Giornata del “Fiocchetto Lilla”, il ruolo dell’infermiere pediatrico

In occasione della Giornata dedicata ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, la professione infermieristica pediatrica intende richiamare l’attenzione su un fenomeno sempre più rilevante in Italia e nel mondo. La più recente classificazione dell’American Psychiatric Association, contenuta nel DSM-5, definisce queste condizioni come Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), includendo diversi quadri clinici caratterizzati da comportamenti alimentari disfunzionali, che possono manifestarsi attraverso restrizione alimentare fino al digiuno (anoressia nervosa), abbuffate e condotte compensatorie (bulimia nervosa) o episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata (binge eating disorder).

Secondo i dati del Ministero della Salute, oggi oltre tre milioni di italiani soffrono di DNA, pari a più del 5% della popolazione. Tra questi, si stima che l’8–10% delle ragazze e lo 0,5–1% dei ragazzi siano affetti da patologie quali anoressia nervosa o bulimia. A livello globale, decine di milioni di giovani e adulti sono colpiti da queste condizioni, con un trend in costante crescita ed un significativo abbassamento dell’età di esordio.

Oggi i DNA  si manifestano sempre più frequentemente tra i giovanissimi, in particolare tra le ragazze tra gli 11 e i 15 anni, ma con segnalazioni anche in età più precoce, intorno agli 8–9 anni. I DNA, oltre a coinvolgere direttamente la persona, coinvolgono l’intero sistema famigliare con la necessità di una presa in carico globale. Questo aspetto è particolarmente rilevante per i quadri clinici con esordio precoce nell’infanzia e nell’adolescenza.

Questi dati evidenziano chiaramente come i DNA rappresentino un problema di sanità pubblica di crescente rilevanza, caratterizzato da elevati tassi di cronicità, mortalità e recidiva. Tuttavia, dietro ogni numero vi è una persona, con la propria storia, la propria famiglia e il proprio percorso di malattia e di vita.

Troppo spesso, quando si parla di DNA, l’attenzione viene focalizzata sul “cibo”. In realtà, queste patologie si caratterizzano per un rapporto disfunzionale con il cibo, sia in termini di qualità sia di quantità dell’alimentazione, ma rappresentano la manifestazione di un profondo disagio psicologico ed emotivo, che può compromettere il funzionamento relazionale e sociale e interrompere il percorso di crescita e sviluppo psico-emotivo, incidendo in modo significativo sulla qualità della vita. Si tratta di patologie complesse, spesso associate a bassi livelli di autostima e frequentemente correlate ad altri disturbi psicopatologici, quali disturbi d’ansia, disturbi depressivi, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità o abuso di alcol e sostanze. In alcuni casi possono essere presenti anche comportamenti auto-aggressivi, come atti autolesionistici o tentativi di suicidio.

La letteratura scientifica evidenzia inoltre come negli ultimi decenni si sia osservato un progressivo abbassamento dell’età di esordio. Un esordio precoce può comportare un rischio maggiore di danni permanenti legati alla malnutrizione, in particolare a carico di tessuti che non hanno ancora raggiunto la piena maturazione, come l’apparato scheletrico e il sistema nervoso centrale. Per questo motivo l’intervento precoce rappresenta un elemento fondamentale nella prevenzione delle complicanze e nel miglioramento degli esiti di salute.

Queste evidenze sottolineano l’importanza di una attenzione trasversale e condivisa tra professionisti e contesti assistenziali. I DNA non possono essere considerati competenza esclusiva di specifiche discipline, ma richiedono la sensibilizzazione e il coinvolgimento di tutti i professionisti sanitari.

Come evidenziato nelle “Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione”, la programmazione e l’organizzazione dei servizi sanitari devono garantire il riconoscimento precoce dei casi, anche attraverso “protocolli di collaborazione con pediatri di libera scelta, medici di medicina generale e contesti scolastici”.

In questo scenario, gli infermieri e gli infermieri pediatrici svolgono un ruolo particolarmente rilevante nell’identificazione precoce dei segnali di rischio, sia nei contesti ospedalieri sia, soprattutto, nei contesti di vita quotidiana dei bambini e degli adolescenti, come consultori,  servizi territoriali e scuole. In questa direzione, il Position Statement FNOPI “Infermieristica e Scuola” ribadisce come “le professioni infermieristiche hanno nella comunità scolastica il proprio campo di applicazione nella rilevazione precoce dei bisogni di salute, nell’orientare e indirizzare lo studente e la famiglia verso i percorsi, più appropriati, e diventare così nodo della rete di cura. Infatti, all’interno dei percorsi di cura gli infermieri e gli infermieri pediatrici partecipano attivamente a un approccio precoce, strutturato, multidimensionale, interdisciplinare e multiprofessionale, essenziale per la gestione dei bambin e dei ragazzi con DNA.

È pertanto fondamentale:

a)promuovere percorsi strutturati e multidisciplinari di presa in carico delle persone in età evolutiva a rischio di o con DNA;

b)riconoscere e valorizzare l’infermieristica nei team dedicati alla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, anche nei percorsi di transitional care verso i servizi per l’età adulta;

c)implementare programmi di formazione continua sulle competenze comunicative, sulla gestione dello stigma e sull’educazione terapeutica;

d)rafforzare gli interventi di prevenzione primaria nei contesti scolastici e territoriali, in collaborazione con le istituzioni sanitarie e socio-educative.

La tutela della salute in età evolutiva richiede un approccio integrato, fondato sul rispetto della dignità della persona e della sua famiglia, sull’equità di accesso ai servizi e sulla centralità della relazione assistenziale. In questa prospettiva, la giornata dedicata ai DNA rappresenta un importante momento di riflessione e responsabilità collettiva, volto a rafforzare l’impegno professionale nella prevenzione e nella cura delle condizioni che possono compromettere il benessere delle nuove generazioni.

Contributo a cura della Commissione d’Albo Nazionale Infermieri Pediatrici

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Sitografia di approfondimento: