare tali potenzialità al servizio di qualcosa di più grande per ottenere senso.
Il livello di felicità di una persona è dato dalla somma di alcuni fattori quali felicità costituzionale, circostanze della nostra vita, essere religiosi, avere un matrimonio e una rete sociale sana e gratificante, la valutazione che facciamo del passato, il nostro ottimismo verso il futuro e la nostra felicità nel presente (Seligman & Csikszentmihalyi, 2000).
Anche le concezioni dello psicologo americano Carl Rogers (1092-1987), considerato il padre della psicologia umanistica e del counseling, risultano essere un opportuno riferimento teorico per lo sviluppo del benessere individuale. Il counseling rogersiano lavora principalmente sugli aspetti relazionali ed emozionali, intervenendo sulle motivazioni al cambiamento e riducendo così le innate resistenze e accompagnando l’individuo nella transizione. Il counselor interviene comprendendo quali siano i meccanismi bloccanti, migliorando la comunicazione ed evidenziando i comportamenti automatici e ripetitivi che impediscono alla persona di sperimentare soluzioni alternative (Rogers, 1978, 2007).
Alla luce dei modelli teorici sopra descritti, è possibile affermare che il counselor sia l’operatore del cambiamento, il trainer che educa, informa, forma e accompagna nella ricerca del benessere individuale. Inoltre le forti affinità che in particolare ha la ricerca di Fordyce con il pensiero di Rogers, rafforzano l’idea che il counseling possa essere uno strumento d’elezione per incrementare il benessere percepito dagli individui. Per tali motivi diviene importante che il counselor identifichi in modo chiaro le dimensioni che compongono il benessere stesso.
Obiettivo della revisione è identificare le dimensioni del benessere, misurate tramite scale di valutazione validate, su cui sia possibile effettuare un intervento di counseling.

MATERIALI E METODI
È stata effettuata una revisione della letteratura consultando i database scientifici PubMed e CINAHL insieme ad altre fonti quali Google Scholar, il sistema Bibliotecario BIXY dell’Università La Sapienza di Roma e Researchgate, aggiornati al 4 Novembre 2017. Una ricerca preliminare, nei database di Cochrane e Prospero, ha permesso di verificare che non fossero state pubblicate o che non fossero in preparazione revisioni con lo stesso intento.
Le parole chiave utilizzate sono state counseling, health, well-being, happiness, dimensions and questionnaire, considerando per ciascun termine anche i rispettivi sinonimi. Non sono stati imposti limiti alla ricerca.

Processo di reperimento e selezione degli articoli
In un primo momento col fine di comprendere quanto sia considerato e discusso il tema del benessere e individuare le parole chiave più idonee, due revisori (MM, CR) hanno svolto una ricerca avvalendosi di Google e Google Scholar.
In seguito i database scientifici e le altre fonti sono stati visionati da tre revisori (CC, VP, MB), i quali hanno poi effettuato la selezione degli articoli in base al titolo e all’abstract, identificando così gli studi potenzialmente rilevanti e reperendo i relativi full-text.
La lettura di questi ultimi e la conseguente individuazione degli studi pertinenti è stata svolta da altri due revisori (CG, ASF) in modo indipendente, eventuali divergenze di giudizio sono state risolte tramite confronto e discussione. Nei casi in cui non si è raggiunto un consenso, è stato consultato un autore senior (SM) fino al raggiungimento di un accordo.

Criteri di inclusione ed esclusione
Sono stati presi in considerazione articoli di riviste, protocolli di studio, atti di convegni, sezioni di libri, tesi di laurea e di dottorato che avessero come oggetto di studio principale il benessere considerato in qualsiasi ambito della vita sociale e che utilizzassero strumenti validati per misurarlo.
Si è scelto di includere anche gli studi di validazione di uno strumento in quanto anch’essi possono contribuire all’individuazione delle dimensioni del benessere.
Di contro, sono stati esclusi i lavori che trattavano il tema del benessere nei bambini (età 0 – 12), che utilizzavano scale di misurazione correlate a patologie particolari (es. obesità, malattie polmonari, diabete ecc.) e studi con questionari che misuravano la qualità di vita e non il benessere. Concetti a volte confusi ma, come alcuni autori affermano, tra loro correlabili (Camfield & Skevington, 2008), pertanto di per sé differenti.

