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CONTRIBUTI

Nutraceutici per la mente per la persona con disturbo mentale

di Michela Levato (1), Elena Sala (2), Paolo Ferrara (2), Stefano Terzoni (3), Anne Destrebecq (3)

(1) Infermiera - Milano
(2) Infermiere, tutor CdL in Infermieristica, Università degli Studi di Milano, Polo didattico San Paolo - Milano
(3) Professore associato Med/45 Dipartimento di scienze biomediche per la salute, Università degli Studi di Milano

Corrispondenza: paolo.ferrara@asst-santipaolocarlo.it

Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo: questa affermazione di Ippocrate, padre della medicina occidentale, riflette pienamente l’importanza dell’alimentazione e dello stile di vita per la salute sia fisica che mentale dell’individuo (Jacka et al., 2017a; Parletta et al., 2017; Stahl et al., 2014).

Se per molto tempo lo studio degli alimenti si è limitato al solo valore nutrizionale, recentemente la ricerca si è indirizzata verso l’analisi di alcuni componenti presenti negli alimenti che possono svolgere un ruolo fondamentale per la loro influenza sulla salute. Accogliendo questo presupposto è stato così introdotto il concetto di nutraceutica, dall’unione dei termini nutrizione e farmaceutica (Arcari et al., 2004), al fine di sottolineare il potere terapeutico intrinseco del cibo nella prevenzione e nel trattamento di diverse patologie. Segue questo filone di ricerca anche una vera e propria disciplina emergente che prende il nome di psichiatria nutrizionale (Sarris et al., 2015b), la quale si propone di studiare il rapporto tra alimentazione e patologie psichiatriche (Jacka et al., 2017b), mettendo in luce il potere terapeutico intrinseco del cibo nella prevenzione e nel trattamento dei disordini mentali (Psaltopoulou et al., 2013).

Partendo dal presupposto che i processi mentali sono il prodotto di interazioni che avvengono a livello cerebrale, si può facilmente intuire che il mantenimento di un buon trofismo cerebrale ha effetto benefico anche sulla mente (O’Neil et al., 2014). A conferma di quanto detto, recenti studi (Sarris et al., 2015a; 2016) suggeriscono che specifici nutraceuti sarebbero in grado di apportare benefici non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale: i nutraceutici cerebrali (Aronson, 2017) sono nutrienti che, per vie diverse, stanno dimostrandosi in grado di migliorare le performance cognitive, di proteggere le strutture cerebrali dagli effetti dello stress ossidativo e perfino di contribuire direttamente al controllo dell’ansia e dell’umore. Si cita ad esempio il caso della serotonina, neurotrasmettitore il cui rilascio sembra da sempre correlato ai disturbi dell’umore, e costituito a partire da un aminoacido essenziale, il triptofano (Raju, 2017). In altre parole, tali nutraceuti esercitano una diretta attività di neuro-protezione (Marx et al., 2017). Ecco che l’alimentazione, in termini qualitativi oltre che quantitativi, inizia ad assumere sempre più un ruolo fondamentale nella prevenzione e dunque nella presa in carico clinico-assistenziale dei principali disturbi psichiatrici.

Nonostante queste premesse, ad oggi gli studi sul bisogno di alimentazione in ambito infermieristico spesso affrontano e indagano unicamente l’aspetto energetico e calorico degli alimenti. Considerato che sia assolutamente interessante approfondire il tema dell’alimento-farmaco, qui di seguito verrà presentata una revisione che riassume le evidenze disponibili in letteratura in merito all’efficacia dei nutraceutici, individuando in particolar modo quelli che si mostrano utili nell’ambito delle malattie psichiatriche, al fine di fornire un valido supporto nell’assistenza e nella presa in carico della persona affetta da disturbo mentale.

Alimentazione e disturbi mentali
E’ stata effettuata una revisione della letteratura internazionale attraverso la consultazione delle banche dati PubMed, Cinahl e Cochrane Library. La ricerca è stata indirizzata a fonti primarie e secondarie pubblicate negli ultimi 10 anni, in lingua inglese ed italiana, ed è stata volta ad approfondire se i nutraceutici sono efficaci nella prevenzione, nel trattamento o nel miglioramento della sintomatologia dei disturbi psichiatrici.

