DIRIGENZA INFERMIERISTICA

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Il disegno della futura dirigenza infermieristica viene dal Congresso nazionale CID e a tracciarlo è la Presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli.Questi i concetti.
Si continua a riflettere, dibattere, ragionare su quali sono i problemi legati al servizio sanitario, dai modelli alle competenze, all’interazione tra le professioni, allo sviluppo delle professioni ben sapendo che questa diagnosi di tipo organizzativo è già stata fatta e si conosce anche la terapia che però mette in discussione gli infermieri dal punto di vista culturale e degli assetti storici stratificati che li caratterizzano: allora si continua a parlare di diagnosi e fare analisi su cosa e come si dovrebbe fare e come andrebbe fatto”.
Si deve discutere e formare i professionisti e anche la leadership da qui a dieci anni sui problemi di salute dei cittadini, di che modelli e di competenze c’è bisogno e di come sviluppare la rete territoriale, uscire dall’ospedale, avvicinarsi ai cittadini, sviluppare un discorso di interazione tra professioni sanitarie diverse.
Per prima deve essere chiaro che troppe volte quello che dice la Federazione viene male interpretato, o forse artatamente interpretato, per generare un dibattito che non è costruttivo né produttivo.
Sulle posizioni contentibili si è aperta una polemica strumentale che ha addirittura cambiato l’approccio normativo di base che invece è rimasto ed è confermato in quello conosciuto.  Se c’è una norma che si dovrebbe mettere in discussione in questo senso, sempre che ci sia la forza politica e istituzionale di farlo capendo bene quali aspetti rivedere, forse è proprio la 502, non altre. E questo iniziano a dirlo anche altri esperti, altri rappresentanti istituzionali. Il problema è capire come eventualmente modificare e che cosa.
Se si deve ragionare dello sviluppo della leadership infermieristica, la Federazione interviene ma non può andare avanti da sola. Può avere l’idea, il disegno anche a lungo termine, può avere l’obiettivo strategico, politico istituzionale da raggiungere, poi servono gli strumenti, per portare avanti tutto questo e per la leadership c’è un’associazione come il CID, una società scientifica di dirigenti e anche un loro sindacato.
Ad esempio, la laurea magistrale agisce su quattro momenti: l’assistenza, l’organizzazione, la formazione e la ricerca.Quindi non serve per formare esclusivamente dirigenti e non è riservata solo alla carriera dirigenziale. Certo c’è una legge dello Stato che dice che nella Pubblica amministrazione si accede ai livelli dirigenziali con la laurea di cinque anni. Ma solo questo.
Poi ci sono le norme nel mondo sanitario che dicono ad esempio che per le professioni sanitarie si accede alla dirigenza con la laurea più la specializzazione.Quindi, intanto bisogna scorporare il discorso della laurea magistrale da quello della posizione dirigenziale che pure a questo si lega per il meccanismo dei cinque anni e quindi per quanto riguarda la dirigenza delle professioni sanitarie diviene un requisito di legge. Quindi è necessario pensare ai percorsi di specializzazione infermieristica oggi non previsti anche e soprattutto perché mancano i diplomi di specializzazione.
Difronte a una modifica dei bisogni di salute che va in un certo senso, anche le voci iniziano a differenziarsi. Anche l’investimento che si sta pensando di fare, ad esempio, sulla specializzazione medica, darà i suoi frutti tra non meno di dieci anni e tra dieci anni il panorama sarà cambiato ancora e quindi se la professione si sviluppa in questo modo qual è il futuro della dirigenza?
Per avere un futuro si devono presidiare i processi, saperli governare, analizzare i percorsi all’interno delle strutture e saperli governare in termini di analisi organizzativa e assistenziale e di riprogettazione dei percorsi con cui tutti i giorni ci confrontiamo.
Il futuro della leadership infermieristica e della formazione manageriale: la laurea magistrale va rivista. E al dirigente serve una formazione ulteriore. E non si dica che si vuole spingere in alto l’asticella: il futuro è questo. Ci sono giovani che stanno spingendo in alto l’asticella, sono loro che vogliono qualificarsi in maniera sempre più importante, sono loro oggetto mercificato oggi di tutti quei master che sono fioriti e che non sono titoli abilitanti, come anche ha messo per scritto lo stesso ministro della Salute. Allora non è questo il titolo che ci fa dire che gli infermieri sono specializzati.

I valori etici e deontologici degli infermieri hanno sempre portato ad anteporre la risposta alla persona assistita piuttosto che prendere in considerazione i singoli professionisti: non si devoni cambiare gli elementi valoriali, ma accanto a questi si deve essere più fermi e non considerare gli infermieri una risorsa flessibile. Flessibile sì, ma nella logica della professione e per questo i percorsi specialistici devono essere infungibili.

VIDEO INTEGRALE DELL’INTERVENTIO DELLA PRESIDENTE FNOPI

Dal Congresso nazionale Caposala-Coordinatori: due buone notizie.

La prima è sul contratto. C’è la garanzia  che il tema del tetto dei dieci anni per l’incarico di coordinamento contenuto nel contratto firmato lo scorso anno, piuttosto che quello della valutazione dell’incarico siano in via di superamento con il nuovo contratto. È stato un elemento di debolezza del contratto passato ben compreso. D’altra parte, se questo criterio deve valere deve essere uguale per tutti, non solo per una parte del mondo sanitario, deve essere scritto in tutti i contratti, ma negli altri non ce ne è ombra.

La seconda buona notizia sull’ospedale di comunità. La Federazione nazionale ha lavorato sul livello nazionale, sul ministero della Salute, sulla Stato-Regioni, perché fosse modificato il documento e il risultato è che l’ultima versione inviata dalla Salute alle Regioni contiene questa aggiunta: ’Le attività di coordinamento sono assicurate da un infermiere con funzioni di coordinamento per uno o per i due moduli se presenti nell’O.D.C.’.

Alcuni punti fermi. Il primo su un concetto essenziale visti gli avvenimenti degli ultimi mesi: ogni tanto c’è qualcuno che prova a mistificare la realtà. Da discorsi complessivi fatti in determinati contesti vengono presi brani decontestualizzati per comporre concetti che non appartengono a questa federazione, a questa professione: questo deve finire.
Poi, in questa ottica, una premessa: La situazione presente deve essere salvaguardata e corretta rispetto a una serie di questioni che già si stanno modificando in itinere nella professione e nel contratto. Questo in riferimento al ruolo di coordinamento che nel futuro dovrà essere ancorato alla laurea magistrale – si parla di dirigenza – e non più solo a un master di primo livello.

Quale dovrà esse l’infermiere del futuro, sempre più specializzato, formato e preparato, in ambito clinico ma anche manageriale, con la laurea magistrale come discrimine per la sua formazione e oltre con specializzazioni e master di livello elevato ad hoc e anche quale è l’“assistito del futuro” sempre più complesso, fragile, anziano, ma anche sempre più povero. 

Di seguito il video dell’intervento integrale di Barbara Mangiacavalli.

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