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EDITORIALE

Un nuovo Codice deontologico per accompagnare la professione infermieristica nel futuro

di Barbara Mangiacavalli

Presidente Federazione Nazionale Ordini delle Professioni infermieristiche (FNOPI)

Un nuovo Codice deontologico - quello presentato ufficialmente il 21 giugno - dopo dieci anni da quello del 2009 rinnova l’impegno degli infermieri a curare e prendersi cura della persona assistita, con competenza e umanità, senza alcuna discriminazione.

È per noi uno strumento di supporto nell’esercizio della professione e una guida per il cittadino su che cosa deve aspettarsi dall’infermiere.

Nell’agire professionale l’infermiere stabilisce una relazione con il suo assistito, utilizzando anche l’ascolto e il dialogo: il tempo di relazione è tempo di cura, come è scritto a chiare lettere nel Codice stesso.

Non a caso abbiamo voluto ribadirlo, poiché il valore fondamentale della nostra professione è sempre la relazione con l’assistito, con la sua famiglia, con l’équipe di professionisti che lo prende in carico.

Non vogliamo essere misurati sui minuti, sul tempo della prestazione, soprattutto in un contesto in cui assistiamo sempre più pazienti complessi e fragili. Dobbiamo poter essere accanto a loro perché anche di questo hanno bisogno.

Il nuovo Codice è formato da 53 articoli scritti per salvaguardare la libertà di coscienza degli infermieri, riconoscere gli infermieri come persone che si relazionano con altre persone. È un’innovazione che affonda le radici nella nostra storia, ma guarda al futuro per salvaguardare la volontà espressa dalla persona da trattamenti incongrui o non ritenuti coerenti con la percezione di vita o di salute. È un’innovazione con cui salvaguardiamo la vita.

Fermo restando il restyling completo per adeguarlo alla nuova epidemiologia (il testo integrale è pubblicato sul sito istituzionale FNOPI: www.fnopi.it), alle nuove norme e alla crescita professionale vertiginosa degli infermieri negli ultimi dieci anni, i concetti chiave dal punto di vista deontologico che rappresentano il nuovo binario della deontologia ordinistica si possono articolare in un decalogo:

  1. l’infermiere è agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita;
  2. il tempo di relazione (dell’infermiere) è tempo di cura;
  3. l’infermiere riconosce che la contenzione non è un atto terapeutico;
  4. l’infermiere non si sostituisce da altre figure professionali;
  5. l’infermiere ha una posizione di protezione dei confronti del cittadino assistito;
  6. l’infermiere presta particolare attenzione alla cura del dolore e al fine vita;
  7. l’infermiere ha libertà di coscienza;
  8. l’infermiere utilizza mezzi informatici e social media, per comunicare in modo scientifico ed etico, ricercando il dialogo e il confronto;
  9. l’infermiere cura la propria persona e il decoro personale;
  10. l’infermiere non svolge attività di natura consulenziale e peritale se non è in effettivo possesso delle specifiche competenze.


Ciò che deve essere chiaro è che il Codice può concorrere all’identità professionale di ciascuno di noi, ma non è l’identità professionale.

Quanto meno il Codice non può esaurirla perché l’identità professionale è sia deontologica, che scientifica, che personale. Ha una funzione fondamentale: regola il comportamento professionale che ognuno di noi poi declina sulla particolarità del caso clinico o del contesto organizzativo per offrire la migliore risposta in termini di salute, risposta che non può trovarsi nel Codice, ma dentro l’agito consapevole e ragionato di tutti gli iscritti di cui il Codice è a supporto e non il contrario.

Noi infermieri dobbiamo avere una solida identità professionale che poggia su altrettanto solide conoscenze scientifiche che sono mantenute costantemente aggiornate, messe in discussione, rivisitate e che ci aiutano a entrare in relazione con la persona assistita perché l’unico nostro strumento che rinforza e rinsalda la nostra identità non ha a che fare con la tecnologia o con il management, anche loro importantissimi nella nostra professione, ma è la relazione con l’assistito che è, e deve essere sempre, dal punto di vista della competenza, all’altezza della situazione di cura che si presenta.

Il Codice deontologico è anche uno strumento fondamentale per lo sviluppo della professionalità degli infermieri, uno strumento che non può essere calato dall’alto, ma deve arrivare a compimento con un processo democratico importante.

Per questo abbiamo ritenuto di fare un percorso durato anni, con passaggi temporali legati al fatto che durante questo periodo sono cambiate le norme ed è stato necessario adeguarsi.

Ora, abbiamo la responsabilità di lavorare oggi per quella che sarà la nostra professione dei prossimi dieci anni perché dieci anni passano in fretta così come sono passati e appena terminati quelli dalla stesura del precedente Codice. E dobbiamo farlo per capire dove vogliamo collocarla e vederla, dobbiamo capire dove è immersa oggi, in un contesto dove ad esempio medici e infermieri stanno invecchiando in servizio. Non era così dieci anni fa. Si sta molto modificando l’età media degli infermieri e molti infermieri mancheranno in misura rilevante nei prossimi anni.

Mi rendo anche conto che parlare di deontologia professionale e di sviluppo della professione e di professionalità guardando nel contesto organizzativo attuale, fa pensare che forse è il caso di ragionare di quali sono gli sviluppi non solo etico-deontologici per gli infermieri. Ma su questo fronte stiamo lavorando con tutti i livelli istituzionali, a livello nazionale e regionale, perché abbiamo bisogno di portare questo tema in tutte le agende politiche istituzionali, perché da qui a dieci anni non saremo solo più vecchi noi, ma saranno più vecchi anche i nostri cittadini. L' Italia sarà un Paese più vecchio, più povero e più solo e il tema della solitudine è un tema che sta diventando fondamentale per l’assistenza.

Abbiamo bisogno di ragionare su modelli innovativi, su professionalità innovative su competenze innovative e questo Codice vuole accompagnare questi dieci anni di percorso della nostra professione.

Dieci anni su cui abbiamo le idee chiare per ciò che vogliamo realizzare, in cui si deve fare in modo che questo Codice diventi veramente un vestito che tutti gli infermieri possono indossare e che li fa sentire a loro agio nella relazione con l'assistito. Perché se perdiamo il privilegio che la nostra professione ha, di relazionarsi con la persona assistita, abbiamo finito di esistere: il valore fondamentale della nostra professione è la relazione con l'altro.

Con il nuovo codice vogliamo accontentare le esigenze di chi ha bisogno degli infermieri, ma anche stupire chi non opera e vive, come noi, professionalmente al loro fianco perché il Codice è degli infermieri e per gli infermieri e i cittadini che sono il loro primo pensiero, il loro primo obiettivo. Li rappresenta e mette nero su bianco la loro promessa di prendersi cura fatta da sempre agli assistiti.

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