Analisi degli studi inclusi
Un’analisi descrittiva ha permesso di estrapolare da ciascun articolo le seguenti informazioni: primo autore ed anno della pubblicazione, paese, disegno di studio, obiettivo, setting, durata dello studio, partecipanti e loro numerosità, strumenti utilizzati, dimensioni del benessere, risultati principali. Inoltre sono stati evidenziati tra i risultati, in particolar modo, la concezione di benessere considerata e discussa dagli autori e i relativi strumenti più comunemente utilizzati per la sua misurazione.

Valutazione qualitativa degli studi inclusi
La valutazione della qualità degli studi è avvenuta utilizzando diverse linee guida a seconda dei disegni di ricerca:

  • per gli studi osservazionali sia descrittivi che trasversali è stato utilizzato un adattamento della Newcastle Ottawa Scale (NOS) (Modesti et al., 2016). Un punteggio totale compreso tra 0 e 6 è stato considerato indice di bassa qualità dello studio, al contrario un punteggio totale compreso tra 7 e 10 indicava un livello qualitativo alto;
  • per gli studi di validazione di uno strumento è stata applicata la COnsensus-based Standards for the Selection of health status Measurement INstruments (COSMIN) checklist con scala di valutazione a 4 punti, la quale ha permesso di dare un giudizio qualitativo (eccellente, buono, discreto, insufficiente) per ognuna delle diverse proprietà di misurazione dello strumento (Terwee et al., 2012). A ciascuno dei 4 livelli di giudizio è stato assegnato rispettivamente un punteggio di 3, 2, 1 e 0 e calcolata così la media per ognuna delle sezioni della checklist. Questa media è stata poi trasformata nel giudizio qualitativo più prossimo (es. media di 2.1 = buono; media di 2.9 = eccellente ecc.) col fine di calcolare le frequenze e percentuali per la realizzazione del grafico di sintesi;
  • gli studi quasi-sperimentali sono stati valutati tramite la Joanna Briggs Institute (JBI) checklist (Tufanaru, Munn, Aromataris, Campbell, & Hopp, 2017);
  • essendo il Trial Clinico Randomizzato (RCT) un protocollo di ricerca e non uno studio vero e proprio, non è stata effettuata la valutazione della qualità;
  • Per la meta-analisi di RCT non è stata effettuata alcuna valutazione in quanto nello studio stesso, secondo i criteri della Cochrane, è stata valutata la qualità di ciascun articolo incluso.


RISULTATI
Dei 249 studi inizialmente individuati ne sono stati inclusi nella presente revisione, a seguito del processo di selezione, 21 (Figura 1). Compresi in questi ultimi, oltre ad articoli pubblicati in riviste, vi sono una tesi di laurea magistrale (Rump, 2015), una tesi di dottorato (Di Sarno, 2012), due studi pubblicati in sezioni di libri (Diener, Kahneman, Arora, Harter, & Tov, 2009; Diener, Wirtz, et al., 2009) e un protocollo di ricerca (Weiss, Westerhof, & Bohlmeijer, 2013).
Dieci dei lavori inclusi hanno un disegno di ricerca osservazionale (descrittivo o trasversale), 7 sono studi che validano uno strumento per la raccolta dati, 2 sono studi quasi-sperimentali, 1 protocollo per l’attuazione di un RCT e 1 meta-analisi di RCT. La Tabella 1 fornisce una visione d’insieme degli studi considerati e documenta la varietà di indicatori e strumenti utilizzati per la valutazione del benessere in diverse popolazioni e in diversi contesti.

