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Libera Professione

La professione infermieristica si caratterizza come professione intellettuale ai sensi degli artt. 2229 e ss. del Codice Civile (C.C.) e il campo proprio di attività dell’infermiere, ai sensi dell’art. 1, comma 2, della Legge 42/99, è determinato dal Profilo professionale, dal Codice Deontologico e dagli Ordinamenti didattici della formazione di base e post base. Gli infermieri che decidono di esercitare l’attività in regime autonomo, in qualità di professionisti prestatori d’opera intellettuale, devono fare riferimento alle regole fondamentali di buon comportamento e devono avere contezza della responsabilità assunta nei confronti del cliente, dei colleghi e dell’intera categoria. Essere libero professionista significa operare in regime di autonomia organizzativa e libertà di scelta metodologica e scientifica, nel rispetto delle regole della concorrenza e delle norme del Codice Deontologico. L’esercizio della professione infermieristica si espleta attraverso attività tipicamente intellettuali e l’esercizio libero professionale rappresenta un valore aggiunto, sia per la categoria infermieristica, sia per la società.

La FNOPI, oltre ad avere attivato un gruppo di lavoro sui temi della libera professione, nel 2014 ha pubblicato, insieme ad ENPAPI, un “Vademecum della libera professione infermieristica”, documento in costante aggiornamento. Inoltre, periodicamente, la Federazione promuove delle Giornate nazionali tematiche. Di seguito le informazioni e gli atti relativi a questi appuntamenti.

V Giornata Nazionale sulla Libera professione – 2019

8.30 Registrazione partecipanti
9:00 Saluto istituzionale di Danilo Massai, Presidente OPI Firenze-Pistoia

Introduzione ai lavori di Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI

Intervento di Eugenio D’Amico, Commissario straordinario ENPAPI
9.30 Prima sessione: Il “DDL intramoenia e altri percorsi innovativi di sviluppo del
e nel SSN: opportunità e rischi per la libera professione infermieristica”
Modera: Tonino Aceti, Portavoce FNOPI
Discussant: Pierpaolo Sileri, Vice Ministro della Salute; Paola Boldrini, Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica; Elena Murelli, Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati; Anna Lisa Mandorino, Vice Segretario Generale Cittadinanzattiva; Roberto Novelli, Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati
Conclusioni: Comitato Centrale FNOPI
11:00 Seconda sessione: “Equo compenso e sistema remunerativo nelle libere professioni”
Modera: Paolo Del Bufalo, Ufficio Stampa FNOPI
Discussant: Chiara Gribaudo, Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati;Francesco Scerbo, Osservatorio Libera Professione FNOPI; Sandro Tranquilli, Dirigente ENPAPI
Conclusioni: Comitato Centrale FNOPI
12:30 Questions & Answers
13:00 Pausa
14:00 Primo Focus: L’HTA a supporto della professione, strategie di collaborazione
nel libero mercato con le nuove tecnologie
Modera: Palmiro Riganelli, Presidente OPI Perugia
Discussant: Lorenzo Leogrande, Presidente AIIC; Francesco Conti, Medtronic
15:00 Secondo Focus: Codice deontologico e libera professione infermieristica:
pensiero critico sull’esercizio libero professionale
Relazione a cura di: Luigi Pais de’ Mori, Presidente OPI Belluno
  Conclusioni:Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI                    

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Libera professione infermieristica: arriva il manuale Ipasvi

Libera professione infermieristica: “Abbiamo davanti delle praterie e vale la pena investire energie e sperimentare modelli organizzativi innovativi per essere all’avanguardia in questo settore, specie in un contesto critico come quello degli ultimi anni, contrassegnato dalla contrazione della spesa sanitaria e dall’aumento di quella privata dei cittadini”.

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Ipasvi,  ha aperto così a Como la quarta giornata nazionale sull’esercizio libero professionale infermieristico, organizzata da Ipasvi ed Enpapi  per fare il punto sulla regolamentazione, sul mercato del lavoro e sugli effetti delle recenti direttive Ue.

