INFERMIERISTICA PEDIATRICA

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L’infermieristica pediatrica si sta configurando sempre di più come una vera e propria specializzazione della laurea in infermieristica e come tale avrebbe senso che fosse portata avanti a livello ministeriale e universitario per qualificare ancora di più chi la rappresenta.
In questo senso, in attesa che tutte le Regioni attivino le reti multidisciplinari integrate, come previsto dal Codice del diritto del minore alla salute e ai servizi sanitari, è necessario prevedere la possibilità per l’infermiere pediatrico di derogare al limite del 18esimo anno di età e attuare interventi di tipo preventivo, curativo e riabilitativo nei confronti di pazienti affetti da patologie complesse, croniche o disabilitanti, per garantire una piena continuità assistenziale. Il tema è particolarmente sentito nel caso di malattie rare, per cui si crea un rapporto di fiducia e affidamento del paziente pediatrico nei confronti del professionista.
Questi potrebbe avvenire nel periodo transitorio e in attesa di una modifica normativa che lo preveda, grazie alle apposite convenzioni stipulate tra Regioni e Università per la gestione dell’attività assistenziale.
Le funzioni dell’infermiere pediatrico sono oggi individuate dal relativo Profilo Professionale (D.M. n. 70/1997):
“L’infermiere pediatrico è il professionista sanitario che, in possesso del titolo abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza infermieristica pediatrica. Gestisce ed attua interventi di tipo preventivo, curativo, palliativo e riabilitativo nei confronti di neonati e bambini, sani o ammalati, fino al diciottesimo (18) anno di età, nonché nei confronti della famiglia e della comunità relativamente ad interventi di educazione sanitaria e promozione della salute”.
L’art. 6, comma 3, del “Codice del diritto del minore alla salute e ai servizi sanitari” citato in premessa recita: “In caso di ricovero in ospedale e dopo la sua dimissione, al fine di garantire la continuità assistenziale, il minore (in particolare se affetto da malattie croniche o disabilità), ha diritto di essere preso in carico da una rete multidisciplinare integrata, tra strutture universitarie o ospedaliere di riferimento e strutture sanitarie e sociali territoriali”.
Parallelamente devono essere previsti percorsi di transizione (transitional care) dalla gestione pediatrica a quella dell’adulto per tutte le patologie complesse, croniche e/o disabilitanti, secondo le modalità più appropriate a garantire la continuità dell’assistenza sanitaria.
Tali percorsi non sono stati attivati nella maggior parte delle Regioni Italiane.
Si stima che, in totale, le patologie in questione interessino circa il 2% dei pazienti assistiti negli Ospedali Pediatrici Italiani.
Nel campo delle responsabilità è importante sottolineare che la Legge sulla Responsabilità Professionale 24/2017 (Decreto Gelli) descrive chiaramente che il campo di intervento sanitario debba essere supportato dalle più recenti evidenze scientifiche che, come descritto, indicano nelle linee guida e nei protocolli pediatrici migliori esiti di salute.
Per tutto ciò, in attesa del riconoscimento dell’infermieristica pediatrica come alta specializzazione della professione, la Federazione ha già chiesto l’emanazione di un provvedimento legislativo, a regime transitorio, di autorizzazione degli infermieri pediatrici all’assistenza e alle cure esclusivamente dei pazienti maggiorenni, affetti dalle patologie previste per continuità assistenziale, a superamento del limite temporale di cui al citato  DM 70/1997, fino ad attivazione da parte delle Regioni di reti multidisciplinari integrate, tra strutture universitarie o ospedaliere di riferimento e strutture sanitarie e sociali territoriali che permetteranno il passaggio dalla fase adolescenziale a quella della maggiore età.

Le Regioni quindi potrebbero provvedere con proprio atto all’uniformizzazione dell’attivazione delle reti multidisciplinari integrate, così da rendere superflua l’emanazione di una normativa transitoria.

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