
Pubblicato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità il documento di RBPCA “Accesso venoso nel paziente adulto – Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale”, al fine di migliorare la sicurezza del paziente e ridurre la variabilità delle pratiche assistenziali.
Il coordinamento del progetto è stato affidato a SIAARTI (Società Italiana di Anestesia
Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva) e IVAS (Italian Vascular Access Society) in qualità di società capofila.
“Dopo oltre due anni di intenso lavoro, confronto multidisciplinare e revisione delle evidenze, questo importante progetto vede finalmente la luce. Abbiamo avuto l’onore di contribuire alla sua realizzazione in qualità di coordinatori del Comitato Tecnico-Scientifico e redattori, insieme a un gruppo di professionisti di grande competenza, ai quali va il nostro più sincero ringraziamento”, ha dichiarato Vincenzo Faraone, infermiere e vicepresidente di IVAS, una delle società scientifiche aderenti alla Consulta FNOPI.
“Vedere finalmente pubblicato il documento rappresenta un motivo di profonda soddisfazione – prosegue -. Lo condividiamo con orgoglio, ma soprattutto con gratitudine e con la speranza che possa costituire un riferimento concreto per la pratica clinico-assistenziale, contribuendo all’appropriatezza delle scelte, alla standardizzazione dei comportamenti assistenziali e alla sicurezza dei pazienti.
Al fine di garantire l’approccio multiprofessionale previsto dal Manuale metodologico, il processo ha beneficiato del contributo fondamentale della componente infermieristica e tecnica attraverso: AIIAO (Associazione Italiana Infermieri di Area Oncologica), ANIMO (Associazione Nazionale Infermieri Medicina Ospedaliera), ANIPIO (Società Italiana Infermieri per il Controllo delle Infezioni), ANIARTI (Associazione Nazionale Infermieri di Anestesia Rianimazione e Terapia Intensiva), CNAI (Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri).
L’impiego degli accessi vascolari rappresenta una componente strutturale della pratica
clinica per la somministrazione di terapie infusionali, per finalità diagnostiche e per il
monitoraggio emodinamico. Negli ultimi anni il settore ha acquisito crescente rilevanza clinico assistenziale in relazione alla contemporanea evoluzione tecnologica dei dispositivi, alla modificazione delle caratteristiche epidemiologiche della popolazione assistita e alla
necessaria attenzione agli esiti di sicurezza correlati all’assistenza.
L’introduzione di materiali maggiormente biocompatibili e meno trombogenici ha ampliato le possibilità di utilizzo dei cateteri venosi centrali, favorendone l’impiego anche per periodi prolungati e in contesti clinici complessi. Parallelamente si osserva un aumento dei pazienti candidati a terapie infusionali continuative, in particolare in ambito oncologico e nelle patologie croniche, nonché un progressivo incremento della popolazione anziana fragile ricoverata.
L’aumento dell’utilizzo dei dispositivi di accesso venoso ha reso più evidente il problema delle complicanze ad essi associate, in particolare delle infezioni catetere-correlate, che costituiscono un rilevante indicatore di qualità delle cure e di sicurezza del paziente. Le evidenze scientifiche disponibili documentano la possibilità di ridurre tali eventi mediante strategie sistematiche di prevenzione basate su standard assistenziali condivisi; tuttavia, nel contesto nazionale permane una significativa variabilità organizzativa e comportamentale che incide sugli esiti clinici.
L’esperienza maturata negli ultimi anni evidenzia l’utilità di modelli multiprofessionali
strutturati e di percorsi assistenziali standardizzati per la gestione degli accessi vascolari. Alla luce di tali elementi si rende necessario definire Raccomandazioni per Buone Pratiche Clinico Assistenziali finalizzate a uniformare i comportamenti professionali sulla base delle migliori evidenze disponibili e a supportare il miglioramento della sicurezza delle cure.