Quest’anno l’incontro è stato caratterizzato da una novità: è stato presentato lo strumento dell’accreditamento professionale per la libera professione infermieristica e a breve sarà disponibile un manuale ad hoc, che consentirà agli infermieri libero-professionisti di accreditarsi volontariamente secondo schemi che mettono in risalto le loro capacità e la qualità del servizio offerto ai cittadini, che da questo innovativo meccanismo  potranno avere più indicazioni e garanzie per soddisfare i propri bisogni di assistenza.

Una sorta di “bollino Ipasvi” – come lo ha definito Mangiacavalli – in grado di certificare le competenze del professionista sul mercato del lavoro nazionale e comunitario.

“inora, con il vademecum sulla libera professione (VEDI) – ha aggiunto Mangiacavalli – abbiamo gettato le basi, definito le regole: oggi si apre un nuovo percorso, quello dell’accreditamento di eccellenza dell’infermiere libero-professionista”.

Un passo tanto più importante, quanto più è aperto il confronto con i colleghi europei. La senatrice Annalisa Silvestro, membro del Comitato centrale Ipasvi e pastpresident della Federazione, ha infatti ricordato che gli infermieri nell’Ue devono essere in grado di fornire lo stesso livello di assistenza in tutti i paesi membri ed è per questo che è nata la tessera professionale e il libero transito dei professionisti, prevedendo anche  norme sulla legittima e corretta concorrenza. In questo senso, Silvestro ha ammonito a stare in guardia da un’assistenza transfrontaliera lowcost che potrebbe presentarsi anche nel nostro paese. “In ambito comunitario – ha detto – è fondamentale garantire regole chiare e trasparenti, a partire dalla nostra professione. C’è molta attenzione, quindi, al lavoro svolto dai Collegi e dalla Federazione Ipasvi di concerto con il ministero della Salute. Non è escluso, in prospettiva, che pazienti comunitari scelgano il nostro Paese e i nostri professionisti per curarsi e ricevere assistenza e noi tutti dobbiamo farci trovare pronti”. E per questo, sottolinea la senatrice, si devono fornire indicazioni su come vengono vigilati e valutati i professionisti e il “bollino” italiano deve essere mantenuto e verificato. Secondo Silvestro sarà indispensabile un sistema di monitoraggio anche sugli esiti e la tessera sanitaria europea dovrà essere un vero e proprio documento di riconoscimento della qualità reale del professionista, gestita come prevede la legge – ha ricordato – dai Collegi che informano le autorità competenti di tutti gli altri Stati membri, mediante un’allerta attraverso il sistema IMI, dei provvedimenti che limitano o vietano a un professionista, anche solo a titolo temporaneo l’esercizio totale o parziale sul territorio nazionale alle seguenti attività professionali.

La libera professione cresce secondo la vicepresdiente e il direttore generale Enpapi Giovanna Bertoglio e Fabio Fioretto.

I dati illustrati da Fioretto, infatti, parlano di oltre 69mila posizioni iscritte all‘ente di previdenza, praticamente raddoppiate negli ultimi due anni. Analizzando le diverse posizioni in base all‘età anagrafica, i liberi professionisti contribuenti (quelli cioé che dalla libera professione percepiscono reddito) sono soprattutto nelle fasce di età inferiori a 30 anni e dai 41 ai 50, mentre quelli della gestione separata e quelli non contribuenti si concentrano nella fascia 41-50. La maggioranza dei liberi professionisti è in Lombardia, Lazio e Piemonte e circa 13mila posizioni riguardano iscritti stranieri.

Dal punto di vista dei redditi Enpapi registra un aumento del valore del volume di affari (da poco meno di 404 nel 2013 a quasi 428 milioni nel 2014) e dei redditi professionali (da 363,5 circa a a quasi 388 negli stessi anni), ma analizzando la media, proprio per l‘aumento degli iscritti, il reddito medio cala e passa dai 21mila euro circa del 2013 ai 19.900 del 2014.

