FORMAZIONE E FABBISOGNO

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Infermiere

Il calcolo del fabbisogno di posto a bando per la laurea triennale in Infermieristica si basa su alcuni presupposti:
– il numero di infermieri attivi preso a riferimento è quello segnalato dalle banche dati del modello fornito (oltre 390mila), anche se nella banca dati Rilevazione delle Forze di Lavoro dell’Istat si segnala un numero di attivi al 2016 di 384.000 unità. Questo numero corrisponde a circa 620 infermieri ogni 100.000 abitanti, inferiore alla media OCSE che ne indica 900 ogni 100.000 abitanti e colloca l’Italia tra i paesi con il minor numero di infermieri in rapporto agli abitanti;
– bilanciando il dato della Rilevazione delle Forze Lavoro Istat con quello che deriva dalle altre banche dati prese in considerazione nel modello di calcolo fornito e con il dato dei professionisti <75 anni presenti nell’Albo, si raggiungono le 394.983 unità indicate per il 2020;
– il numero di “attivabili” non è la somma ogni anno degli infermieri considerati disoccupati con gli infermieri neolaureati come si evince dal modello. Questo in quanto gli infermieri non occupati sono solo 8mila, sempre secondo una rilevazione sulla banca dati delle Forze lavoro Istat condotta nell’ambito della convenzione FNOPI-Istat (molti si laureano in infermieristica, ma intraprendono strade diverse e ci sono anche quelli che decidono di non iniziare la professione per altre scelte e, quindi, non sono al lavoro) e aggiornata al 2017. E anche perché secondo i dati Alamlaurea, consorzio interuniversitario, a un anno dalla laurea almeno il 75% dei laureati nell’anno accademico precedente lavora (percentuale in aumento ogni anno dopo la crisi, ma che comunque si ritiene di tenere fissa per l’arco degli anni riferiti ai calcoli): quindi il numero di neolaureati considerabili come attivabili è ogni anno pari al 25% dei laureati nell’anno accademico precedente. La stima degli attivabili scende quindi dall’iniziale 5,5% al 3,6 per cento (pari nel 2016 a 14.036 e in flessione fino a raggiungere i 2.932 nel 2020);
– se la domanda è di 652 infermieri ogni 100.000 abitanti nel 2019 (e aumenta negli anni fino a raggiungere a fine periodo i 700 infermieri ogni 100.000 abitanti), ci sono Regioni in cui l’offerta è molto al di sotto di questa e quindi si è ritenuto utile considerare un numero di posti a bando sufficienti per equilibrare il dato, considerando anche in prospettiva la necessità del Servizio sanitario di potenziare l’assistenza sul territorio per le nuove fragilità;
– negli anni successivi, quindi, in funzione dell’aumento dell’età media, della cronicità e della non autosufficienza, è necessario correggere in aumento la domanda inziale di 620 infermieri per 100mila abitanti collegando, appunto, l’aumento all’innalzamento dell’età e delle condizioni di fragilità per arrivare a fine periodo a un numero più vicino al dato europeo con circa 700 infermieri per 100.000 abitanti (cfr. proposta della Federazione nel Rapporto finale alla sperimentazione del Progetto Joint Action on Health Workforce Planning and Forecasting).
Considerando la crescita della popolazione anziana e con cronicità nei prossimi anni secondo il dato Istat, tenendo presente lo sblocco – anche se ancora parziale – del turn over operato con la legge di Bilancio 2020 e l’introduzione nel nuovo Patto per la Salute dell’infermiere di famiglia/comunità che non può ovviamente privare di unità gli organici già carenti presenti sia negli ospedali che sul territorio, il calcolo da parte della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche si è incrementato, anche ion base alle richieste dei singoli ordini provinciali, di 821 unità rispetto alla richiesta dello scorso anno
Si fa tuttavia presente che se si fosse applicato il numero reale di attivabili e le percentuali di presenze richieste a livello internazionale si sarebbe avuto un numero notevolmente più elevato di richiesta di posti.
Si registra poi una maggiore richiesta di posti a bando per le lauree magistrali, tenuto conto della necessità di convertire la figura dell’infermiere pediatrico in un approfondimento didattico durante il biennio magistrale e di inserire un percorso di specializzazione analogo per l’infermiere di famiglia/comunità sempre nel biennio magistrale.

Infermiere pediatrico

In controtendenza rispetto ai valori indicati per l’infermiere, per l’infermiere pediatrico, a fronte dell’aumento dell’età media (e delle necessità per le cronicità e le non autosufficienze), si registra ogni anno una progressiva diminuzione delle nascite.
Questo porta negli anni alla riduzione della domanda e dell’offerta di infermieri pediatrici che in alcune Regioni già oggi non sono presenti nel calcolo dei fabbisogni.
Riduzione legata anche alla scelta indicata in precedenza di trasferire la formazione di questa figura professionale a specifici percorsi didattici previsti nel biennio magistrale.

 

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