Le banche dati sono state consultate attraverso la definizione delle stringhe di ricerca formulate consultando i Thesaurus e delle parole a testo libero “Nutraceuticals”, “Nutritional Supplements”, “Functional Food” “Dietary Supplements”, “Functional Food”, “Psychiatry”, “Mental disorders”, “Nutritional Psychiatric”.

Sono stati presi in considerazione, inoltre, i Related Articles suggeriti dalle banca dati; su Google e Google Scholar sono state ricercate inoltre le definizioni inerenti la nutraceutica e le linee guida di riferimento, mentre il sito del National Institute of Mental Health (NIMH) è stato consultato per le definizioni inerenti i disturbi psichiatrici.

Risultati
Sono state reperite complessivamente 34 fonti ritenute pertinenti, di cui 18 revisioni narrative, 6 revisioni sistematiche, 3 meta-analisi, 3 RCTs, 2 linee guida e 2 lettere.

E’ emerso che alcuni nutraceutici hanno effettivamente un ruolo significativo e un’influenza nel controllo e nel miglioramento della sintomatologia in diversi disturbi psichiatrici:

  • nel Disturbo Depressivo (Sarris et al., 2016; Ravindran et al., 2016; Grosso et al., 2014; Sarris, 2018; Cui & Zheng, 2016; Martins, 2018);
  • nei Disturbi d’ansia (Sarris, 2018);
  • nel Disturbo Bipolare (Dean et al., 2018; Racz et al., 2015; Fernandes et al., 2016);
  • nel Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) (Gogou & Kolios, 2017);
  • nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) (Racz et al., 2015; Fernandes et al., 2016);
  • nella Schizofrenia (Sarris, 2018).


La maggior parte degli studi si è concentrata in particolare sull’impatto di un intervento a base di nutraceutici per il trattamento della sintomatologia depressiva, come primo approccio o in aggiunta al trattamento farmacologico con: omega 3 (Sarris et al., 2016; Ravindran et al., 2016; Grosso et al., 2014), vitamina D (Akhondzadeh et l., 2013; Shaffer et al., 2014), vitamina del gruppo B, S-Adenosil metionina (Sarris et al., 2016; Ravindran et al., 2016), zafferano (Sarris, 2018), curcuma (Sarris, 2018), iperico (Sarris, 2018; Ravindran et al., 2016; Cui & Zheng, 2016; Martins, 2018) si sono mostrati validi nel ridurre l’intensità del quadro depressivo o nel prevenirne la comparsa, senza presentare effetti collaterali.

Alcuni nutraceuti, in particolare Omega 3 e N-Acetilcisteina su tutti), hanno dimostrato efficacia nei confronti di differenti quadri clinici, mentre la maggioranza (vitamina D, passiflora, ginko, galfimia, iperico, S-Adenosil metionina, curcuma, zafferano) sembra possedere una efficacia mirata a specifiche patologie.

La Tabella 1 sintetizza i nutraceutici studiati in letteratura e consigliati nei diversi quadri clinici.

Tabella 1 - Nutraceutici e dosi consigliate

NUTRACEUTA

PATOLOGIA E DOSE CONSIGLIATA

Alimenti consigliati

Omega 3

  • Depressione: 1-2 gdie + terapia per 2 mesi (Sarris et al., 2016; Ravindran et al., 2016; Grosso et al., 2014)
  • Disturbo Bipolare: 1-2 gdie + terapia (Dean et al., 2018)
  • Schizofrenia: 2 gdie per 3 mesi (Balanzá Martínez, 2017)

Diffusi in forma di integratori alimentari, sono naturalmente presenti in pesce azzurro, semi oleosi (chia, lino, kiwi, mirtillo rosso), noci, oli vegetali (canapa, lino, soia), avocado, legumi.

Vitamine del gruppo B

  • Depressione: 2 mgdie di acido folico; 0,5 mgdie di vit B12 (Almeida et al., 2015)
  • Depressione: 15 mgdie di metilfolato (Martone, 2018)
  • Schizofrenia: 2-15 mgdie di acido folico per 3 mesi (Firth et al., 2017)

Acido folico: tuorlo d’uovo, fegato, verdura a foglia verde, legumi.