Figura 1 - Selezione quantitativa degli studi inclusi nella revisione
Figura 1 - Selezione quantitativa degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.1 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.2 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.3 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.4 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.5 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.6 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.7 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.8 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Tabella 1.9 - Sinossi degli studi inclusi nella revisione

Note. n.d. = non dichiarato; RCT = Trial Clinico Randomizzato.

Il 61.9% degli studi analizzati sono stati condotti in Europa, 5 di questi esclusivamente in Italia (Di Sarno, 2012; Gigantesco, Mirabella, Bonaviri, & Morosini, 2004; Gremigni & Stewart-Brown, 2011; Iani, Lauriola, Layous, & Sirigatti, 2014; Ruini, Ottolini, Rafanelli, Ryff, & Fava, 2003). In 2 casi il lavoro ha coinvolto due paesi differenti (Diener, Wirtz, et al., 2009; Wakefield et al., 2016), mentre altri 2 sono stati condotti ad un livello internazionale (Diener, Kahneman, et al., 2009; Disabato, Goodman, Kashdan, Short, & Jarden, 2016). Il benessere è stato valutato in diverse categorie di soggetti come lavoratori, operatori sanitari, adolescenti e anziani. Tuttavia i più rappresentati erano gli studenti soprattutto universitari, inclusi nel campionamento di 6 dei 21 studi. Un’ampia numerosità campionaria ha caratterizzato quasi tutte le indagini, per tale motivo i questionari non sono sempre stati somministrati direttamente ai partecipanti allo studio, ma sono stati anche inviati e compilati in formato elettronico (Rump, 2015; Stolarski, Vowinckel, Jankowski, & Zajenkowski, 2015) o somministrati telefonicamente (Diener, Kahneman, et al., 2009). Solamente uno degli studi inclusi (Hajimirzalian, Atashpour, Abedi, & Jafari, 2015) è stato svolto in un centro di counseling.

Concezioni del benessere
Nella maggior parte degli studi è stata effettuata una distinzione generale tra benessere psicologico e benessere soggettivo, talvolta identificati rispettivamente come eudaimonico ed edonico (Di Sarno, 2012; Disabato et al., 2016; Gremigni & Stewart-Brown, 2011; Iani et al., 2014; Linley, Maltby, Wood, Osborne, & Hurling, 2009). Sebbene da un punto di vista teorico queste due visioni di benessere siano ben distinte, studi empirici hanno dimostrato che in larga parte trattano costrutti sovrapponibili (Iani et al., 2014).
Per quanto riguarda l’aspetto del benessere psicologico, definito anche come mentale, emotivo e sociale (Weiss et al., 2013), vi è crescente interesse in letteratura in termini di outcome degli interventi volti al suo miglioramento. Infatti Weiss, Westerhof, and Bohlmeijer (2016), nella loro meta-analisi, hanno sottolineato che sembra possibile migliorare il benessere psicologico attuando interventi volti al cambiamento dei comportamenti. Inoltre il benessere psicologico ha mostrato di avere molti effetti positivi su diversi aspetti della vita come la salute, la longevità e il funzionamento personale (es. produttività) (Weiss et al., 2013) con evidente impatto sociale e sanitario positivo.
Invece il benessere soggettivo, anch’esso ampiamente studiato in ambito scientifico, consta di tre componenti principali: sentimento positivo, sentimento negativo e soddisfazione di vita. Le prime due componenti si riferiscono all’aspetto emozionale del costrutto, mentre l’ultima a quello cognitivo-critico (Diener, Emmons, Larsen, & Griffin, 1985). È l’equilibrio tra le componenti a garantire il benessere (Linley et al., 2009). Anche in questo caso è possibile migliorare il benessere attuando particolari interventi, come il metodo Lyubomirsky (Hajimirzalian et al., 2015) o i processi che mirano all'identificazione e allo sviluppo dei singoli punti di forza degli individui (Meyers & van Woerkom, 2017).
In due degli studi inclusi nella revisione (Hone, Jarden, Schofield, & Duncan, 2014; Rump, 2015), il concetto di alto livello di benessere soggettivo viene identificato con il termine flourishing.
Tale stato di benessere è ritenuto da una considerevole parte della letteratura scientifica come uno stato auspicabile non solo per i singoli cittadini, ma anche per le comunità, le organizzazioni e i governi.
Altri due articoli invece hanno approfondito le teorie laiche conosciute sul tema in questione, affermando che gli elementi universali delle concezioni di felicità sono in parte congruenti con i concetti di benessere eudaimonico ed edonico (Bojanowska & Zalewska, 2016). In generale gli studi sulle teorie laiche del benessere tendono maggiormente a concentrarsi sulle malattie mentali, sulla terapia e sui problemi psicologici. Concetti completamente opposti a questi, come il benessere mentale e la felicità, sono stati raramente inclusi in tali teorie. Tuttavia non è ancora chiaro perché l’accezione positiva del benessere venga meno considerata in ambito teorico (Furnham & Cheng, 2000).

Dimensioni e strumenti di misurazione del benessere
A livello europeo sono state identificate le seguenti dimensioni come connesse al concetto di benessere: salute, relazioni, autonomia, lavoro, conoscenza e beni materiali (Bojanowska & Zalewska, 2016). Tuttavia alcuni autori ne prendono in considerazione pure altre come la padronanza ambientale, la crescita personale, lo scopo nella vita e l’auto accettazione (Di Sarno, 2012; Linley et al., 2009). Altri ancora hanno considerato dimensioni prettamente sociali come contributo sociale, integrazione sociale, accettazione sociale e coerenza sociale (Hone et al., 2014). Le dimensioni di benessere considerate dagli autori sono state classificate in quattro categorie (Tabella 2) in base al loro significato. Queste categorie sono: dimensioni sociali, dimensioni individuali, dimensioni correlate alle emozioni dell’individuo e dimensioni correlate allo stato di salute.

Tabella 2 - Dimensioni del benessere considerate dagli studi inclusi

Dimensioni sociali

Dimensioni individuali

Dimensioni correlate alle emozioni dell’individuo

Dimensioni correlate allo stato di salute

Accettazione sociale

Auto accettazione

Ansia

Auto percezione della qualità di vita relativa alla salute

Beni materiali

Auto determinazione

Contentezza

Auto percezione della salute

Burnout

Autonomia

Curiosità

Dolore percepito

Coerenza sociale

Autostima

Depressione

Limitazioni fisiche

Contributo sociale

Capitale psicologico

Emotività

Presenza di malattie croniche

Crescita sociale

Consapevolezza

Felicità

Salute fisica

Funzionamento psicosociale

Crescita personale

Gioia

Salute mentale

Identificazione nel gruppo

Distress psicologico

Gratitudine

Utilizzo delle cure sanitarie

Integrazione sociale

Giudizio

Grinta

 

Lavoro

Impulsività

Ottimismo

 

Libertà nel lavoro

Interessi

Sentimenti negativi

 

Padronanza ambientale

Libertà nella vita

Sentimenti positivi

 

Partecipazione sociale

Livello di comprensione

Stabilità emozionale

 

Relazioni amicali

Livello di conoscenza

Speranza

 

Relazioni familiari

Livello di consapevolezza

Vitalità

 

Relazioni interpersonali

Nevrosi

 

 

Situazione ambientale

Orientamento al fidanzamento

 

 

Situazione economica

Orientamento al piacere

 

 

Socievolezza

Passato negativo

 

 

Supporto sociale

Passato positivo

 

 

Tempo trascorso con gli altri

Pensiero negativo

 

 

 

Pensiero positivo

 

 

 

Personalità

 

 

 

Presente edonico

 

 

 

Presente fatalista

 

 

 

Realizzazione nella vita

 

 

 