Sottolineando le criticità della libera professione, la vicepresidente Enpapi, Bertoglio ha fissato alcuni punti fermi di azione. Occorre lavorare sulle Università per formare infermieri preparati sulla libera professione. È necessario che prima di firmare un contratto sappiamo quello che siglano e soprattutto se il compenso proposto rispetta o meno le norme. Occorre combattere la concorrenza sleale e il lavoro nero.

Per quanto riguarda l‘attualità dei meccanismi della libera professione, Angelo Pandolfo, professore di  Diritto del lavoro e della previdenza sociale all’Università “La Sapienza” di Roma, ha ricordato che “lavorare dentro un’organizzazione predisposta o in una organizzazione propria fa si che l’Infermiere libero professionista sia un operatore autonomo, un essere pensante, una impresa; anche un libero professionista che lavora completamente in autonomia deve essere inteso come un’azienda”. Il mestiere del libero professionista ha, secondo Pandolfo bisogno di formazione continua per essere assolutamente preparato nel campo dell’assistenza e del lavoro. Ma le Università oggi hanno troppo una visione ospedalocentrica della formazione e dovrebbero, al contrario, insegnare a diventare imprenditori prima di se stessi e poi al servizio degli altri.

Secondo Pandolfo  la formula dello studio associato è particolarmente congeniale all’infermiere in regime di libera professione e Adalberto Camisasca, dottore commercialista e consulente della Federazione nazionale Ipasvi, ha tracciato un quadro della normativa fiscale che riguarda questo tipo di professionista, a partire dal regime forfetario che ha vera efficacia dal 2016, fino alla disciplina per i soci di studi associati.  Il regime forfetario – che nel 2016 ha il suo limite innalzato da 15mila del 2015 a 30mila euro – può essere un beneficio per la libera professione, ma occorre stare attenti agli studi di settore e nell’affidarsi a commercialisti non preparati. Il reddito dell’Infermiere L.P. va inserito nel lavoro autonomo (categoria di reddito), al di là se si lavora in autonomia o in associazione con altri colleghi.

Nel mercato del lavoro per i liberi professionisti, secondo Enzo De Fusco, consulente del Lavoro, è necessario avere ben chiare alcune regole, soprattutto per prevenire l’abusivismo che è fonte di enormi criticità.
Tra queste:

  • controllo e prevenzione di ciò che è abusivo. E c’è una nuova agenzia neonata che unisce gli ispettori Inps, Inail e del ministero dllavoro;
  • nuovo codice degli appalti: prima la regola nelle gare era quella del massimo ribasso, ora è del rapporto qualità-prezzo che consente di mantenere il rispetto della qualità del lavoro;
  • acquisire il maggior numero di competenze. Più si sa fare, più i confini del mercato si aprono. Senza competenza non si va da nessuna parte;
  • capacità relazionale. Il libero professionista si deve relazionare creando i “contatti” che mettono in risalto la sua professionalità;
  • capacità organizzativa. il libero professionista è e deve essere un imprenditore.

“L’ accreditamento professionale – ha spiegato Mariangela Castagnoli, infermiera libero professionista e membro della Commissione Ipasvi sulla Libera professione – esprime il livello di qualità e di eccellenza raggiunto da un’organizzazione nell’ambito di un processo valutativo dinamico, orientato al miglioramento continuo e al cambiamento, in relazione ad obiettivi predefiniti di performance – sia gestionali che assistenziali – in termini di qualità e sicurezza delle cure e di valorizzazione delle competenze umane e professionali”.
La scelta di sottoporre volontariamente le proprie capacità professionali al giudizio di una platea di pari (peerreview) è un modo snello e condiviso per dare una risposta alla crescente e diffusa domanda di qualità che proviene da ampi settori della società e nello specifico nel settore sanitario e sociosanitario.
Aderire a un programma di accreditamento professionale secondo Castagnoli, è importante perché la procedura integra l’attestazione formale dell’apprendimento accademico, con il riconoscimento periodico di altri importanti requisiti come l’esperienza lavorativa e l’aggiornamento professionale continuo.