Metilfolato: integratore alimentare.

B12: alimenti di origine animale (carni, uova, pesce, molluschi, latte).

S-Adenosil metionina

  • Depressione: 1600 mgdie per 2 mesi + terapia (Sarris et al., 2016; Ravindran et al., 2016)

Uova, semi di sesamo, noci del Brasile, pesce, carni, cereali.

Zafferano

  • Depressione: 30-50 mgdie per 3 mesi (Sarris, 2018)

Spezia

Curcuma

  • Depressione: 1 gdie per 6 settimane (Sarris, 2018)

Spezia

N-Acetilcisteina

  • ASD: 600-900 mgdie per 10 settimane + terapia, (Gogou & Kolios, 2017)
  • OCD: 3 gdie per 3 mesi, (Racz et al., 2015; Fernandes et al., 2016)
  • Disturbo Bipolare: 1 g due volte al giorno per 6 mesi (Racz et al., 2015; Fernandes et al., 2016)
  • Schizofrenia: 1 g due volte al giorno, (Racz et al., 2015; Akhondzadeh et al., 2013; Fernandes et al., 2016)

Diffusi in forma di integratori alimentari, naturalmente presenti in carni, uova, latte e derivati, pesce, legumi, cereali, peperoni, cavoli, carote, cipolle, aglio, broccoli, soia e derivati, frutta secca e semi.

Iperico

  • Depressione: 900 mgdie per 6 settimane (Sarris, 2018; Ravindran et al., 2016; Cui & Zheng, 2016; Martins, 2018)

Pianta conosciuta col nome di Erba di San Giovanni: le foglie e le sommità fiorite vengono utilizzate per preparazioni fitoterapiche come tisane e oli essenziali.

Galfimia

  • Ansia: 300 mg di estratto due volte al giorno per 4 mesi (Sarris, 2018)

Pianta con proprietà ansiolitiche ampiamente coltivata in tutto il mondo, specie in America centrale. Dalle sue foglie si ricavano estratti fitoterapici.

Passiflora

  • Ansia: 260 mgdie (Sarris, 2018)

Le parti verdi della pianta vengono essiccate e utilizzate per preparazioni fitoterapiche e infusi. I principi attivi della pianta vengono racchiusi anche in capsule, sotto forma di integratori alimentari.

Ginkgo

  • Schizofrenia: 480 mgdie per 1 mese (Sarris, 2018)

Le foglie della pianta vengono utilizzate per preparazioni fitoterapiche.

Vitamina D

  • Depressione: 600-300.000 UI per 6 settimane (Akhondzadeh et l., 2013; Shaffer et al., 2014)

Salmone, sgombro, tonno, merluzzo, sardine, molluschi, crostacei, uova, fegato, verdura a foglia verde, latte e derivati. L’olio di fegato di merluzzo ne è molto ricco.

 

Discussione
Oggi i disturbi mentali sono molto diffusi in tutto il mondo, spesso gravemente invalidanti anche in considerazione del fatto che i trattamenti terapeutici non sono sempre in grado di fornire una risposta efficace. Basti pensare ai disturbi depressivi, che rappresentano la principale causa di disabilità in tutto il mondo tra gli individui di età compresa tra i 15 e i 44 anni (LaChance & Ramsey, 2018). In circa il 50% delle persone affette da questa malattia, l’inizio della terapia con farmaci antidepressivi non dà risultati soddisfacenti; nonostante diversi approcci di trattamento, solo nel 20% dei casi si osserva una remissione completa dei sintomi.

Lo stesso accade in un’altra condizione patologica molto diffusa, il disturbo bipolare: sebbene la maggior parte delle persone trattate presenti miglioramenti nel tempo, fino ai due terzi possono presentare sintomatologia residua e almeno il 40% presenta una ricaduta nei successivi 2 anni l’evento acuto (NIMH).

