
È stato presentato a Roma il primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera (2013-2024) post ictus cerebrale, commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, realizzato da Luca Giorgio (ricercatore dell’Università Europea di Roma) e promosso con il supporto di A.L.I.Ce. Italia Odv. Lo studio, condotto analizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) e dell’ISTAT, offre una fotografia dettagliata dell’assistenza post-acuzie in Italia.
Nel 2024 sono stati registrati circa 292.000 ricoveri riabilitativi ordinari, per un totale di oltre 7,6 milioni di giornate di degenza e una dotazione di quasi 24.000 posti letto dedicati. Sebbene il settore stia progressivamente recuperando le attività dopo la contrazione pandemica del 2020 (-24% delle dimissioni), i volumi complessivi rimangono inferiori rispetto al periodo pre-Covid, quando si superavano i 310.000 ricoveri annui. La degenza media si attesta stabilmente attorno ai 26,4 giorni, a testimonianza dell’elevata complessità clinica e assistenziale dei pazienti presi in carico.
Il Report mette in luce una marcata disomogeneità nell’accesso alle cure riabilitative sul territorio nazionale. Variano da 1,79 ricoveri ogni 1.000 abitanti in Toscana a 8,10 in Valle d’Aosta. Rispetto alla disponibilità dei posti letto si registrano differenze fino a quattro volte tra diverse Regioni. Ci sono poi regioni come la Lombardia, l’Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento che attraggono pazienti da tutto il Paese, mentre altre realtà regionali continuano a registrare un’elevata mobilità passiva.
Il momento della dimissione rappresenta la vera sfida per il paziente e per la sua famiglia. L’82,9% dei pazienti conclude il ricovero riabilitativo tornando direttamente al proprio domicilio. Solamente l’1,6% delle dimissioni avviene con la contestuale attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Inoltre, l’1,7% dei pazienti viene indirizzato verso strutture residenziali territoriali o RSA, l’1,2% viene trasferito presso un altro istituto di riabilitazione e il 3,4% passa ad altro regime di ricovero. La gran parte dei pazienti torna quindi a casa dovendo proseguire il percorso di recupero funzionale, del linguaggio e dell’autonomia personale.
IL RUOLO DEGLI INFERMIERI
In un contesto sociale caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione la risposta ai bisogni riabilitativi richiede un cambio di paradigma organizzativo. L’esigenza prioritaria non consiste solo nell’aumento quantitativo dei posti letto, ma nel rafforzamento dei Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) e nella costruzione di reti clinico -assistenziali integrate tra ospedale e territorio. In questa transizione, la figura dell’infermiere, in particolare dell’infermiere di famiglia e di comunità (IFeC), si conferma uno snodo cruciale per garantire la continuità assistenziale nel passaggio dalla struttura di ricovero al domicilio; per prevenire le complicanze e monitorare l’aderenza ai programmi riabilitativi territoriali e sostenere e formare i caregiver, fornendo orientamento operativo e supporto nella gestione quotidiana delle disabilità residue.