Infine il “manuale di accreditamento per l’esercizio libero professionale infermieristico in forma aggregata”. Il manuale, ha spiegato Luigi Abate, libero professionista e membro della Commissione Ipasvi sulla Libera professione infermieristica, intende dare continuità al lavoro iniziato con la pubblicazione del Vademecum della libera professione infermieristica del 2014 (VEDI). Il manuale di per sé, ha spiegato, rappresenta la componente statica del lavoro svolto dalla Commissione, mentre le due tabelle in allegato, quella di sviluppo degli indicatori e standard e quella di verifica delle conformità, sono la parte dinamica, in continuo aggiornamento per garantire la qualità della prestazione libero professionale.
I punti fi forza del manuale illustrati da Abate sono proprio nella disponibilità di uno strumento dinamico che permetta di aumentare la tutela del cittadino e del professionista, elevare il livello qualitativo dell’attività professionale infermieristica, accrescere la fiducia della persona assistita.

In questo scenario si inserisce anche lo sviluppo delle competenze avanzate e il manuale rappresenta  il modello di riferimento per l’esercizio della libera professione infermieristica in forma aggregata, è uno strumento di promozione e attuazione di qualità in linea con la normativa europea e uno strumento della Federazione a disposizione dei Collegi provinciali per la promozione, sostegno e vigilanza del corretto esercizio libero professionale.

Le fasi che ora l’attendono prima della sua entrata a regime, sono una sperimentale (con l’individuazione dei Collegi-campione), l’analisi della sperimentazione, gli eventuali correttivi, la revisione finale del documento e la relativa stesura definitiva.

Federazione nazionale Collegi Ipasvi - Como, 17 aprile 2016 - SECONDA PARTE MATTINA

Federazione nazionale Collegi Ipasvi - Como, 17 aprile 2016 - POMERIGGIO

Federazione nazionale Collegi Ipasvi - Como, 17 aprile 2016 - PRIMA PARTE MATTINA

Libera professione: le nuove strade per gli infermieri

12/01/2015 – Dalla III conferenza nazionale di Bologna le indicazioni per il futuro della libera professione. Silvestro (presidente Fnc Ipasvi): “Bisogna ragionare in termini di rete e tutti, medici compresi, dobbiamo confrontarci”. Schiavon (presidente Enpapi): “Gli infermieri sono sempre tra le figure più apprezzate dai cittadini” 

 

L’esercizio libero professionale degli infermieri ha diverse strade possibili da percorrere oltre la richiesta diretta del cittadino. Tra queste l’integrazione nella farmacia dei servizi sul territorio; la realizzazione di pacchetti di assistenza infermieristica per la sanità integrativa; la possibilità di aprire le porte sul territorio (Regioni e bilanci permettendo) a un “infermiere convenzionato” in analogia con il medico di medicina generale.

La libera professione degli infermieri – di cui si è trattato alla III conferenza nazionale di Bologna, organizzata dalla Federazione nazionale Ipasvi e dall’Enpapi, l’ente di previdenza della categoria  – riguarda oggi circa 3 milioni di prestazioni secondo il Censis che valuta in oltre 850 milioni l’anno la spesa privata per prestazioni infermieristiche, eseguite dai circa 40mila professionisti iscritti all’Enpapi.

Il fil rouge tra queste ed altre possibilità dovrà essere l’accreditamento e la certificazione dei professionisti che i Collegi metteranno presto in campo per dare certezze ai cittadini e ai servizi, stringendo sempre più spazi alle prestazioni “improvvisate” e rischiose. L’accreditamento è già operativo in altre nazioni come Inghilterra, Canada, Australia, Stati Uniti (dove l’assistenza privata e assicurativa è preponderante) dove vi sono previsioni rigide di percorsi che periodicamente consentano il rinnovo dell’autorizzazione a esercitare la professione (analoghi alla nostra Educazione medica continua)  e una verifica tra professionisti (audit) per dare una risposta alla crescente e diffusa domanda di qualità e sicurezza che proviene da ampi settori della società e soprattutto in sanità.