Resistenza mentale

 

 

 

Riflessione

 

 

 

Scopo nella vita

 

 

 

Senso di efficienza

 

 

 

Senso di utilità

 

 

 

Sicurezza

 

 

 

Significato nella vita

 

 

 

Soddisfazione coniugale

 

 

 

Solitudine

 

 

 

Soddisfazione della propria vita

 

 

 

Tempo libero

 

 

 

Vantaggi personali

 

 

 

Vissuto di benessere

 

 


Le dimensioni individuali risultano essere le più numerose, mentre tra le più citate dagli autori vi è quella delle relazioni interpersonali, sia con un’accezione generale (Di Sarno, 2012; Ruini et al., 2003), sia con la particolare distinzione tra relazioni amicali e familiari (Iani et al., 2014). In alcuni degli studi inclusi le dimensioni del benessere non vengono esplicitate dagli autori, tuttavia possono essere estrapolate dalle diverse scale di misurazione utilizzate.
Dati i diversi modi di definizione di benessere psicologico e soggettivo, sono stati attuati vari approcci di misurazione nell’arco degli anni (Linley et al., 2009). Molti autori si sono avvalsi di più di un questionario per la misurazione del benessere nel loro studio (Tabella 1). La Tabella 3 mostra gli strumenti più utilizzati dagli autori dei 21 studi considerati.

Tabella 3 - Strumenti più frequentemente utilizzati per misurare le dimensioni del benessere dagli studi inclusi

Note. ᵃ = lo strumento utilizzato è adattato linguisticamente al contesto; ᵇ = lo strumento utilizzato è un aggiornamento della versione originale.

Qualità degli studi inclusi
La valutazione della qualità degli studi osservazionali ha mostrato un livello alto in otto casi e basso per i restanti due (Tabella 4). Gli articoli di Diener, Kahneman, et al. (2009) e Wakefield et al. (2016) sono stati ritenuti qualitativamente i migliori.

Tabella 4 - Valutazione qualitativa degli studi osservazionali secondo la NOS

Note. NOS = Newcastle Ottawa Scale; ᵃ = studi con un livello qualitativo alto; ᵇ = studi con un livello qualitativo basso.

Invece per ciò che concerne gli studi di validazione, si è visto in generale un livello qualitativo per lo più discreto in quasi tutti gli aspetti valutati dalla COSMIN checklist, ad accezione della consistenza interna e della validità di costrutto dove prevale un livello qualitativo buono. In nessun degli aspetti valutati si è visto un livello medio insufficiente (Grafico 1). Lo studio della validazione italiana della Subjective Happiness Scale (Iani et al., 2014) è quello che ha raggiunto una valutazione qualitativa globale migliore.

Note. COSMIN = COnsensus-based Standards for the Selection of health status Measurement Instruments.

Invece entrambi gli studi quasi-sperimentali (Hajimirzalian et al., 2015; Meyers & van Woerkom, 2017) hanno ricevuto una valutazione complessiva adeguata, tuttavia in nessuno dei due casi è stato specificato se le caratteristiche del gruppo sperimentale e quelle del gruppo di controllo fossero simili.

