
“Il ruolo decisivo che gli infermieri hanno nel favorire e promuovere la partecipazione del paziente nel proprio percorso di cura parte dall’educazione terapeutica, ma si estende al coinvolgimento attivo dell’assistito, che diventa così un vero e proprio aspetto di corresponsabilità”. Con queste parole Monica Paciotti, dirigente delle professioni sanitarie (area infermieristica) dell’Azienda USL di Bologna, ha sottolineato il valore aggiunto della professione infermieristica durante la presentazione del Barometro del Patient Engagement 2025, svoltasi nei giorni scorsi alla ASL Roma 1.
FNOPI, che ha concesso il patrocinio alla ricerca, ribadisce l’importanza dei modelli organizzativi per valorizzare il contributo professionale nel coinvolgimento attivo del cittadino.
L’indagine: tra progressi e divario digitale
Il Barometro, indagine nazionale realizzata da Helaglobe su un campione di oltre 4.200 rispondenti, fotografa lo stato dell’arte del coinvolgimento dei cittadini nel Servizio Sanitario Nazionale. Nonostante una crescita nella consapevolezza, l’indice nazionale si ferma a 46 su 100, evidenziando criticità legate soprattutto al divario digitale e alla qualità della relazione di cura. Dalla ricerca emerge come l’89% dei cittadini tecnologicamente esperti si senta coinvolto nelle iniziative di salute, mentre chi ha difficoltà con i canali digitali rischia l’esclusione. Tra le fonti analizzate dal Barometro sul tema figura proprio il Position Paper sulla Sanità Digitale FNOPI.
Il ruolo delle emozioni
Un altro dato rilevante emerso dalla ricerca, che interroga direttamente infermieri, medici e tutti gli altri professionisti, è quello del 25% dei pazienti che dichiara di provare ancora frustrazione o rabbia al termine del confronto, segno di una comunicazione interpersonale che necessita di essere rifondata su basi di maggiore umanizzazione. Tra chi non si sente coinvolto nelle decisioni sanitarie, la serenità riguarda appena il 12% dei casi; tra chi si sente sempre coinvolto, sale al 70%. Ogni aumento di livello nel coinvolgimento clinico riduce del 46% la probabilità di vivere un’esperienza emotiva negativa.
La voce dei protagonisti
Il coinvolgimento non è solo una scelta etica, ma una leva strategica. Come evidenziato da Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale della ASL Roma 1 e presidente FIASO, il passaggio necessario è quello “dal fare “per” il paziente al fare “con” il paziente”. Una visione condivisa da Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità (CSS), che ha ribadito come il coinvolgimento attivo sulle scelte di salute debba iniziare già dai banchi di scuola per creare cittadini consapevoli.
In questo scenario, la figura dell’infermiere emerge come il principale collante della relazione di cura. Riprendendo l’intervento di Monica Paciotti, rappresentante FNOPI nel Board Scientifico del Barometro: “È fondamentale promuovere modelli organizzativi che sempre di più tengano conto di tutto questo e consentano all’infermiere di agire al meglio questa funzione che, da sempre, è propria del nostro profilo professionale”. L’impegno di FNOPI su questo fronte si concretizza nella partecipazione e nel patrocinio anche alla prossima edizione della ricerca che a breve inizierà la sua raccolta dati. Il Barometro 2026 vedrà un coinvolgimento ancora più strutturato degli infermieri e degli altri professionisti sanitari: l’obiettivo è approfondire come la competenza clinica e relazionale dei professionisti sul campo possa fungere da acceleratore per un coinvolgimento dei pazienti sempre più efficace e misurabile. Misurare l’esperienza di chi curiamo — come sostenuto da Vito Montanaro (Direttore Dipartimento Salute Puglia e CdA AIFA) — permette di riorganizzare i percorsi intorno ai bisogni reali. Per gli infermieri italiani, questa è la sfida del presente e del futuro: trasformare la prossimità in una vera e propria alleanza terapeutica che passa dal rapporto umano e dalla consapevolezza del digitale.