Nel futuro della libera professione un posto di primo piano assumeranno anche nuove forme associative di infermieri che possano garantire non solo le prestazioni professionali richieste anche dai cittadini, ma la continuità dell’assistenza che oggi è una delle chimere della sanità sul territorio.

Sarà una consensus conference a tirare le somme degli orientamenti che gli infermieri, sollecitati dalla Federazione nazionale Ipasvi, esprimeranno sulle tre direttrici discusse ieri, durante la sessione pomeridiana della Giornata sulla Libera professione infermieristica.

Farmacia dei servizi
“Si tratta di applicare norme già in vigore – spiega Annalisa Silvestro, senatrice e presidente della Federazione nazionale Ipasvi – che prevedono nella farmacia dei servizi spazi dedicati a prestazioni che possono essere anche offerte dalle professioni sanitarie. In questo senso – aggiunge – i liberi professionisti rappresentano una risorsa importante che può essere gestita sia dedicando, appunto, spazi ad hoc all’interno delle farmacie, sia prevedendo, grazie a nuovi sistemi informatici, servizi di contatto diretto con singoli infermieri libero professionisti  o con strutture infermieristiche dove i professionisti possono organizzarsi in team di assistenza”.

Sanità integrativa
“Già numerosi gruppi assicurativi hanno chiesto alla Federazione uno specifico supporto per  predisporre pacchetti di prestazioni da offrire nelle loro polizze sanitarie, perché sono gli stessi assicurati a chiederli – aggiunge Silvestro . E poiché è possibile che nel futuro l’assistenza integrativa aumenti i suoi spazi, visto che è già definita dal punto di vista normativo, ma ancora non del tutto decollata, i pacchetti di prestazioni infermieristiche assumono rilevanza nell’ottica di una ridefinizione e di un rilancio della libera professione.

L’”infermiere di assistenza primaria”
Una ipotesi proposta per la libera professione è stata anche quella di strutturare le prestazioni secondo convenzioni analoghe a quelle del medico di medicina generale. Tuttavia alla Giornata nazionale di Bologna è stato sottolineato che si tratta di una strada non facile da percorrere, stante l’attuale situazione di crisi economica: per un servizio efficiente servirebbero sul territorio un numero rilevante di infermieri e il loro costo, a carico delle Regioni come per tutte le altre convenzioni, sarebbe decisamente rilevante.

“Comunque, si tratti di liberi professionisti come di infermieri dipendenti, bisogna ragionare sempre in termini di rete e tutti, medici compresi, dobbiamo reciprocamente confrontarci. In questo quadro – ha concluso Silvestro – va discusso il ruolo dell’infermiere libero professionista, una figura che senza rete e integrazioni non va da nessuna parte. Dobbiamo cioè creare le condizioni per fare sistema mantenendo e rivendicando la specificità dell’assistenza infermieristica, intercettando la rilevante domanda, sempre più crescente, di assistenza”.

La fascia di età prevalente fra i liberi professionisti, ha spiegato il presidente Enpapi Mario Schiavon, è quella tra i 41 e i 50 anni. Negli ultimi anni si è assistito a un boom tra gli under 30 ossia tra i neolaureati. “Ora si deve capire – ha detto Schiavon – se la libera professione infermieristica è una libera scelta o una tappa obbligata per i nostri giovani per esercitare in un momento in cui il reclutamento nelle strutture sanitarie è decisamente contenuto.

“Continuiamo ad essere tra le figure più riconosciute e apprezzate dai cittadini – ha concluso  Schiavon -: anche l’unico malato di Ebola curato allo Spallanzani di Roma, un medico, ha voluto ringraziare in primo luogo gli infermieri, una volta dimesso, per la vicinanza umana e la competenza professionale riscontrata durante la lunga e delicata degenza in isolamento”.