DISCUSSIONE
Dalla revisione effettuata emerge come le dimensioni del benessere siano aspetti di pertinenza del counseling su cui pertanto sia possibile attuare degli interventi, col fine di migliorare il benessere stesso. Quest’ultimo, nel contesto della letteratura scientifica, è stato largamente studiato e discusso, i diversi approcci di ricerca (osservazionali, di intervento, di validazione) emersi dai 21 studi inclusi hanno mostrato la volontà di comprensione del benessere non solo da un punto di vista generale, ma anche in base alle sue varie componenti. Inoltre, la scelta di alcuni autori (Diener, Kahneman, et al., 2009; Diener, Wirtz, et al., 2009; Disabato et al., 2016; Wakefield et al., 2016) di coinvolgere più paesi nel loro studio ha mostrato la grande rilevanza sociale del tema considerato.
Tant’è che vi sono nazioni e organizzazioni internazionali che utilizzano o stanno per istituire delle misure di benessere come indicatori sociali (Diener, Kesebir, & Lucas, 2008). Più della metà (61.9%) degli studi inclusi è stato condotto esclusivamente in Europa, ciò riflette quanto emerso nel lavoro di Peng et al. (2016), i quali analizzando la felicità attraverso una prospettiva spazio-temporale globale riportano i dati di 29 paesi, anche in questo caso per la maggior parte europei.
Ad oggi sono numerosi gli studi effettuati che hanno indagato il benessere in Europa sia in termini di capacità dei paesi nel promuoverlo (Huppert et al., 2009), sia in termini di fattori in grado di influenzarlo, come il governo nazionale, la legislazione, la banca centrale europea (Hudson, 2006), la disoccupazione (Blanchflower, 2001) e gli orari di lavoro (Costa et al., 2004); anche il benessere economico percepito ha destato interesse negli ultimi anni (Hayo & Seifert, 2003).
Tuttavia non risulta chiaro come mai i contributi extraeuropei su un così discusso argomento (Blanchflower & Oswald, 2004; Hermalin, 2002; Oswald & Wu, 2011), se pur presenti, siano meno rappresentati in letteratura. Come ulteriore conseguenza della rilevanza sociale del benessere, una grande numerosità campionaria per lo più di adulti, adolescenti e studenti universitari, ha caratterizzato la maggior parte dei lavori (Tabella 1), probabilmente nel tentativo di non trascurare almeno le principali, tra le numerose, variabili coinvolte nel raggiungimento del benessere individuale.
Dall’approfondimento delle concezioni del benessere sono emersi due rami di indagine, i quali rimandano chiaramente ai due grandi filoni di studio presenti nella letteratura generale, ovvero lo studio sul benessere psicologico (eudaimonico) e quello sul benessere soggettivo (edonico) (Bhullar, Schutte, & Malouff, 2013; Ryan & Deci, 2001), entrambi necessari per il raggiungimento di un benessere più grande (Huta & Ryan, 2010).
Il benessere può essere definito in base alle sue varie dimensioni, viste anche come i principali fattori che lo favoriscono (Ryan & Deci, 2000). Sono numerose le dimensioni del benessere emerse dai 21 studi, si è scelto di raggrupparle (Tabella 2) in base alle 4 sfere di azione principali dell’individuo (individuale, emozionale, sociale e la sfera della salute) poiché gli interventi di counseling possono essere volti al miglioramento del benessere in questi ambiti. La dimensione più citata dagli studi inclusi è stata quella delle relazioni interpersonali, come nella revisione sistematica di Lindert et al. (2015), elemento cardine e di lavoro negli interventi di counseling. Invece in altre circostanze (Linton et al., 2016) la depressione è stata la dimensione maggiormente presa in considerazione.
Potendo essere identificate le dimensioni del benessere dal punto di vista del counseling come i punti di forza e potenziali positivi dei clienti, secondo Lent (2004), potrebbe essere utile mettere in relazione il concetto di benessere e le sue diverse definizioni con il processo di counseling, in particolare con le ragioni per cui le persone decidono di iniziare un percorso di questo tipo.
Sebbene i clienti dei counselor inizino un percorso di counseling solitamente per risolvere una vasta gamma di problemi, molte delle motivazioni dei clienti possono essere classificate, dal punto di vista delle concezioni del benessere, in due grandi categorie: (a) benessere edonistico – desiderio di sollievo dai sintomi e il ripristino della soddisfazione della vita (il cliente infelice), (b) benessere eudaimonico – desiderio di crescita, apprendimento, cambiamento o comprensione (il cliente che si auto realizza) (Lent, 2004). Inoltre per quanto riguarda il processo di counseling, potrebbe essere utile identificare le dimensioni principali del benessere per il cliente e porre domande che si riferiscono ad attività ed esperienze correlate a queste dimensioni. In questo modo diventa possibile avvicinarsi al benessere con gli strumenti che gli individui hanno a disposizione per raggiungerlo.
Tale approccio, secondo Nieboer, Lindenberg, Boomsma, and Bruggen (2005), ha l’ulteriore vantaggio di avere una migliore comprensione delle circostanze che influiscono sul benessere stesso.
Dalla Tabella 2 si può dedurre che è possibile effettuare interventi di counseling su tutte le dimensioni sociali citate ad eccezione dei beni materiali e della situazione economica. Per quanto riguarda invece le dimensioni individuali, un counselor nella sua attività professionale prende in esame tutti gli elementi evidenziati; mentre non opera, o solo marginalmente, sulle dimensioni correlate allo stato di salute (auto percezione della salute; auto percezione della qualità di vita relativa alla salute).
La varietà di strumenti utilizzati per la misurazione del benessere (Lindert et al., 2015; Linton et al., 2016) ha evidenziato la complessità di rendere quantificabile un concetto estremamente soggettivo e personale. Tuttavia i tentativi di standardizzazione hanno facilitato sia lo studio dei fattori che potrebbero influenzare il benessere, sia un confronto e scambio dei dati tra i diversi paesi.
Anche in Italia, negli ultimi anni, vi è stato un sempre più crescente interesse sul tema in questione, ciò lo dimostra il fatto che quattro degli studi inclusi nella revisione avevano come obiettivo principale la validazione di scale per la misurazione del benessere nella popolazione Italiana:
Condizioni di salute e benessere (CSB) (Gigantesco et al., 2004), Warwick-Edinburgh Mental Well-Being Scale (WEMWBS) (Gremigni & Stewart-Brown, 2011), Subjective Happiness Scale (SHS) (Iani et al., 2014), Psychological Well-being Scales (PWB) (Ruini et al., 2003).
Il limite della presente revisione è il non aver consultato il database scientifico di PsycINFO, anche se molti degli articoli estrapolati da altre fonti erano studi indicizzati in questo database.

