INIDONEITÀ

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L’11,8% degli organici di Asl e ospedali presenta inidoneità fisiche che ne limitano la mansione svolta e di questi il 7,8% presenta inidoneità parziali permanenti. Lo 0,4% raggiunge invece un’inidoneità totale. Le più colpite sono le donne: 79,6% contro il 20,4% degli uomini. E le inidoneità aumentano con l’età: meno del 4% tra 25 e 29 anni, 24% medio, ma con picchi fino al 31% tra 60 e 64 anni.
La prima analisi sulle limitazioni alla mansione tra gli operatori della Sanità è del Cergas Bocconi, che ha analizzato nell’indagine “Le inidoneità e le limitazioni lavorative del personale Ssn. Dimensioni del fenomeno e proposte” un campione di aziende a livello nazionale e attraverso una metodologia progettata insieme agli attori-chiave del fenomeno (datori di lavoro, organizzazioni sindacali, medici competenti). Il campione analizzato comprende una griglia di rilevazione compilata da 49 Aziende sanitarie pubbliche, compilata grazie ai partner Bocconi: Anma (Associazione Nazionale Medici d’Azienda), Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), Ipasvi, Simlii (Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale) ed è finanziato grazie al generoso supporto di Ausl della Valle d’Aosta, Cisl, Nursind, Regione Basilicata, Regione Umbria e Regione Veneto. L’indagine è partita  nel 2014 e ha concluso la prima fase della sua attività a dicembre 2015.
Quando si parla di inidoneità, spiega la ricerca, ci si riferisce nel 49,5% dei casi a quelle relative alla movimentazione dei carichi, nel 12,6% alle posture e nel 12% al lavoro notturno e alla reperibilità (ma ci sono anche “altre” inidoneità che rappresentano l’11% del totale e si riferiscono all’esposizione ai videoterminali, al rischio biologico, al contatto con i pazienti, all’impossibilità di operare in specifici reparti o svolgere particolari azioni ecc.).
Per quanto riguarda il ruolo svolto dagli operatori inidonei, la ricerca indica che la categoria più colpita è quella del personale di ruolo sanitario o tecnico di area sanitaria con mansioni operative e/o di tipo socio-assistenziale (ad esempio Operatori socio-sanitari – Oss, Operatori tecnici dell’assistenza – Ota, ausiliari specializzati): il 24,1% presenta una o più limitazioni. Segue la prevalenza delle limitazioni in chi svolge professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche (categorie D o Ds) col 15,1% dei casi, o nel personale di ruolo tecnico delle categorie C, Bs o B (ad esempio assistenti o operatori tecnici; 13,4%). Solo il 4,8% dei dirigenti di ruolo sanitario, professionale, tecnico e amministrativo è invece totalmente o parzialmente inidoneo, mentre i meno colpiti dalle limitazioni sono i collaboratori professionali, tecnici o amministrativi e gli assistenti religiosi (personale ruolo professionale, tecnico o amministrativo nelle categorie D o Ds; 0,7%).
Grazie ai risultati della ricerca, Cergas Bocconi individua poi alcune misure utili per migliorare la gestione il fenomeno delle inidoneità e delle limitazioni lavorative.
Gli interventi proposti sono organizzati in quattro sezioni:

  • Introdurre sistemi di rilevazione di informazioni codificate e fruibili
  • Sviluppare le competenze attraverso communities of practice
  • Rinnovare e rafforzare il ruolo dell’azienda nella gestione delle
  • Rivedere le relazioni interistituzionali e le regole di sistema

La prima linea di azione che la Federazione intende percorrere è farsi promotrice di nuovi modelli organizzativi che siano legati da un lato alle esigenze dei pazienti, sempre di più anziani e malati cronici appunto e dall’altro alle esigenze dei professionisti. I due cardini su cui agire sono il disease  e il diversity management e le politiche di conciliazione tempi lavoro-famiglia. Per il primo è necessaria una formazione specifica che preveda la riprogettazione dei servizi e dei percorsi degli utenti, che partono e finiscono nel territorio, con modelli capaci di garantire la presa in carico di lungo periodo  di pazienti con patologie croniche a rischio di evoluzione negativa per la loro malattia e accanto a questi l’eterogeneità del personale, cultura e valori organizzativi, strategia organizzativa, interesse da parte dei vertici e del management. Per il secondo sono necessarie maggiori tutele per le lavoratrici autonome o parasubordinate e per i genitori affidatari o adottivi e, per quanto riguarda l’organizzazione aziendale, sarebbero necessari incentivi, normativi e contributivi, per chi adotta soluzioni innovative per conciliare i tempi di vita e lavoro dei propri dipendenti”.

SINTESI DELLA RICERCA

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