Di seguito gli atti della Giornata

LA LIBERA PROFESSIONE INFERMIERISTICA
PROSPETTIVE, PERCORSI, METODI E STUMENTI

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Prima Giornata nazionale sulla libera professione infermieristica

«Ben vengano tutte le soluzioni che stiano in una logica di sussidiarietà per ciò che il sistema sanitario pubblico non può più dare». In questa frase c’è una delle chiavi di lettura delle ragioni che hanno portato alla Prima giornata nazionale sulla professione infermieristica, che si è svolta a Modena il 17 novembre scorso per iniziativa della Federazione Ipasvi in collaborazione con l’Enpapi.

A pronunciarla è stato Federico Spandonaro, docente di Economia sanitaria alla Facoltà di Economia dell’università di Roma Tor Vergata, nell’intervento con il quale ha delineato il contesto all’interno del quale si inserisce la libera professione degli infermieri.

Ad avviare la serie degli interventi della Giornata, dopo il saluto della presidente del Collegio locale, Carmela Giudice, e l’introduzione della presidente della Federazione, Annalisa Silvestro, proprio la relazione di Spandonaro, che ha offerto la sua interpretazione della situazione italiana, caratterizzata da una oggettiva, forzata tendenza a selezionare gli interventi del sistema pubblico di assistenza. In questo contesto «la sfida per i professionisti – ha sostenuto l’economista – è assumere il ruolo di mediatori sociali, tra l’iniziativa delle persone e l’universalismo selettivo dei sistemi di welfare».

Ecco quindi che, tra evoluzione del ruolo professionale e necessità imposte dall’andamento della congiuntura economica, il fenomeno della libera professione tende ad accentuarsi anche tra gli infermieri, soprattutto tra quelli delle generazioni più giovani.
In un Paese nel quale “infermiere” e “dipendente” sono tuttora due termini strettamente connessi, le leggi, le normative e le “culture” si siano formati seguendo quella logica. Modificarle richiede tempo e applicazione nell’individuare i problemi e le soluzioni.

A Modena ci hanno provato Beatrice Mazzoleni, presidente del Collegio di Bergamo e componente del Comitato centrale della Federazione, che ha affrontato gli elementi di sistema per l’esercizio libero-professionale dell’infermiere e, in particolare, la realizzazione di una “rete” che sia in grado di proporsi come supporto professionale e organizzativo per garantire la continuità assistenziale. Dal canto loro, Angelo Pandolfo, professore di Diritto del lavoro alla Sapienza di Roma, e Paolo D’Agostino, docente di Diritto penale all’università di Torino, hanno affrontato gli aspetti della libera professione infermieristica con un focus derivante dalle loro discipline accademiche.

Mario Schiavon, presidente dell’Enpapi, ha fornito un quadro dettagliato dell’attivitá e dell’evoluzione dell’ente di previdenza, ricordando, tra l’altro, che l’Enpapi si avvicina ai 45 mila iscritti, di cui quasi tre quarti (il 70%) esercita con partita Iva.

Le ipotesi di evoluzione dell’esercizio libero professionale attraverso la possibilitá di “intra moenia” per gli infermieri pubblici dipendenti e della possibile attivazione di forme di “convenzionamento” sono stati gli aspetti trattati, rispettivamente, da Marinella Girotti, esperta di gestione dei rapporti di lavoro, e da Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale.
A rappresentare le aspettative dei cittadini è intervenuto poi Tonino Aceti, coordinatore delle associazioni dei malati cronici di Cittadinanzattiva, il quale ha ribadito che «l’infermiere è una figura strategica a cui va riconosciuta una funzione importante» e ha sottolineato che la libera professione infermieristica «deve essere intesa come complementare alle tutele pubbliche della salute e non come sostitutiva».
Agli strumenti di salvaguardia di assistiti e infermieri ha dedicato il proprio intervento Maria Adele Schirru, presidente del Collegio di Torino, del Coordinamento dei Collegi Ipasvi del Piemonte e componente del Comitato centrale della Federazione.
Sul principio di salvaguardia delle tutele per i cittadini ha convenuto la presidente Ipasvi, Annalisa Silvestro richiamandosi anche agli orientamenti in merito dell’Unione europea. «L’espansione dell’esercizio libero professionale infermieristico – ha detto Silvestro – non è solo conseguente all’interesse dimostrato dal mercato del lavoro e non è nemmeno una conseguenza della ottenuta possibilità di inserimento nella sanità pubblica; è anche una scelta coerente con la maturazione della professione e con la consapevolezza dei professionisti infermieri della specificità e autonomia del loro pensiero e del loro agire dopo un ricco e peculiare percorso formativo accademico. Siamo convinti – ha concluso la presidente – che l’esercizio libero professionale sarà valore aggiunto per la costante ridefinizione delle modalità e dei contenuti della risposta assistenziale infermieristica e per l’ulteriore crescita e visibilità del gruppo professionale».

