
Ogni anno la Giornata Mondiale del Cervello ci ricorda quanto sia importante prenderci cura dell’organo più complesso del nostro corpo. Forse non tutti sanno, però, che il cervello umano compie il suo sviluppo più straordinario proprio nei primi anni di vita, quando ogni esperienza contribuisce a costruire milioni di connessioni neuronali che accompagneranno il bambino per tutta la vita. Nei primi 1000 giorni, il nutrimento più importante per il cervello non è soltanto l’alimentazione o la genetica, ma soprattutto la qualità delle relazioni.
In occasione della Giornata Mondiale del Cervello, la Commissione di Albo degli Infermieri Pediatrici richiama l’attenzione delle famiglie su un fenomeno relativamente nuovo ma sempre più diffuso: il “parental phubbing”.
Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi phone e snubbing e descrive la situazione in cui un genitore interrompe ripetutamente l’interazione con il proprio figlio perché assorbito dallo smartphone. Non si tratta semplicemente di usare il telefono, ma di essere fisicamente presenti e, allo stesso tempo, emotivamente e attentamente assenti. Le ricerche degli ultimi anni mostrano che questa continua frammentazione dell’attenzione può compromettere la qualità della relazione genitore-bambino, soprattutto nei primi anni di vita, quando il cervello è particolarmente sensibile agli stimoli dell’ambiente. Il bambino costruisce infatti il proprio senso di sicurezza attraverso la prevedibilità delle risposte dell’adulto: uno sguardo che incontra il suo, una voce che risponde, un sorriso ricambiato, un gesto di conforto. Quando queste interazioni vengono frequentemente interrotte dalla tecnologia, il bambino può percepire una minore disponibilità emotiva del genitore, pur avendolo fisicamente accanto. Le evidenze scientifiche stanno diventando sempre più solide. Diversi studi dimostrano che, quando lo smartphone interferisce frequentemente nei momenti condivisi, la qualità delle interazioni familiari tende a ridursi, con una minore responsività ai bisogni del bambino, una ridotta disponibilità emotiva e una maggiore insicurezza nella relazione di attaccamento, elemento fondamentale per il sano sviluppo emotivo e sociale.
Uno studio longitudinale pubblicato nel 2026 da Ji e colleghi, che ha seguito bambini tra i 16 e i 36 mesi, ha osservato che il “maternal phubbing” è associato a un minore sviluppo delle competenze sociali, indipendentemente dallo sviluppo del linguaggio. Questo suggerisce che il problema non consiste soltanto nel parlare meno con il proprio figlio, ma soprattutto nell’essere meno disponibili dal punto di vista relazionale, emotivo e attentivo durante la quotidianità. Anche la sicurezza può risentirne. Uno studio pubblicato nel 2025 da Çaka e colleghi ha evidenziato che una maggiore interferenza dello smartphone nella relazione madre-bambino si associa a una riduzione della supervisione durante le attività quotidiane e a un aumento del rischio di incidenti domestici nei bambini più piccoli. Gli effetti non sembrano limitarsi alla prima infanzia. L’adolescenza rappresenta un’altra fase cruciale dello sviluppo cerebrale, nella quale la disponibilità emotiva dei genitori continua a svolgere un ruolo protettivo. Le ricerche mostrano che gli adolescenti che percepiscono la madre o il padre frequentemente distratti dallo smartphone riferiscono maggiori livelli di solitudine, una peggiore qualità della comunicazione familiare e una minore sicurezza nella relazione con i genitori. Sono stati inoltre osservati livelli inferiori di autostima, maggiori sintomi depressivi, difficoltà relazionali e un più elevato rischio di uso problematico dello smartphone da parte degli stessi adolescenti.
È importante sottolineare un aspetto fondamentale: la tecnologia non è il nemico.
Smartphone e dispositivi digitali sono strumenti preziosi per comunicare, lavorare, informarsi e persino supportare la genitorialità. Il problema nasce quando interrompono continuamente quei momenti di relazione esclusiva che rappresentano uno dei principali fattori di protezione per lo sviluppo cerebrale e il benessere emotivo dei figli. Non servono ore di gioco perfetto o una presenza continua. Ciò che conta è offrire momenti di attenzione piena, nei quali il genitore è realmente disponibile ad ascoltare, osservare, rispondere e condividere. Per il cervello di un bambino, ma anche per il benessere di un adolescente, pochi minuti di presenza autentica possono avere un valore enorme. Può essere utile che ogni famiglia individui alcuni “momenti senza smartphone”: durante l’allattamento o il biberon, i pasti, il cambio del pannolino, il bagnetto, il gioco condiviso, la lettura di una storia, il tragitto verso scuola, il dialogo dopo una giornata trascorsa fuori casa o semplicemente quando un figlio, a qualsiasi età, cerca lo sguardo del proprio genitore. Sono occasioni preziose nelle quali si costruiscono il linguaggio, la regolazione delle emozioni, l’empatia, la fiducia e il senso di sicurezza.
Come infermieri ed infermieri pediatrici accompagniamo ogni giorno bambini, adolescenti e famiglie nei momenti più importanti della crescita. Si tratta di promuovere una genitorialità digitale consapevole, aiutando madri e padri a comprendere come le nuove tecnologie possano influenzare, spesso in modo inconsapevole, la qualità della relazione con i propri figli. Educare alla salute oggi significa anche educare a un uso consapevole della tecnologia. Piccoli gesti quotidiani che rappresentano una delle più efficaci forme di prevenzione per favorire uno sviluppo neurocognitivo, emotivo e relazionale armonico. Durante un bilancio di salute, una seduta vaccinale o un ricovero ospedaliero, l’infermiere ha l’opportunità di osservare il comportamento relazionale della diade genitore-bambino e di promuovere semplici ma fondamentali messaggi di counselling: dedicare momenti quotidiani liberi da dispositivi digitali, privilegiare il contatto visivo durante l’allattamento e il pasto, rispondere con continuità ai segnali del bambino e utilizzare la tecnologia in modo intenzionale, evitando che interrompa le interazioni di cura. Non si tratta di demonizzare gli strumenti digitali, ma di aiutare le famiglie a riconoscere il valore neurobiologico della presenza relazionale.
In questa Giornata Mondiale del Cervello, il messaggio della Commissione di Albo degli Infermieri Pediatrici è semplice e sostenuto dalle evidenze scientifiche: prendersi cura del cervello di un bambino significa, prima di tutto, prendersi cura della relazione con lui. Perché il regalo più prezioso che un genitore possa fare al proprio figlio, a qualunque età, non è uno schermo acceso, ma uno sguardo presente.
Contributo a cura della Commissione d’Albo Nazionale Infermieri Pediatrici
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