CONCLUSIONI
Dalla letteratura è emersa una grande mole di lavoro, tutt’oggi in corso, sullo studio delle misure di benessere e sull’adattamento di queste alle esigenze culturali dei relativi paesi. Anche nel contesto italiano, già da qualche anno, ha avuto inizio il riconoscimento del benessere come aspetto particolarmente rilevante nella vita delle persone, in quanto correlato sia a fattori soggettivi che di carattere sociale. Tale rilevanza sociale ha fatto sì che la felicità percepita dall’individuo, ovvero l’insieme delle elaborazioni dei dati della realtà (risposta cognitiva) e delle emozioni associate (risposta emotiva) a ciò che accade, fosse studiata anche dal punto di vista del processo con cui si verifica. È grazie alla consapevolizzazione di tale processo (stimolo-risposta) che diviene possibile intervenire migliorando il comportamento agli eventi della vita.
Il miglioramento del benessere individuale è uno degli obiettivi fondamentali del counseling. Per tale motivo, la misurazione del benessere e l’individuazione delle sue dimensioni potrebbero essere d’aiuto nel definire un modello di intervento finalizzato alla modificazione di quei comportamenti assunti dall’individuo che risultano correlati alle diverse dimensioni.
La sfida più grande al momento sembra sia riuscire a definire linee guida per l’attuazione di interventi volti al miglioramento del benessere individuale che poi abbiano delle ripercussioni positive sul miglioramento del benessere nel posto dove maggiormente l’individuo opera, ovvero il luogo di lavoro, con conseguente riduzione dello stress lavoro correlato, della conflittualità e del burnout.

Conflitto di interessi
Si dichiara l’assenza di conflitto di interessi.

Finanziamenti
Gli autori dichiarano di non aver ottenuto alcun finanziamento e che lo studio non ha alcuno sponsor economico.
 

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