Vademecum della libera professione infermieristica

Il gruppo di lavoro per la Libera Professione Infermieristica della Federazione nazionale dei Collegi FNOPI ha prodotto un Vademecum, pensato e realizzato con l’obiettivo di fornire agli infermieri che intendono inserirsi nel mondo sanitario come liberi professionisti – o che già esercitano con tale modalità – un facile strumento informativo e di operatività.

Con questo strumento, la Federazione FNOPI e l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica (ENPAPI), intendono sottolineare ancora una volta l’impegno, soprattutto verso gli infermieri di fresca laurea, per sostenere e promuovere un approccio e un’assistenza libero professionale che si richiama ad un quadro giuridico e deontologico chiaro e condiviso e che utilizza modalità operative e strumenti professionali omogenei su tutto il territorio nazionale.

Nell’attuale panorama contrassegnato da affanno economico e contenimento della spesa sanitaria, la collettività infermieristica intende proporsi come una possibile nuova risposta alle necessità emergenti, attingendo al suo bagaglio cognitivo, esperienziale e valoriale e alle diverse modalità di espressione ed esercizio professionale. In questo quadro, l’esercizio libero professionale può essere inteso come un’opportunità e una sfida per aumentare la compliance dell’offerta sanitaria pubblica, concorrendo all’effettuazione di percorsi di presa in carico olistica dell’assistito, di
cura finalizzati alla risposta appropriata e di qualità ai bisogni di assistenza infermieristica.
Gli infermieri libero professionisti, infatti, possono correlarsi alle strutture del Ssn per arricchire l’offerta sanitaria e per dare risposta alle richieste di interventi integrativi e/o aggiuntivi provenienti dalla collettività.

Il Vademecum si preenta dunque come uno strumento con valenza informativa e operativa fruibile dagli infermieri che intendono svolgere o già svolgono attività libero professionale ed ha lo scopo di:

  • sostenere gli iscritti FNOPI che intendono svolgere attività libero professionale, con particolare attenzione agli infermieri neolaureati;
  • fornire agli infermieri libero professionisti maggiori elementi normativi di utilità e strumenti per l’operatività assistenziale;
  • suggerire e supportare un comportamento professionale omogeneo sull’intero territorio nazionale;
  • orientare e sostenere i Collegi provinciali FNOPI :
    • nella definizione e gestione dei rapporti con gli infermieri libero professionisti;
    • nello svolgimento della funzione di certificazione dei professionisti singoli e aggregati;
    • nella funzione d’interposizione intra e inter professionale in caso di conflittualità.

Il Vademecum è stato suddiviso in aree riguardanti:

  1. Norme comportamentali inerenti ai principi generali che i professionisti devono rispettare indipendentemente dalla modalità operativa adottata
  2. Indicazioni legate alle diverse forme di esercizio libero professionale
  3. Indicazioni per la gestione commerciale dell’attività libero professionale, con riferimenti per la determinazione del compenso professionale e per la gestione della pubblicità sanitaria
  4. Aspetti assicurativi e previdenziali previsti per l’attività libero professionale
  5. Indicazioni inerenti la documentazione assistenziale necessaria per un esercizio professionale tutelato e rispettoso delle norme vigenti.

E’ possibile scaricarlo liberamente in formato pdf a margine di questa pagina.


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