La situazione non cambia anche in riferimento alla condizione patologica probabilmente più grave ed invalidante in tema di disordini psichiatrici, ovvero la schizofrenia: la malattia è responsabile dell’1,1% del totale di anni di vita persi a causa della disabilità (DALY, Disability Adjusted Life Years) e del 2,8% del totale di anni vissuti in condizioni di disabilità. Il trattamento standard si fonda sull’utilizzo di farmaci antipsicotici: sebbene i sintomi positivi, come le allucinazioni, regrediscano entro i primi mesi di trattamento, i risultati a lungo termine sono scarsi e i sintomi negativi, come ad esempio l’anedonia, tendono a non rispondere efficacemente al trattamento (Firth et al., 2017).

Il quadro presentato evidenzia la necessità di identificare trattamenti aggiuntivi per supportare e sostenere il pieno recupero ed il mantenimento psicosociale dell’individuo affetto da un disturbo psichiatrico. In queste situazioni, aggiungere una terapia complementare per accelerare la risposta ai farmaci e migliorare la sintomatologia, senza provocare ulteriori effetti collaterali o peggiorare la malattia, risulta essere di primaria importanza.

Conclusioni
Stante le suddette analisi, appare auspicabile orientare la ricerca scientifica futura verso l’esplorazione del ruolo che l’alimento, e più nello specifico il nutraceuta, dimostra di avere nel trattamento e nella prevenzione dei disturbi mentali; ciò al fine di mettere a disposizione della comunità scientifica aggiornate prove di efficacia che sostengano l’aggiunta dei nutraceutici nella dieta quale reale ed efficace strumento terapeutico.

La scienza infermieristica è chiamata a cogliere il grande potenziale che ha in sé l’alimento: gli infermieri dovrebbero tenere in alta considerazione l'uso di nutraceutici, degli integratori alimentari e dei fitoterapici in aggiunta alla terapia farmacologica, come parte integrante di un piano alimentare personalizzato e mirato alla patologia del paziente. Certamente questo approccio amplierebbe il campo delle conoscenze e di conseguenza anche delle competenze dell’infermiere, affiancando alla somministrazione farmacologica che gli è propria, uno spazio di intervento legato all’utilizzo di fitoterapici e nutraceuti. Fin dal primo incontro con l’assistito, l’infermiere, attraverso l’accertamento dello stato nutrizionale, potrebbe collaborare per l’integrazione alimentare e nutraceutica, al fine di mantenere in equilibrio lo stato di benessere dell’assistito.

Promuovere la salute mentale della persona e della sua famiglia per l’infermiere significa sviluppare delle strategie efficaci per rispondere alle esigenze immediate o potenziali. In particolare all’interno dei servizi psichiatrici territoriali, l’infermiere case manager rappresenta un costante punto di riferimento per l’assistito; è proprio in questo contesto, più che in ambito ospedaliero, dove si affrontano principalmente le acuzie e l’assistenza è limitata a brevi periodi di tempo, che assume notevole importanza l’intervento nutrizionale e l’integrazione dei nutraceuti al fine di mantenere l’equilibrio salute-malattia. L’intervento nutrizionale può trovare infatti la sua applicabilità sul territorio, in un contesto in cui diviene centrale l’assistenza continuativa e a lungo termine. Tra l’altro, l’introduzione di nuovi modelli organizzativi all’interno dei servizi psichiatrici ospedalieri e territoriali rappresenta un’importante sfida per fornire risposte efficaci ai mutevoli bisogni di questa complessa tipologia di utenti.

L’attenzione che qui è stata posta sul nutraceuta apre una grande opportunità per l’agire infermieristico. L’infermiere diventa la figura che detiene un ruolo chiave di collegamento tra l’assistito e il terapeuta e gioca il suo ruolo in un campo eminentemente infermieristico, quale è il bisogno di alimentazione. Questo bisogno in ambito psichiatrico indica all’infermiere la necessità di utilizzo di lenti diverse, non solo capaci di interpretare il fabbisogno nutrizionale, bensì anche il fabbisogno nutraceutico dell’individuo. Ricordando come l’infermiere in Italia non possa prescrivere farmaci, la nutraceutica offre in questo senso un nuovo e ragionevole spunto per i professionisti, spingendoli a chiedersi se la formazione infermieristica potrà trasmettere nuove conoscenze e contenuti affinché il futuro infermiere sia responsabile non solo della trasmissione di consigli alimentari, ma anche della prescrizione di integratori alimentari e rimedi fitoterapici.
 

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